
Israele si prepara a rispondere all’attacco iraniano di circa 350 droni avvenuto il 13 aprile a seguito dell’uccisione del suo generale Mohammad Reza Zahedi in un bombardamento avvenuto lo scorso primo aprile al consolato iraniano di Damasco.
Uno degli aspetti politicamente più interessanti da rilevare, forse attualmente il dato più significativo, è che la maggior parte dei droni e dei missili sono stati intercettati fuori dallo spazio aereo israeliano da caccia e da sistemi di difesa aerea di Israele, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Giordania e Arabia Saudita.
Lo schieramento che vede assieme Sati occidentali, Stati arabi sunniti e Israele regge e fa capire sempre di più che l’Iran è isolato.
Nel frattempo il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha chiarito al segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, che lo Stato ebraico “non ha altra scelta” che rispondere all’attacco condotto dall’Iran nella notte tra sabato e domenica con droni e missili.
A rivelarlo è il sito d’informazione “Axios” citando una fonte governativa statunitense e un’altra fonte a conoscenza del dossier.
In una conversazione telefonica avuta dai due ieri, Gallant ha spiegato al capo del Pentagono che Israele “non può accettare un’equazione secondo la quale l’Iran risponde con un attacco diretto ogni volta che Israele colpisce obiettivi in Siria”, né che il suo territorio venga preso di mira senza un’adeguata risposta. Stando alle fonti, Austin avrebbe risposto con un messaggio simile a quello comunicato il giorno prima, sabato 13 aprile dal presidente Joe Biden al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, sottolineando la necessità di fare tutto il possibile per evitare un ulteriore allargamento del conflitto.
Nel resoconto pubblico della telefonata offerto dal ministero della Difesa israeliano, Gallant ha anche espresso “profondo apprezzamento” ad Austin per la cooperazione e il coordinamento tra le Forze di difesa israeliane (Idf), le forze armate Usa e gli altri partner internazionali che hanno contribuito all’abbattimento in volo di droni e missili iraniani.
Il Pentagono, da parte sua, ha sottolineato come Austin abbia chiarito che gli Stati Uniti non vogliono un’intensificazione del conflitto, e continueranno ad assumere “tutte le azioni necessarie a difendere Israele e il personale Usa”. Inoltre, il comunicato statunitense ha evidenziato come i due abbiano discusso dell’ipotesi di una coalizione internazionale e regionale contro l’Iran.
Il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi e occidentali, prevede che Israele risponderà rapidamente all’attacco iraniano.
In un rapporto non fornito da fonti, Channel 12 afferma che il gabinetto di guerra ha preso la decisione di rispondere “chiaramente e con forza” contro l’Iran per il suo attacco missilistico e di droni di sabato notte.
La risposta sarà progettata per inviare il messaggio che Israele “non permetterà che un attacco di tale portata contro di lui passi senza una reazione”, afferma il rapporto. La risposta sarà anche finalizzata a chiarire che Israele non permetterà agli iraniani di “stabilire l’equazione” che hanno cercato di affermare negli ultimi giorni. Questo sembra essere un riferimento all’avvertimento dell’Iran secondo cui i futuri attacchi israeliani sul territorio iraniano, comprese le sue sedi diplomatiche internazionali, d’ora in poi saranno nuovamente affrontati con attacchi di ritorsione iraniani contro Israele.
Il rapporto afferma che Israele non vuole che la sua risposta scateni una guerra regionale, o che distrugga la coalizione che lo ha aiutato a difendersi dall’attacco dell’Iran. Si afferma inoltre che Israele intende coordinare la sua azione con gli Stati Uniti.
Domani è previsto che il gabinetto di guerra si riunisca di nuovo, rileva il rapporto, e le norme sul comando del Fronte Interno non sono state modificate, il che indica che è improbabile che un attacco israeliano abbia luogo oggi.





