Home Politica IL CAMPO LARGO AFFONDA A BARI NELL’INDECENZA

IL CAMPO LARGO AFFONDA A BARI NELL’INDECENZA

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Il tema, ormai, non è vincere, da soli o in compagnia, ma uscire dalla melma che si accumula ogni giorno di più attorno ad una sinistra che mette a nudo il suo sistema di potere con protervia e senza più nessun senso del pudore.

E’ di pochi giorni fa la vicenda Emiliano.

Durante il suo intervento in piazza Ferrarese, il governatore ha raccontato un episodio riferito ai tempi in cui era sindaco di Bari e Decaro assessore della sua Giunta.

“Antonio un giorno bussa alla mia porta bianco come un cencio e mi dice ‘vedi che sono stato a San Pietro, uno mi ha messo una pistola dietro una schiena’ – ha raccontato Emiliano dal palco – Lui stava facendo i sopralluoghi per la zona ztl di Bari Vecchia. Io lo presi e in due andammo a casa della sorella di Antonio Capriati che era il boss di quel quartiere. E io le dissi ‘vedi che questo mio assessore deve lavorare perché qui c’è il pericolo che i bambini possano essere investiti dalle macchine, quindi se ha bisogno di bere, se ha bisogno di assistenza, te lo affido”.

“Mi ricordo che dopo pochi mesi andammo a sgombrare (e Decaro c’era) tutte le case dei Capriati che erano state confiscate a Piazza San Pietro – ha continuato Emiliano – e cominciò un cammino in cui non abbiamo mai criminalizzato il desiderio di queste persone di cambiare vita, anzi lo abbiamo aiutato. È rischioso applicare la Costituzione che dice che le pene devono essere rieducative, ma non abbiamo mai chiuso le porte e in tanti casi abbiamo fatto cose bellissime”.

Che non si riesca, da parte degli esponenti del Pd, a capire che qualsiasi relazione con la mafia da parte di esponenti delle istituzioni e deplorevole, deprecabile, contraria alle leggi dello Stato, è grave, in quanto rivela un’idea dello Stato che è una sorta di succursale dei potentati politici, i quali, al fine di realizzare i loro obiettivi, possono rivolgersi alla mafia per chiedere protezione.

Ora, la Puglia, meglio la zona di Bari, è sconvolta da nuovi arresti per scambio di voti.

Il sindaco di Triggiano (Bari), Antonio Donatelli, e Sandro Cataldo, marito dell’assessore regionale ai Trasporti Anita Maurodinoia, e referente del movimento politico Sud al centro, sono stati arrestati e posti ai domiciliari con l’accusa di corruzione elettorale nell’ambito di una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia su una presunta compravendita di voti per le elezioni comunali di Triggiano del 2021. 

Da qui la presa di posizione di Giuseppe Conte, il quale ha detto: “Non ci sono più le condizioni per svolgere seriamente le primarie, riteniamo che le ragioni che ci hanno spinto a sostenere il candidato Laforgia permangano immutate anzi si rafforzano”.

“Alla prima inchiesta giudiziaria – ha aggiunto Conte – se ne aggiunge oggi una seconda in cui emerge il voto di scambio, l’inquinamento del voto, cosa che noi stiamo denunciando da tempo. Ci confronteremo anche con le altre forze politiche e civiche della coalizione per cercare di affrontare la campagna elettorale per Bari nel segno di un nuovo inizio, di un rafforzamento dei presidi di legalità, di massima trasparenza”.

Conte ha sottolineato che “nel Movimento 5 stelle l’obiettivo della legalità, della trasparenza, del contrasto a qualsiasi forma di corruzione e inquinamento del voto, della lotta ai clan e alle mafie, è una premessa indispensabile per poter dare un contributo politico. Se non c’è questa premessa noi non ci siamo. Lo abbiamo detto sin dall’inizio”. “Quindi, cercheremo di continuare a lavorare con le altre forze – ha ribadito – ma con cercando di ottenere e pretendendo le massime garanzie perchè ci siano queste condizioni. Se non ci sono queste condizioni noi non ci siamo. Se il Movimento 5 stelle a Bari ci sarà nella coalizione – ha concluso Conte – è perché si realizzeranno queste condizioni”. Andrete divisi alle elezioni ? “No – risposto – noi siamo per lo spirito unitario. Ho già anticipato agli altri esponenti politici questa nostra determinazione e quindi poi spiegheremo più ampiamente questa nostra decisione alla popolazione barese”.

Per ora, quelle di Conte sono solo frasi contorte, condite da circonvoluzioni da giocoliere, ma in ogni caso la questione posta è di estrema gravità.

Ovviamente del tutto fuori da ogni logica la risposta del Pd, che non fa una piega sui fatti e pensa solo al voto, qualunque sia la fogna che emerge.  

“La scelta di Conte di uscire dalle primarie è incomprensibile – è quanto si apprende da fonti Fonti del Nazareno -. Se il Movimento 5 stelle pensa di vincere da solo contro la destra proceda pure. Ma abbia rispetto per la città di Bari, per gli elettori di centrosinistra e non pensi di dare lezioni di moralità a nessuno. Il Pd resta al fianco di Bari che ha già dimostrato quanto sia importante il Pd come presidio di legalità e di buona amministrazione. Siamo certi che il Pd insieme al centrosinistra vincerà di nuovo le elezioni contro questa destra”. 

Le dichiarazioni si commentano da sole. Nessuna vergogna, nessun pudore, solo tracotanza.

Su questa linea le dichiarazioni della segretaria del Pd Schlein: “Il Pd non tollera voti sporchi o comprati. La vicenda di Triggiano, se le accuse saranno confermate, è gravissima. Voglio chiarire innanzitutto una cosa, la linea del Partito Democratico è molto chiara: non accettiamo voti sporchi. Non tolleriamo voti comprati. Chi pensa che la politica sia un taxi per assecondare ambizioni personali senza farsi alcuno scrupolo non può trovare alcuno spazio nel partito che stiamo ricostruendo, qui deve trovare porte chiuse e sigillate. C’è qualcosa che viene prima del consenso ed è il buon senso”.

Il buon senso dovrebbe far dire alla segretaria del Pd che il centro sinistra, quello del campo largo, quanto a chiarezza e trasparenza è un colabrodo. Dare lezioni sulle porte chiuse è quanto meno ridicolo.

La protervia della sinistra (meglio, quella che continua a voler farsi chiamare sinistra) ha ormai superato ogni limite della decenza.

Il campo largo affonda a Bari nell’indecenza.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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