
di Antonio Foccillo
Non voglio scrivere sugli esiti del voto ai partiti in Italia, sono stati descritti già ampiamente dal direttore Danesi e da altri autorevoli colleghi. Questo non per sminuire la vittoria della Meloni né quella della Schlein, né per non affrontare la sconfitta di Conte, Renzi e Calenda, ma perché vorrei divulgarmi su due considerazioni che ritengo importanti.
Come avevo previsto nell’ultimo articolo, scritto per il nostro giornale, prima delle votazioni europee, l’astensionismo l’ha fatta da padrone, raggiungendo un’ulteriore notevole dimensione.
Si sono recati a votare poco meno del 50% di cittadini che ne avevano diritto. Questo è un fenomeno che si ripete con continuità, in Italia, in tutte le elezioni.
Ho analizzato le motivazioni molte volte e non ho intenzioni di riproporle. Mi sembra che da parte dei partiti, questo dato costante in negativo, lo si sia acquisito come una normale patologia da non curare. Eppure dovrebbe essere ampiamente affrontato perché quando la cittadinanza non partecipa, è la democrazia che ne soffre e si riduce.
Ma questo è! E più non dimandar.
Una campagna elettorale, in Italia, che non ha affrontato né le questioni che hanno allontanato i cittadini dal processo europeo, né sono state elaborate proposte per migliorare le condizioni delle istituzioni europee, sul piano economico, politico e sociale.
La prima considerazione politica da farsi è che le destre stanno avanzando in tutta Europa, con formazioni anche molto preoccupanti e che possono destabilizzare molti paesi e molti governi, come è successo in Francia e in Germania.
Vedo che molti commentatori questa avanzata la considerano quasi come una novità senza troppa importanza, come se fosse un fenomeno di normale amministrazione, invece a me preoccupa veramente, non solo per quello che rappresentano, in quanto sono rimaste l’unica reale opposizione ad un sistema di scelte economiche sbagliate e penalizzanti per i cittadini, oltretutto imposte dalla finanza mondiale e dai tecnocrati europei, ma, preoccupa, soprattutto, per i disvalori che ripropongono e che fanno precipitare l’Europa in un passato nefasto, che pensavamo fosse stato superato per sempre.
Molti sostengono con troppo superficialità che tanto non potranno incidere nelle scelte sui gruppi dirigenti europei che dovranno essere fatte adesso.
Invece, di analizzare il perché di questa ondata di estrema destra, si tende a sottovalutare il pericolo.
La democrazia, la libertà, la solidarietà sono troppo importanti e vanno difese tutti i giorni, pena un grande imbarbarimento e intolleranza nella società.
Bisognerebbe, invece, rielaborare programmi culturali, per ricreare condizioni in cui tutti si sentano cittadini, con uguali diritti e uguali doveri, dove la tolleranza, la laicità, il dubbio, il rispetto del pensiero altrui e dell’altrui persona siano fondanti per una nuova società.
La società, infatti, per essere comunità, deve per forza essere governata con principi, valori e ideali e deve avere i connotati strategici per la cura prioritaria degli interessi collettivi, sulla base di una gerarchia di valori di cui tutti si sentano rappresentati.
Certo a qualcuno, queste mie considerazioni possono sembrare nostalgiche e fuori dal tempo, quasi non fossi capace di leggere le profonde trasformazioni sociali ed economiche che hanno prodotte le politiche di austerity e del liberismo senza regole. Ma di fronte a tanti disvalori propagandati dalla destra, bisogna, ancora di più oggi, recuperare una battaglia ideale e valoriale e non darla persa per sempre.
Proprio per potere ricreare le premesse di una società democratica, in cui la ricerca del benessere si basi su un rinnovato modello economico, sociale e dei diritti ed evitare di piangere sul fatto di non averla combattuta, quando sarà troppo tardi.
L’altra considerazione è la sconfitta di grandissima dimensione di Macron in Francia, che ha già portato a prossime nuove elezioni e la sconfitta pesantissima del governo tedesco. Questo può essere importante proprio per sconfiggere quella imposta egemonia, da parte del duo franco-germanico, che tanti disastri ha prodotto, con provvedimenti che hanno creato povertà ed emarginazione, essendosi la tecnocrazia di Bruselles alleata con le posizioni più estremistiche dell’oligarchia finanziaria, sul piano delle scelte di politica economica e ambientale e che, invece, va sostituita con nuove condizioni e nuove idee.
Dopo diversi anni del percorso continentale, questo voto ha il significato che siamo arrivati ad una svolta necessaria. L’Europa ha dimostrato, in questi anni, che molte contraddizioni sono venute fuori nel suo processo di crescita. La storia, del resto, ci insegna che tutto inizia e tutto finisce e non si deve sottovalutare nessuna criticità.
L’Europa deve avere una sua coerenza di fondo, senza la quale appare un soggetto debole, utile solo a riproporre condizioni di divisione e di rottura con i principi dei suoi padri fondatori.
Certo la vittoria, e in qualche caso il mantenimento dei partiti di centro potrebbe portare ad individuare una commissione che riproponga il mantenimento dello stato quo, con gli stessi personaggi che hanno fatto tanti disastri. Speriamo che non sia così e che ci sia un rinnovamento di idee e di leader, che siano capaci di cambiare profondamento le cose, ma sempre ancorati ai valori di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza che l’hanno contraddistinta nel passato dalla sua fondazione e che debbono essere rilanciati. .





