
di Giorgio Cattaneo
Niente è come sembra, cantava Battiato. E nulla va come dovrebbe: la linea del futuro sembra spezzata, si perde nella palude mortifera del non-senso. Corollario ovvio: intere platee di maggiordomi in livrea straparlano di guerre, mentre le bombe già deflagrano. Ed ogni scampolo di verità è costretto a latitare, tra i nascondigli di un’esistenza clandestina.
Là fuori, l’orizzonte è ormai daltonico: viene dipinto di nero anche chi tenta di ribellarsi alla recita, sempre più rischiosa, dei vecchi mestieranti. Alcuni di loro sventolano con finto entusiasmo il rosso e il verde, eseguendo con zelo gli ordini di Davos: la privatizzazione del mondo, il gaudioso transumanesimo, l’elettrificazione universale, la santificazione del traffico di esuli, sfrattati dai grandi predatori umanitari.
Si celebrano trionfi su altari sacrificali, come il falso europeismo dei cannibali oligarchi. E così crollano alfabeti, frana la lingua con cui perimetrare la realtà. Ed ecco l’uomo nero, l’onda nera, i pericoli apparenti. E lo strisciare silenzioso del serpente, la menzogna sistemica a reti unificate, nella laguna aliena che ormai spinge un elettore su due a restare a casa, ben lontano dall’antico e sgangherato casinò dei replicanti.
Grande test, il fastidioso rito elettorale: permette ai controllori di verificare quanto sia tuttora in sonno, l’encefalo politico di milioni di votanti. A metterli nel sacco, con storielle come la catastrofe climatica (fabbricata da poteri oscuri), può bastare l’antichissimo inventario dei colori riesumati dalla storia.
Può bastare l’emergenza democratica evocata dai signori che, la democrazia, l’hanno già confiscata da decenni.





