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CON PUTIN È ORA DI TRATTARE

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La cronaca è impietosa.

Le forze russe continuano la loro avanzata attraverso l’Ucraina nord-orientale, conquistando una serie di piccoli insediamenti lungo il confine e costringendo le truppe ucraine a ritirarsi da alcune posizioni.

Questa, secondo quanto riferiscono, sia fonti militari russe, sia ucraine, la situazione al fronte nel conflitto tra Mosca e Kiev.

L’esercito ucraino sta affrontando una situazione “critica” nel Nord-Est del paese, a causa della carenza di truppe, mentre cerca di respingere l’offensiva russa che avanza da diversi giorni, ha ammesso il generale Kyrylo Budanov, capo dell’agenzia di intelligence militare ucraina, in una videochiamata da un bunker a Kharkiv, secondo quanto riporta il New York Times. 

“La situazione è al limite”, ha detto Budanov, “ogni ora la situazione diventa critica”.

Le truppe russe hanno attraversato il confine la scorsa settimana per aprire una nuova linea di attacco vicino a Kharkiv, la seconda città più grande dell’Ucraina dopo Kiev, occupando almeno nove insediamenti e villaggi e costringendo migliaia di civili alla fuga.

E’ del tutto probabile che la Russia non intenda occupare Kharkiv, in quanto lo sforzo militare per conquistarla e per tenerla pare essere troppo anche per l’esercito di Putin, ma sicuramente Mosca punta a ridefinire il fronte, allontanando gli ucraini dal territorio russo e da quelli conquistati.

La vicenda ucraina è solo uno degli aspetti di una storia che ha bisogno di essere condotta verso la parola fine.

L’idea di ridurre la Russia ad una realtà regionale impotente, che era bel disegno dei Dem Usa e della cupola finanziaria che sta dietro le quinte del Partito democratico, è fallita.

Prenderne atto è saggezza. Continuare a fingere che la situazione non sia com’è, è semplicemente scambiare i desideri con la realtà e questo è un esercizio esiziale.

Se le cose vanno male sul fronte della guerra per procura, altrettanto male vanno su quello della narrazione che vuole Putin perennemente in difficoltà e pronto a crollare.

Dopo aver vinto le elezioni ed essersi insediato saldamente al potere, ora Putin, come mi suggerisce un amico dalla romana Londinium, che ogni tanto graziosamente mi ispira, ha installato al vertice del potere un triumvirato, del quale è il vertice indiscusso.

Accanto a sé è arrivato l’amico di sempre, ossia Nikolai Patrushev, nominato “assistente” del presidente, nuova carica inventata ad hoc.

Il figlio di Patrushev, Dmitry, è stato nominato dalla Duma vice premier.

Il rapporto Putin- Patrushev è antico e solido.

Antico è solido è anche quello tra Putin e i governatori regionali, tutti suoi uomini di fiducia e, oggi, la novità è che uno di essi, Alexei Dyumin, ex governatore regionale di Tula, è stato nominato, anche lui, come Patrushev, “assistente” di Putin.

Dyumin è stato il conquistatore della Crimea, è un tenente generale delle Forze Armate Speciali Russe, è un dirigente del Gru, il servizio segreto militare ed è l’uomo che ha firmato la passeggiata di Evgenij Viktorovič Prigožin quando voleva conquistare il Cremlino.

La struttura di potere di Vladimir Putin si è rafforzata ed è con lo zar di Mosca che per i prossimi sei anni si dovranno fare i conti.

Forse, anche per questo motivo, è ora di cominciare a pensare di abbandonare la propaganda, di avviare la diplomazia e di cercare di sperimentare vie diplomatiche per chiudere una guerra persa, evitando di continuare il massacro di uomini e il disastro delle economie occidentali.

Nella fotografia Putin e Dyumin

 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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