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IL LINGUAGGIO COME PENSIERO

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di Savino di Scanno

Lo studio del linguaggio è tra i più complessi ed al tempo stesso affascinanti e questo articolo desidera proporre alcuni temi, alcune domande sulla sua vitale importanza.

Come sempre è l’Enciclopedia Treccani che indirizza la ricerca sul tema.

Definito come “forma di condotta comunicativa atta a trasmettere informazioni ed a stabilire un rapporto di interazione che utilizza simboli aventi identico valore per gli individui appartenenti ad uno stesso ambiente socio culturale” il linguaggio è il collante del vivere umano. Scrivere di linguaggio identifica una lingua, codici semiologici, contesti sociali.

Nel vivere quotidiano è una evidenza ,ad esempio, dei differenti tipi di linguaggio in contesti sociali evoluti come gli ambienti accademici ovvero come icontesti di frontiera come le periferie metropolitane. Possiamo immediatamente scrivere che il linguaggio pone “identità”.

A seguire ,sempre in dottrina, si differenzia il linguaggio verbale e non verbale su cui ,sempre per proporre esempi, si è sviluppata la PNL.

Il linguaggio dei segni ha prodotto la “semiotica” di cui lo scrivente conserva gelosamente il testo di Umberto Eco.

Nei classici troviamo “Elogio di Elena” di Gorgia ed il “De Interpretatione” di Aristotele dove apprendiamo che il linguaggio come semantica si distingue in designativo ed enunciativo. Ma il primo ,vero, punto di riflessione lo si propone con uno dei geni del ‘900 L.J.Wittgenstein che lo scrivente quando scriveva su linkedin, social abbandonato da tempo in quanto un mondo questo rifiutato intellettualmente, si rese conto che era misconosciuto pure in ambienti cosiddetti evoluti.

Wittgenstein nel suo “Philosophische Untersuchungen” scriveva”…esistono innumerevoli differenti tipi di impiego dei segni linguistici, e questa molteplicità non è qualcosa di fisso,di dato una volta per tutte, ma nuovi giochi linguistici sorgono ed altri invecchiano e velocemente dimenticati..”

Mi avvio alle conclusioni.

Come sempre si scrive per elementi di esperienza e di vissuto, e se ciò non fosse si sarebbe diventati professori come quelli che in modo insopportabile vivono di conferenze e convegni dimentichi od inconsapevoli di ciò che un tempo la Federico II affermava ovvero che “..chi sà fà e chi non sà insegna..”

La domanda , quindi è “ma vivendo noi italiani una lingua, l’italiano, lingua neo latina per antonomasia, che necessità abbiamo di rendere ogni termine,vocabolo, simbolo una espressione anglofona?”.

La dobbiamo porre la questione in quanto si deve scrivere di “omologazione sociale”. La conoscenza di lingue è necessario corredo professionale richiesto in particolare in settori specifici come l’alta tecnologia, l’industria, le scienze sperimentali. la diplomazia. il commercio estero, ma a seguire è proprio necessario tendere, sempre ad esempio, a realizzare interi corsi universitari anche in materie letterarie e sociali necessariamente in lingua inglese? A voler leggere, sempre ad esempio, i siti del Ministero Difesa come di recente quello della Marina Militare per la presentazione dei loro programmi, sembra tutto un fiorire di terminologie britanniche quando gli stessi concetti potevano essere espressi nella lingua di Dante. Sono tanti esempi che si potrebbero proporre ma poi nel quotidiano si ricorda di aver studiato, da ragazzi, la “consecutio temporum” come la perifrastica attiva e passiva, l’uso dei verbi difettivi, il corretto utilizzo del congiuntivo, la differenza tra passato remoto e trapassato remoto, l’analisi logica come la metrica. Secondo gli scienziati di neuro scienze lo studio del latino, sempre ad esempio, migliorerebbe le qualità di apprendimento e quindi che necessità abbiamo di ricorrere all’inglese che è un bellissimo idioma ma con tutto il rispetto è una lingua “semplice” rispetto al nostro italiano?

Si conclude.

Ma magari ci limitassimo al solo uso dell’inglese. Oggi con la società liquida di cui il professor Bauman ha costruito una fortuna scientifica, abbiamo gli emoticon, i wazap, i twitter, i tik tok, tutti linguaggi a bassissimo contenuto culturale,linguistico,fonetico, risultati delle famose lauree comprate al supermercato con le tessere a punti. Oggi ascoltiamo i terapeuti da 110 e lode dell’università del “trufolo” dare consigli di come intrattenere le relazioni con messaggi wazap, di come “bloccare” le telefonate, e magari questi stessi personaggi non sono in condizione di mettere in fila soggetto,predicato ed avverbio.

Si parla e scrive di disinformazione, e lo fanno chi viene strapagato per combatterla, ma questi le fondamenta su cui la stessa disinformazione si crea e realizza, di quella che oggi chiamano fake news, la conoscono questi elevati e stimati titolati del nulla? E quando in una classe un docente si rende conto che la scolaresca non è in grado di poter leggere più di tre pagine di un testo che provvedimenti prende?

Il linguaggio. La sua bellezza è che si può dire e scrivere tutto e niente….

Autore

  • Redazione

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