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IL DECLINO DELL’OCCIDENTE DEMOCRATICO

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di Bruno Chiavazzo

Ottanta anni fa alle prime luci dell’alba prese il via il D-Day, lo sbarco alleato in Normandia. Furono circa 5000 i soldati americani, inglesi, canadesi e di altri paesi che morirono in quel giorno. Altri 9000 furono feriti o dispersi. Durante il periodo di guerra effettiva solo nelle file americane persero la vita 290.000 soldati in combattimento e 670.000 rimasero feriti.

Tutta questa carneficina per liberare l’Europa dal flagello nazi-fascista e creare le condizioni per un futuro libero e democratico. Cosa resta dopo 80 anni da quel fatidico giorno? Gli ideali che portarono a combattere giovani americani dell’Oklahoma, del Nebraska, dell’Ohio che manco sapevano dove fosse l’Europa, Parigi, Roma o Berlino, erano quelli che conoscevano nelle loro terre: la libertà, la democrazia, lo stato di diritto. Tutto quello che gli europei avevano distrutto consegnando il potere a Hitler e Mussolini.

Un’Europa che si illudeva, allora come ora, che con i dittatori si può discutere, si può trovare una soluzione pacifica, dandogli così tempo per armarsi e invadere stati sovrani che continuavano a sottovalutare la volontà di dominio di Hitler. Avemmo allora Winston Churchill, Roosevelt, De Gaulle, il Generale polacco Anders e anche Stalin, che pur aveva sottoscritto un’alleanza con Hitler, che capirono che l’unico rimedio era la sconfitta militare dei nazisti e dei fascisti. Tertium non datur.

Oggi i personaggi che guidano l’Europa e gli Stati Uniti, sono solo una fugace ombra di quelli citati. Macron, Scholz, Von der Leyen, Gonzales e la nostra Meloni, non hanno nè il carisma e nè le capacità di affrontare i dittatori odierni, vedi Putin, Xi Jinping o quel guappo di cartone di Kim Jong Sun. Per non parlare degli Stati Uniti dove un Presidente azzoppato e scarsamente rappresentativo, che fa fatica a scendere e salire le scale di un’aereo, Joe Biden, si deve confrontare con un pazzo dai capelli arancioni, condannato per frode fiscale, che incita gli americani alla guerra civile, che accusa i suoi giudici di corruzione, che ha supportato l’assalto al Campidoglio, una cosa inimmaginabile solo pochi anni fa, eppure in grado di raccogliere ancora decine di milioni di dollari per sostenere la sua campagna elettorale.

Il Parlamento europeo eletto a suffragio universale, una conquista di soli pochi anni fa, per cui andremo a votare questo fine settimana, sembra inutile, un chiacchierificio di cui agli europei arriva solo un flebile eco. I partiti in lizza fanno proclami roboanti, ma poi non riescono a mettersi d’accordo per una comune difesa dell’Europa, un unico sistema fiscale, un’unica politica estera. Ognuno continua a coltivare il proprio orticello nella speranza di aumentare il consenso in patria, ma perdendo completamente di vista i pericoli e le sfide al sistema democratico, allo stile di vita, ai valori che dovrebbero determinare il concetto stesso di Europa.

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  • Redazione

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