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IL CORPO FISICO ED ALTRO

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di Sergio Restelli

L’esperienza della malattia dell’invecchiamento e della morte ci offrono preziose insegnamenti sulla nostra esistenza, sulla nostra connessione con il corpo e con la realtà che ci circonda, ci insegnano che non possediamo il nostro corpo con totale libertà, poiché ogni istante potrebbe accadere qualcosa ad esso indipendentemente dalla nostra volontà.

L’esperienza dell’invecchiamento ci mostra chiaramente che il corpo si consuma, si deteriora progressivamente, si affievolisce, e tutto ciò avviene in sintonia con la nostra accettazione o contro il nostro desiderio. È la proiezione della morte che ci insegna forse la lezione più profonda: dobbiamo restituire il nostro corpo alla terra, alla grande ruota della vita. E alla fine, è proprio quello che faremo. Il corpo ridotto a carne da imbellettare, da adornare, è la sostanza impermanente se mai si potesse dire dell’apparenza. Ridotto a carne, il corpo è opaco e non può esprimere luce, del nostro corpo, del quale noi stessi siamo solo parzialmente artefici.

In realtà, il nostro corpo non è separato da noi, non è altro che un’estensione di quella stessa unità che ci definisce come individui. Nonostante ciò, la civiltà in cui siamo immersi spesso ci porta a percepire il corpo come qualcosa di separato, a volte ci fa sentire prigionieri di esso, come se fosse un “altro” rispetto al nostro vero “io”. Questa percezione illusoria ci divide dalla realtà, ci fa diventare figli di un’astrazione: quella stessa astrazione che ci può spingere a conoscere e pensare non in termini di unità, ma piuttosto in termini di separazione.

Il corpo umano è sacro perché partecipa all’ambito divino del processo di creazione in atto dove manifesta la sua natura spirituale. È attraverso questa prospettiva che la metafora del corpo come tempio acquista significato. Purtroppo, oggi questa visione simbolica del corpo non è più comune nella società contemporanea. L’assenza di un riferimento alla dimensione spirituale del corpo porta a una visione limitata e riduttiva del significato e valore della nostra esistenza.

La sacralità del corpo viene spesso dimenticata e il corpo stesso viene ridotto a una semplice entità materiale, riconoscere e preservare la sacralità del corpo umano in un approccio simbolico ci porta a superare la separazione tra corpo e spirito, a riconoscere l’unità e l’interconnessione di entrambi nella nostra esperienza di vita. Penso ora, che Il corpo umano sia un tempio che richiede cura e rispetto, e attraverso questa consapevolezza si possa riscoprire la sua sacralità e la sua connessione con la dimensione spirituale.

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  • Redazione

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