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QUANDO SI CERCA DI STUPIRE GLI ELETTORI CON GLI EFFETTI SPECIALI

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di Achille Nobiloni
Fa impressione vedere come è cambiata la composizione dei rappresentanti del popolo eletti a far parte delle istituzioni parlamentari (Assemblea costituente prima, Camera e Senato poi) nell’arco dei quasi ottant’anni della nostra storia repubblicana.
Si va infatti dai Padri costituenti, personaggi illustri provenienti in gran parte dal mondo della cultura, delle arti, del lavoro, dell’impresa, della politica, con preparazione, istruzione ed esperienze di alto livello e certamente adeguato al compito che andavano ad assolvere, per passare poi ai membri dei primi parlamenti degli anni ’50, ’60 e ’70, fatti di deputati e senatori eletti direttamente dal popolo e anch’essi tutti con alle spalle istruzione ed esperienze professionali di livello, spesso formatisi politicamente nelle sezioni o organizzazioni giovanili, quando non addirittura vere e proprie scuole, di partito.
Certo a iniziare a far politica in età così giovane c’era poi il rischio di ritrovarsi con tanti cosiddetti “politici di professione”, come ci si è poi di fatto ritrovati, ma, almeno fino a un certo momento, il parlamento era composto di persone più o meno appassionate o smaliziate, che però sapevano di cosa si parlava e l’affluenza alle urne era abbastanza elevata, la rappresentanza popolare era assicurata in modo assai più efficace dell’attuale e i governi erano formati quasi sempre e quasi totalmente da parlamentari eletti dal popolo: fra 945 deputati e senatori c’era abbondantemente e sufficientemente da scegliere. Gli elettori avevano ancora la sensazione di contare qualcosa e magari era davvero così.
Poi arrivarono gli anni ’80 e il Parlamento iniziò a riempirsi di uomini e donne di spettacolo, soubrette, cantanti, presentatori, ecc., la Politica iniziò a perdere non dico quella sacralità che forse già da tempo non aveva più ma di certo molta di quella dose di credibilità che aveva ancora conservato e il varco tra governanti e governati iniziò ad allargarsi sempre di più.
Sprecata la grande occasione del ribasso del prezzo reale del petrolio a livelli ante 1973 e del grosso calo dell’inflazione (occasione annegata in un’onda anomala di corruzione, clientelismo e malaffare, con un debito pubblico nel frattempo moltiplicatosi per tre) gli anni ’90 si aprirono con Mani Pulite e l’immediatamente successivo “berlusconismo” che nell’intento di imprimere al Paese una svolta imprenditoriale ed efficientista portò in Parlamento una quantità di professionisti, affaristi, imprenditori forse più abituati a lavorare in proprio che nel pubblico.
Si arriva così all’era attuale in cui, complici anche diverse leggi elettorali di dubbia logica e non facile comprensione, per entrare in Parlamento sembra bastare davvero “la qualunque”… con buona pace di tutti quegli elettori che nel corso degli anni hanno accettato senza fiatare di veder candidare ed eleggere soubrette; attori; cantanti; presentatori; magistrati; militari; parenti di vittime di attentati, incidenti, omicidi, ecc. elettori che a votare non ci vanno ormai più… stanchi come sono di ritrovarsi seduti alla Camera o in Senato l’ultima “genaliata” del segretario di turno di questo o quel partito o di quella formazione politica che a ogni tornata elettorale pensa di poter stupire gli elettori con gli effetti speciali!

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  • Redazione

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