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A PASQUA RISORGA IL CERVELLO SANO DELL’OCCIDENTE

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In questa giornata che il cristianesimo dedica alla resurrezione del Cristo, forse è utile far risorgere anche il cervello e il senso del limite dell’Occidente, uscendo da una spirale propagandistica ignobile e pericolosa, alimentata da logiche che vedono gli adepti della Grande Scimmia (la finanza internazionale), agitarsi per aumentare la tensione, portandoci sull’orlo di una guerra mondiale.

Devo dire che i militari stanno dimostrando di avere molto più cervello dei politici, soprattutto dei demagoghi di quarta serie, dei quali c’è abbondanza in Europa e negli States.

Rob Bauer, capo militare Nato, con sano buon senso, ha detto: “Non ci sono minacce imminenti dalla Russia, ma prepariamoci”.

“Non ci sono segnali – ha detto il tenente ammiraglio Rob Bauer, presidente del comitato militare della Nato – che la Russia stia pianificando un attacco contro membri della Nato, ma l’Alleanza Atlantica deve essere preparata per una futura escalation”.

“Non vi è alcuna indicazione che Mosca stia pianificando di attaccare uno dei paesi della Nato: non penso che ci sia una minaccia diretta”, ha chiarito ieri Bauer dalla Lettonia. Citato dal quotidiano locale Leta, il responsabile dell’Alleanza Atlantica ha però avvertito che “le ambizioni della Russia si estendono oltre l’Ucraina e quindi” la Nato “nel suo insieme deve essere più preparata”.

Estote parati.

“Estote Parati” è un’espressione latina che Lord Baden Powell ha scelto come motto per indicare come uno scout debba essere sempre pronto a compiere il proprio dovere.

Che si debba essere preparati lo afferma anche il Vangelo dell’apostolo Matteo 24, 37- 44: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo»”.

Qui non si tratta del Figlio dell’uomo, ma di un pericolo, per ora latente, da considerare come possibile. Benissimo, dunque, essere pronti, come gli scout di Badel Powell o come i discepoli del Cristo del quale oggi i cristiani celebrano la resurrezione, o, ancora, come chi attiva la deterrenza per evitare la catastrofe.

Deterrenza si, follia da guerrafondai no. Francesi e polacchi si diano una calmata.

Il think tank statunitense Institute for the Study of War scrive che la Russia non può sconfiggere l’Ucraina o l’Occidente e, probabilmente perderà, se l’Occidente mobilita le sue risorse.

L’attuale capacità dell’Occidente, evidenzia ISW, è più di 33 volte superiore a quella della Russia. Da qui l’affermazione che l’Ucraina non possa vincere è ritenuta da ISW una campagna di disinformazione diffusa da Mosca.

“La manipolazione della percezione – sostiene ISW – è una delle capacità fondamentali del Cremlino, ora scatenata con tutta la sua forza sul pubblico occidentale come l’unica strategia di Mosca per vincere in Ucraina”.

E’ del tutto chiaro che l’avvertimento è rivolto al Congresso Usa e fa parte della stessa logica propagandistica della quale ISW accusa Mosca.

L’avvertimento, infatti, arriva tra le notizie di una grave carenza di munizioni in Ucraina, poiché un pacchetto di aiuti del valore di oltre 60 miliardi di dollari rimane bloccato al Congresso degli Stati Uniti. “Gli Stati Uniti devono aumentare il loro sostegno all’Ucraina e devono farlo in tempo”, ha affermato l’ISW. “I ritardi hanno il costo di vite ucraine, l’aumento del rischio di fallimento in Ucraina e l’erosione del vantaggio degli Stati Uniti sulla Russia”.

L’avvertimento di ISW sembra essere la eco di quanto afferma Zelensky.

Il Presidente ucraino, infatti, ha invitato venerdi, ancora una volta, il Congresso degli Stati Uniti ad approvare rapidamente ulteriori finanziamenti per aiutare l’Ucraina.

In un’intervista al Washington Post, Zelensky ha affermato che per cacciare i russi servono più armi. A causa delle controversie interne al Congresso, “abbiamo perso sei mesi”. “Non possiamo perdere altro tempo. L’Ucraina – ha detto Zelensky – non può essere una questione politica tra partiti”, sottolineando che coloro i quali criticano gli aiuti all’Ucraina non comprendano la posta in gioco di una guerra su vasta scala perchè “se l’Ucraina cade, Putin dividerà il mondo” in amici e nemici della Russia.

Nella stessa intervista, Zelensky ha invitato gli Stati Uniti a fornire a Kiev i missili Atacms per colpire aeroporti e aerei in Crimea, salvo poi dire che Kiev non vuole usare i missili a lungo raggio per attaccare il territorio russo. Quando Mosca “saprà che possiamo distruggere gli aerei – ha affermato Zelensky – , non attaccheranno dalla Crimea. È come con la flotta marittima: li abbiamo respinti dalle nostre acque territoriali, ora li espelleremo dagli aeroporti”.

Continua nel frattempo il pressing della Casa Bianca per sbloccare i fondi per l’Ucraina.

In una nota Adrienne Watson, portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale Usa, ha sottolineato la necessità che la Camera americana approvi urgentemente il provvedimento con gli ulteriori aiuti per Kiev.

Non va dimenticato che gli Usa sono impegnati sul fronte Medio Orientale. Nonostante le preoccupazioni per un’offensiva militare a Rafah, negli ultimi giorni l’amministrazione Biden ha autorizzato il trasferimento di miliardi di dollari in bombe e aerei da combattimento allo Stato ebraico.

Lo scrive il Washington Post, secondo il quale i nuovi pacchetti includono 25 jet F-35 per 2,5 miliardi e più di 1.800 bombe MK84 da 2.000 libbre (900 kg) e 500 bombe MK82 da 500 libbre (225 kg).

Le bombe da 2.000 libbre sono state collegate a precedenti eventi con vittime di massa durante la campagna militare a Gaza. “Abbiamo continuato a sostenere il diritto di Israele a difendersi. Il condizionamento degli aiuti non è stata la nostra politica”, ha detto un dirigente della Casa Bianca.

Nel frattempo la realtà avanza, con la costruzione di linee difensive, che potrebbero preludere ad una sorta di definizione di confini in ragione di un cessate il fuoco o di qualcosa che assomigli ad una soluzione coreana.

La residua credibilità di Zelensky è tutta da vedere.

Per non essere da meno di Joe Biden, che ha definito Putin un macellaio e un figlio di puttana, con fine senso del suo ruolo di presidente degli Stati Uniti, Zelensky ha detto che Putin è pazzo, non si sa cosa farà e, pertanto, Biden è cauto.

In un’intervista al Washington Post, riguardo la posizione del presidente USA Joe Biden, che qualcuno ha accusato di essere troppo cauto nel fornire armi all’Ucraina, Zelensky ha risposto: “Penso che sia cauto riguardo un attacco nucleare da parte della Russia”.
Secondo Zelensky l’allora presidente Barack Obama “non è stato forte contro di lui” quando Putin ha conquistato la Crimea nel 2014: “L’Europa voleva avere sicurezza al confine e grandi scambi commerciali con la Russia. Questo ha aperto la strada alla guerra con l’Ucraina”.

Licenziata Victoria Nuland, la suggeritrice in buca del teatro ucraino, Zelensky pare non avere più chi lo indirizza e, non a caso, se la prende anche con chi gli ha aperto la strada alla leadership in Ucraina.

Nel frattempo Zelensky continua con le purghe ai vertici di Kiev. L’ultima vittima è Serhii Shefir, sollevato dall’incarico di primo consigliere del capo dello Stato.

Shefir era stato nominato primo assistente del capo dello Stato il 21 maggio 2019.

La decisione di Zelensky segue altre simili dei giorni scorsi riguardanti posizioni apicali del governo e dell’ entourage presidenziale.  

Allontanato anche Oleksiy Danilov , ex segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale, inviato a fare l’ambasciatore dell’Ucraina in Moldova.

Le dichiarazioni dei leader europei si differenziano per concetti e per toni.

In occasione di un messaggio per gli auguri di Pasqua, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha ricordato le condizioni per una “pace giusta” e ha chiesto ulteriore sostegno a Kiev.

“Per molti decenni – ha ricordato Scholz – la pace in Europa si è basata su un principio fondamentale: i confini non possono essere mai più spostati con la forza. La Russia di Vladimir Putin ha infranto questo principio – ha affermato il cancelliere tedesco -, ma noi abbiamo il compito di renderlo nuovamente valido, continuando a sostenere l’Ucraina con decisione e prudenza, soprattutto perché siamo uniti dalla convinzione che la legge debba prevalere sulla violenza”.  

Netto il ministro degli esteri Antonio Tajani: “Non invieremo mai soldati italiani a combattere in guerra contro la Russia”. “Noi – ha detto Tajani – difendiamo l’Ucraina, diamo aiuti economici e militari per difendersi dall’aggressione russa, ma non siamo in guerra con la Russia. Abbiamo sempre detto che non abbiamo inviato, non inviamo e non invieremo mai soldati italiani a combattere in guerra contro la Russia. Questa posizione di equilibrio alla fine credo premi. Mi auguro che l’Europa ci segua, purtroppo manca una politica estera di difesa europea”. Alla domanda di un cronista sull’eccessiva vicinanza dell’Italia alla posizione degli Stati Uniti, Tajani ha spiegato:  “Siamo parte della Nato, dell’Ue, del G7, abbiamo sempre seguito l’azione politica nel segno della pace, non siamo sottomessi a nessuno, siamo alleati degli Usa e facciamo quello di cui siamo convinti”.

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