
Sul giornale di ieri, Giuseppe Augieri, a conclusione dell’articolo dal titolo: “Occorre una proposta seria per un mondo smarrito”, propone di fare analisi non influenzate dalla propaganda e predisporsi a un nuovo patto produzione/welfare che si immerga nella realtà che sta modificandosi.
Prima di entrare nel merito della tesi di Augieri, è necessaria una premessa: va eliminato il rantier capitalism della “Grande Scimmia” (la finanza internazionale) e vanno rimessi in condizione di non nuocere i suoi bravi.
Rantier capitalism è un termine usato per descrivere un sistema economico in cui una parte significativa del reddito deriva dalla proprietà di beni, come terra, risorse naturali o capitale finanziario. La Grande Scimmia possiede capitale finanziario. I suoi adepti stanno accaparrandosi terre e con le norme sulla casa green stanno tentando di accaparrarsi le case di chi non avrà i soldi per adeguarle agli standard europei. La sanità è già in mano delle multinazionali, controllate dal capitale finanziario. In gran parte lo è anche la tecnologia.
Ora la Grande Scimmia punta a investire nelle aziende belliche, attivando i suoi bravi, come quelli di Don Rodrigo e dell’Innominato nel romanzo del Manzoni: “I promessi sposi”.
Allora il matrimonio che non si doveva fare era quello tra Renzo e Lucia. Oggi il matrimonio che non s’ha da fare è tra produttori e welfare, perché il welfare deve essere distrutto, così come i produttori, riducendo le masse occidentali a un esercito indifferenziato di consumatori, mantenuti da una sorta di reddito di cittadinanza e occhiutamente controllati da uno Stato orwelliano.
La politica green e climatica adottata dall’Unione Europea ha disastrato intere filiere produttive e quello che non ha fatto l’Unione Europa lo ha fatto la delocalizzazione produttiva in aree di bassi salari, quando non di schiavismo palese.
La Grande Scimmia, mentre favorisce l’ideologia woke, che stigmatizza lo schiavismo, nei fatti lo schiavismo lo alimenta, così come alimenta logiche neo feudali.
L’analisi deve partire da qui. Dall’identificazione di chi sta minando il sistema produttivo occidentale e da chi, utilizzando la propaganda, si posiziona su logiche bellicistiche che sono la modalità per attivare l’emergenza continua che permette di soffocare ogni protesta e ogni logica alternativa.
Ne è un esempio il polacco Donald Tusk, ex presidente del Consiglio Europeo, il quale da buon liberale e democratico, oltre ad essere sulla linea dei guerrafondai, sta attuando un repulisti interno. Nei giorni scorsi si è scagliato contro il governatore della Banca centrale e ha licenziato il comandante di Eurocorps.
Il cerchio magico della Grande Scimmia si rende evidente anche in un altro personaggio: il pupillo del Rothschild Emmanuel Macron, presidente francese, impegnato nel proporsi come avanguardia del bellicismo occidentale.
In quello che dicono questi signori c’è molta propaganda, tesa a favorire lo spostamento di capitali dal green, ora in disfacimento da aborto spontaneo, nell’industria bellica.
L’analisi, come la vuole Augieri, non può prescindere, se non vogliamo perderci in una finzione senza senso, nel definire le responsabilità politiche.
Negli States la maggior responsabilità è da attribuire a coloro che si ispirano alle logiche del Clan Clinton-Obama, condivise dai Rino (repubblicans in name only) come i Bush e dalla sinistra Dem, quella, per capirci, di Alexandria Ocasio-Cortez. Tutti i disastri internazionali degli ultimi trent’anni sono da attribuire a questa allegra compagnia che, oggi, è rappresentata, si fa per dire, da Joe Biden.
Se negli States non saranno mandati alle ortiche questi signori, l’America subirà un declino inarrestabile a tutto vantaggio di Russia e Cina, salvo che lor signori non ci trascinino in una guerra mondiale.
Con altrettanta chiarezza, va definita la responsabilità della coalizione Ursula, dove i socialisti hanno guidato tutte le follie che hanno affossato produzione e welfare, essendo venduti alla Grande Scimmia e avendo adottato le logiche fabiane, nelle quali si annidano retaggi di stalinismo e di nazismo.
Il Partito popolare europeo, in gran parte dominato dalla Germania, ha seguito i socialisti che hanno tradito la socialdemocrazia, mentre Berlino delocalizzava in Cina e faceva il dominus economico dell’Unione Europea, denominazione fittizia della Grande Germania.
Un insieme di politici che si sono inginocchiati di fronte a Greta Thumberg è decisamente qualificabile come mandria di buoi al giogo della Grande Scimmia.
Non possiamo dimenticare il Qatargate e nemmeno le amicizie interessate dai finanziamenti di politici e parlamentari europei con le fondazioni di Soros.
Se siamo arrivati alla distruzione del welfare e alla quasi distruzione della produzione lo dobbiamo a questi signori.
L’Europa, che non è quella che volevano gli idealisti che l’hanno pensata, è nata come una banca senza Stato, una burocrazia enfatica (30 mila funzionari), un Parlamento e una Commissione senza che ci sia un Costituzione e una sudditanza a finanza e multinazionali.
Il globalismo è decisamente fallito e sta trascinando con sé il fallimento di molti degli aspetti economici e finanziari che ad esso erano correlati.
Se si vuole impostare un qualsiasi ragionamento che rimetta in moto il matrimonio produzione/ welfare bisogna partire da qui, dall’analisi impietosa del cancro che ha devastato il corpo d’Europa e, possiamo dire, dell’Occidente e che, dopo averne indebolito il corpo, tenta di eliminarne l’anima con porcherie solenni come cancel culture, woke, transumanesimo.
Non si può essere eufemistici nell’analisi. Bisogna affondare il bisturi nel cancro ed estirparlo, per poi cominciare a riparlare di una possibile guarigione.
Nessuna pietà.
Un nuovo patto tra produzione e welfare parte dalla ripresa degli Stati e della loro sovranità. Solo sovranità degli Stati, recupero delle identità e dei confini, recupero del ruolo della politica e della democrazia possono ridare all’economia produttiva lo spazio necessario a crescere e a produrre le risorse per attivare un welfare all’altezza di una civiltà avanzata. In questo direzione è da recuperare a pieno lo spirito della socialdemocrazia, ovviamente attualizzando, metodi, strumenti, relazioni.
Va riproposto, attualizzandolo, con forza, il patto tra i produttori che è insito nella Mitbestimmung e va totalmente cambiato l’attuale assetto del sindacato, che ha rinunciato ad essere un soggetto contrattuale per diventare un fedele servitore a pagamento di servizi.
Vanno ripensati i partiti politici, che non possono essere delle macchine elettorali. E’ necessario rimettere in moto la formazione della classe dirigente politica, partendo dal basso, dai fondamentali, dalle esperienze progressive (dal quartiere al Parlamento).
Vanno rimessi in moto i corpi intermedi, le formazioni sociali che rappresentano e si autorappresentano in particolari settori o luoghi della società civile, ponendosi in posizione “intermedia” tra privato e pubblico, inserendoli in un dialogo politico che abbia lo Stato come interlocutore privilegiato.
Va dato all’apparato dello Stato la dignità che si deve a professionisti, appositamente formati, e non a politici falliti e riciclati o a funzionari arrivati dalla politica per clientelismo.
Va riportata alle origini la tripartizione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario, chiudendo la fase tragica dell’invasione del potere giudiziario su quello legislativo e su quello esecutivo.
Questo e molto altro.
Vanno, soprattutto, chiuse due fasi storiche. La prima è quella del fascismo e dell’antifascismo. Non è possibile recuperare il minimo di regola politica democratica se non si chiude, consegnandola alla storia, la fase che vide nazismo e fascismo al potere. Se si etichetta come fascista qualsiasi fenomeno che non piace alla sinistra venduta alla finanza, non si fa un servizio alla verità e non si contribuisce a isolare i fenomeni che dal fascismo e dal nazismo, nonché dallo stalinismo e dal maoismo, traggono alimento, come l’ideologia woke, il transumanesimo, l’eugenetica. Fenomeni venduti come di sinistra, mentre sono nazisti intus et in cute.
L’altra fase storica da chiudere è quella di Mani Pulite, che ha consegnato il Psi e i partiti della Prima Repubblica alla categoria dei ladri e dei malfattori, consegnando all’ex Pci e alla sinistra Dc, oggi insieme nel Pd, il brand della moralità e della difesa della Costituzione.
E’ necessario tornare alla normalità della dialettica democratica tra forze che non hanno nessuna macchia originaria e nessun incarico divino, ma che si confrontano in base a programmi, ad un sano pragmatismo, perché la politica è anzitutto capacità di risolvere i problemi della polis.
E’ ora di chiudere la fase della presunzione di una sinistra che è tale solo di nome, peraltro nome abusato, di ritenersi superiore, politicamente e moralmente e tornare alla realtà.
La destra, in questi anni, ha fatto molto bene il suo mestiere e va considerata per quello che è: una parte politica portatrice di programmi e di valori.
Si parte da qui. Altrimenti non si va da nessuna parte.





