
di Gianvito Caldararo
Per mala scuola si intende la difficile situazione nella quale versa la scuola italiana da diversi anni. Assistiamo da tempo alle crescenti disuguaglianze, ai vuoti di organici e ai numerosi precari, agli studenti in fuga e ai docenti mal pagati, edifici con una scarsa o assente manutenzione ed edifici in maggioranza senza la necessaria e obbligatoria agibilità.
Una recente indagine ha evidenziato che circa quarantamila cattedre restano vuote e che circa duecentomila precari puntellano un sistema scolastico a pezzi. Scuola e sanità sono due settori che sono in emergenza e che richiederebbero da ogni governo una maggiore attenzione e sensibilità. Ma nella scuola, di recente, si va introducendo un altro penoso problema, cioè un certo odio per tutte le divise.
Una buona schiera di docenti ha lamentato e contestato che nelle scuole si invitano molte donne e uomini in divisa. E tutto ciò viene visto come un preoccupante segnale di “militarizzazione della scuola”. E pensare che le donne e gli uomini in divisa, cioè carabinieri, finanzieri, poliziotti , vigili e soldati, si recano nelle scuole per parlare di sicurezza, di ordine pubblico, di droga, di tossicodipendenze, di sicurezza stradale, di furti informatici, nonché anche per una attività di orientamento professionale.
Gli incontri dei militari nelle scuole avvengono anche perché vanno ad illustrare il loro lavoro, con l’obiettivo di invogliare i giovani ad intraprendere la carriera militare nelle accademie di Modena (Esercito e Carabinieri), quella di Livorno (Marina) e di Bergamo ( Finanza), nonché quella di Firenze (Sottufficiali dei carabinieri), di Viterbo (Sottufficiali dell’Esercito ) e le diverse scuole di Polizia di Stato e Penitenziaria.
Siamo in presenza di attività di formazione e informazione e non di educazione alle armi o “al rischio che la scuola si stia mettendo l’elmetto”, come ironicamente sottolinea il giornalista Antonio Polito nella sua rubrica settimanale di 7 del Corriere della Sera. Infatti, il citato giornalista ha affrontato l’argomento in parola, intitolando il suo articolo come segue: “IL TIC DELLA SINISTRA ITALIANA – L’odio per tutte le divise non previsto in Costituzione”.
Polito, sostiene che “naturalmente si può legittimamente odiare la divisa in quanto simbolo di autorità; o perché si è così radicalmente non-violenti da rifiutare ogni uso delle armi, anche quelle dei vigili urbani”. E però, sostiene sempre Polito, “pure i dentisti con i loro trapani non ci sono simpatici, ma siamo tutti consapevoli che le carie esistono e qualcuno che le rimuova è indispensabile”. Allo stesso modo, conclude il già citato giornalista, “ci dovrà pure essere qualche divisa che ci difenda da chi usa le armi contro di noi, pacifici e non violenti cittadini”.
Lo Stato è nato proprio sulla base di questa esigenza: assicurare la protezione di una comunità dai rischi dello stato naturale, “dell’homo homini lupus” (l’uomo è lupo per l’uomo), proverbio pessimistico derivato dall’Asinaria di Plauto, che vuole alludere all’egoismo umano. Pertanto, gli odiatori di tutte le divise ci farebbero regredire in un ipocrita irenismo integrale.
A certi docenti, che pure dovrebbero conoscere la nostra Costituzione, va ricordato che i nostri saggi Costituenti hanno previsto in Costituzione l’articolo 52 che recita: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”. Come noto, il servizio di leva obbligatorio è attualmente sospeso e vi è chi avanza proposte per ripristinarlo. La scuola italiana, afferma Polito, “oggi è un tale casino che immaginarsela come una caserma fa solo ridere, che cosa c’è di male nel vedere in una scuola una divisa?”





