
Ucraina, Medio Oriente, Cina ma anche traffico di migranti, Mar Rosso Iran e intelligenza artificiale.
Sono questi alcuni dei temi principali inclusi nella dichiarazione finale del vertice dei leader del G7 di Borgo Egnazia, in Puglia.
Ucraina
“Ribadiamo il nostro fermo sostegno all’Ucraina per tutto il tempo necessario” e “insieme ai partner internazionali, siamo determinati a continuare a fornire sostegno militare, di bilancio, umanitario e di ricostruzione all’Ucraina e al suo popolo”.
“Rimaniamo fortemente impegnati ad aiutare l’Ucraina a soddisfare le sue urgenti esigenze di finanziamento a breve termine, nonché a sostenere le sue priorità di recupero e ricostruzione a lungo termine. La Russia deve porre fine alla sua guerra illegale di aggressione e pagare per i danni che ha causato all’Ucraina” che “ora superano i 486 miliardi di dollari, secondo la Banca Mondiale”.
“Non è giusto che la Russia – prosegue la dichiarazione – decida se o quando pagherà per i danni che ha causato in Ucraina” perché i suoi obblighi “ai sensi del diritto internazionale di pagare per il danno che sta causando sono chiari, e quindi stiamo continuando a considerare tutte le possibili vie legali con cui la Russia possa soddisfare tali obblighi. Rimaniamo determinati a dissipare ogni falsa idea che il tempo sia dalla parte” di Mosca e “che distruggere le infrastrutture e i mezzi di sussistenza non abbia conseguenze” o che la Russia “possa prevalere causando il fallimento economico dell’Ucraina”, aggiungono i leader nella dichiarazione. Per questo “al fine di sostenere le esigenze attuali e future dell’Ucraina – sottolinea la dichiarazione finale -, a fronte di una difesa prolungata contro la Russia, il G7 lancerà ‘prestiti straordinari per l’accelerazione delle entrate (Era) per l’Ucraina’, al fine di rendere disponibili circa 50 miliardi di dollari in finanziamenti aggiuntivi all’Ucraina entro la fine dell’anno. Pertanto, fatti salvi eventuali altri contributi e standing together, il G7 intende fornire finanziamenti che saranno serviti e rimborsati da futuri flussi di entrate straordinarie derivanti dall’immobilizzazione di asset sovrani russi detenuti nell’Unione Europea e in altre giurisdizioni pertinenti. Per consentire ciò, lavoreremo per ottenere l’approvazione in queste giurisdizioni per utilizzare i futuri flussi di questi ricavi straordinari per servire e rimborsare i prestiti”.
“In conformità con tutte le leggi applicabili e i nostri rispettivi sistemi legali i beni sovrani russi nelle nostre giurisdizioni rimarranno immobilizzati fino a quando la Russia non porrà fine alla sua aggressione e pagherà per il danno che ha causato all’Ucraina. Manterremo la solidarietà nel nostro impegno a fornire questo sostegno all’Ucraina”, sottolinea il testo. Per quanto riguarda i 50 miliardi di dollari in finanziamenti aggiuntivi “intendiamo erogare questo finanziamento attraverso molteplici canali che indirizzano i fondi alle esigenze militari, di bilancio e di ricostruzione dell’Ucraina entro i vincoli dei nostri rispettivi sistemi legali e requisiti amministrativi”, prosegue la dichiarazione finale dei leader. “Per quanto riguarda la ricostruzione rafforzeremo anche la piattaforma di coordinamento multi-donatori dell’Ucraina per aiutare a coordinare l’erogazione dei fondi e garantire che si allineino alle esigenze prioritarie dell’Ucraina a un ritmo che può assorbire efficacemente. Ciò – conclude il testo – svolgerà un ruolo chiave nel far progredire le riforme dell’Ucraina in linea con il suo percorso europeo. Alla luce di quanto sopra, incarichiamo i nostri ministri e funzionari competenti di rendere operativi questi impegni in tempo affinché l’Era inizi a erogare prima della fine dell’anno”.
Medio Oriente
I sette sono “profondamente impegnati, insieme ai partner della regione, nell’impedire che il conflitto – in Medio Oriente – si inasprisca ulteriormente”. “Ribadiamo la nostra ferma condanna dell’attacco dell’Iran contro Israele del 13-14 aprile, che ha segnato un’inaccettabile escalation, e riaffermiamo il nostro impegno nei confronti della sicurezza di Israele”, si legge nella dichiarazione. I leader del G7 “invitano tutte le parti ad abbassare le tensioni e a contribuire in modo costruttivo alla de-escalation”. Inoltre, “siamo particolarmente preoccupati per la situazione lungo la blue line”, la linea di demarcazione tra Libano e Israele, teatro dallo scorso 8 ottobre di tensioni con i miliziani del movimento libanese filo-iraniano Hezbollah. Nella dichiarazione di legge: “Riconosciamo l’essenziale ruolo stabilizzante svolto dalle Forze armate libanesi (Laf) e dalla Forza ad interim delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) nell’attenuare tale rischio. Esortiamo tutti gli attori coinvolti a esercitare moderazione per evitare un’ulteriore escalation, in linea con la risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
Cina
I Paesi del G7 continueranno ad assumere misure contro attori in Cina e in Paesi terzi che sostengono materialmente la macchina bellica della Russia. Le misure cui si fa riferimento nel documento saranno “coerenti con i nostri sistemi legali” e colpiranno anche “istituzioni finanziarie e altre entità in Cina che facilitano l’acquisizione da parte della Russia di prodotti destinati alla sua industria della difesa”. I leader esprimono “preoccupazione” per le persistenti pratiche industriali della Cina che portano a distorsioni del mercato globale e a una dannosa sovraccapacità in una crescente gamma di settori, e invitano inoltre Pechino ad astenersi dall’adottare misure di controllo delle esportazioni, in particolare sui minerali critici, che potrebbero comportare significativi problemi alle catene di distribuzione globale. I leader riconoscono l’importanza della Cina nel commercio globale e assicurano di non voler “danneggiare” Pechino o impedirne lo sviluppo economico. Tuttavia, fanno notare, le politiche di “non mercato” della Cina mettono a repentaglio “i nostri lavoratori, le industrie, la nostra sicurezza economica”. “Non stiamo cercando di rompere le relazioni economiche o di isolarci. Stiamo riducendo i rischi e diversificando le catene di distribuzione quando necessario e appropriato, rafforzando la resistenza alla coercizione economica”, si legge nel documento.
Iran
L’Iran deve cessare le sue azioni destabilizzanti e i leader del G7 ribadiscono la “determinazione a non sviluppare o acquisire mai un’arma nucleare. Esortiamo Teheran a cessare e invertire le escalation nucleari e a fermare le continue attività di arricchimento dell’uranio che non hanno giustificazioni civili credibili”. “L’Iran deve impegnarsi in un dialogo serio e fornire rassicurazioni convincenti sul fatto che il suo programma nucleare è esclusivamente pacifico, in piena cooperazione e conformità con il meccanismo di monitoraggio e verifica dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), inclusa la risoluzione del Consiglio dei governatori del 5 giugno”, prosegue la dichiarazione. I leader del G7 sostengono “il ruolo di monitoraggio e verifica dell’Aiea in merito agli obblighi e agli impegni dell’Iran in materia nucleare ed esprimiamo forte preoccupazione per l’attuale mancanza di cooperazione dell’Iran con l’Agenzia”. Attraverso la dichiarazione finale, i leader del G7 invitano “l’Iran a smettere di sostenere la guerra della Russia in Ucraina e a non trasferire missili balistici e tecnologia, poiché ciò rappresenterebbe un’escalation materiale sostanziale e una minaccia diretta alla sicurezza europea”. “Siamo pronti a rispondere in modo rapido e coordinato, anche con misure nuove e significative. Chiediamo all’Iran di cessare le sue attività malevole e le azioni destabilizzanti in Medio Oriente e siamo pronti ad adottare ulteriori sanzioni o altre misure in risposta a ulteriori iniziative destabilizzanti”, prosegue la dichiarazione. Inoltre, i leader del G7 hanno chiesto “l’immediato rilascio della Msc Aries, del suo equipaggio rimanente e del suo carico. Ribadiamo la nostra profonda preoccupazione per le violazioni dei diritti umani da parte dell’Iran, in particolare contro donne, ragazze e gruppi minoritari. Chiediamo alla leadership iraniana di porre fine a tutte le detenzioni ingiuste e arbitrarie, comprese quelle di cittadini con doppia cittadinanza e stranieri, e condanniamo le inaccettabili molestie nei confronti dei suoi cittadini”.
Intelligenza artificiale
I leader lavoreranno per garantire un’intelligenza artificiale sicura, protetta e affidabile e che consenta di tutelare il lavoro di qualità, anche promuovendo il dialogo e la trasparenza con le organizzazioni dei lavoratori. Per raggiungere questi obiettivi verrà lanciato un piano d’azione sull’utilizzo dell’Ia nel mondo del lavoro.
Sudan
I leader hanno condannato l’escalation di violenze in corso in Sudan nel quadro del conflitto fra l’esercito regolare e le Forze di supporto rapido (Rsf), e hanno chiesto l’immediata cessazione degli abusi sui civili. “Ribadiamo il nostro appello a tutte le parti a cessare immediatamente le ostilità in tutto il Paese, ad avviare negoziati seri e diretti, a concordare e attuare un cessate il fuoco immediato e duraturo senza precondizioni. Siamo profondamente preoccupati per l’attuale escalation a El Fasher, nel Nord Darfur”, si legge nella dichiarazione finale diffusa oggi. I leader del G7 condannano “fermamente i combattimenti in corso in Sudan, comprese le violazioni e gli abusi dei diritti umani, nonché le violazioni del diritto umanitario internazionale dall’aprile 2023”, ed esprimono “particolare preoccupazione per i rischi posti alle donne e ai bambini da entrambe le parti in conflitto e per l’aumento della violenza su base etnica”, di cui chiedono la fine immediata. Nel comunicato si chiede inoltre a tutte le parti coinvolte nel conflitto di consentire e facilitare il passaggio rapido e senza ostacoli degli aiuti umanitari. I capi di Stato e di governo dei Paesi membri sottolineano inoltre che “un ruolo attivo dell’Africa e della regione, così come gli sforzi intensificati e coordinati della comunità internazionale, rimangono essenziali per porre fine alla violenza e ripristinare la democrazia”, ed accolgono con favore i risultati della Conferenza di Parigi per il Sudan e i Paesi vicini, in cui sono stati stanziati oltre 2 miliardi di euro per sostenere la popolazione civile del Sudan e coloro che hanno cercato rifugio nei paesi vicini.
Venezuela
I membri esprimono “profonda preoccupazione” per il perdurare della crisi in Venezuela e invitano Caracas a dare “piena attuazione” dell’Accordo di Barbados, stretto a ottobre scorso da governo e opposizioni per arrivare ad elezioni presidenziali del 28 luglio con regole condivise. “Siamo profondamente preoccupati per il perdurare della crisi politica, economica e umanitaria in Venezuela e per la mancanza di progressi nell’attuazione dell’Accordo di Barbados dell’ottobre 2023”, recita la nota richiamando l’attenzione sui “diritti dell’opposizione nel processo elettorale” e “sulla decisione di ritirare l’invito per una missione di osservazione elettorale dell’Unione europea”.
I firmatari chiedono al Venezuela di “attuare pienamente” l’Accordo, e di “garantire elezioni competitive e inclusive”, contemplando la presenza di “missioni internazionali di osservazione elettorale complete e credibili. Chiediamo inoltre la fine delle minacce nei confronti dei membri dell’opposizione e il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici”. Il gruppo chiede segnala infine di seguire “da vicino” gli sviluppi sulla contesa di sovranità che Venezuela e Guyana portano avanti rispetto al territorio Essequibo. “Accogliamo con favore gli sforzi regionali per mantenere il dialogo tra le parti. Chiediamo al Venezuela di astenersi da ulteriori iniziative che possano risultare destabilizzanti. Il contenzioso deve essere risolto in modo pacifico e nel rispetto del diritto internazionale”, si legge infine.
Mar Rosso
Il G7 condanna “i continui attacchi perpetrati dagli Houthi contro le navi internazionali e commerciali in transito nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden”. “Questi attacchi illegali devono finire. Chiediamo il rilascio immediato da parte degli Houthi della Galaxy Leader e del suo equipaggio. Ribadiamo il diritto dei Paesi di difendere le proprie navi, in linea con la risoluzione 2722 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e in conformità con il diritto internazionale. L’operazione marittima dell’Unione europea Aspides e l’operazione guidata dagli Stati Uniti Prosperity Guardian svolgono un ruolo essenziale per proteggere le rotte di navigazione cruciali, fondamentali per il commercio globale”, afferma la dichiarazione. “La sicurezza marittima e i diritti e le libertà di navigazione sono fondamentali per garantire la libera circolazione delle merci essenziali verso le destinazioni e le popolazioni di tutto il mondo. Ciò include la fornitura di assistenza umanitaria salvavita a più della metà della popolazione dello Yemen. I continui attacchi degli Houthi nel Mar Rosso rischiano di destabilizzare la regione, bloccando la libertà di navigazione e i flussi commerciali e mettendo a repentaglio la tabella di marcia verso la pace in Yemen guidata dalle Nazioni Unite. Chiediamo agli Houthi di rispettare gli obblighi previsti dal diritto umanitario internazionale e di cessare gli attacchi nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nelle acque circostanti. Invitiamo inoltre le parti yemenite a continuare a impegnarsi positivamente per portare avanti l’intesa raggiunta nel dicembre 2023, sotto l’egida delle Nazioni Unite, in merito al processo di pace”, si legge nella dichiarazione.
Migranti
I sette lanceranno una coalizione per prevenire e contrastare il traffico di migranti. In linea con la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, verrà rafforzata la cooperazione per prevenire, contrastare e smantellare le reti criminali organizzate che traggono profitto dal traffico di migranti e dalla tratta di persone. Attraverso questa iniziativa, si legge sempre nel documento, i paesi del G7 prevedono una maggiore cooperazione sulle capacità investigative, coinvolgendo le autorità competenti nei paesi di origine, transito e destinazione.





