
di Guglielmo Brighi
Il suo pensiero storiografico in Italia e in Francia a cura di Jerome Grevy e Dino Mengozzi Franco Angeli
Nella collana della Fondazione di studi storici Filippo Turati diretta da Maurizio Degl’Innocenti e Luigi Tomassini, esce questo importante ricordo su uno degli ultimi grandi storici francesi ( 1933 – 2018 ).
Esponente di quella metodologia nota come “storia delle mentalità”, relazione che studia le realtà materiali dell’uomo con le sue rappresentazioni, mai completamente disgiunta dalla storia sociale, anzi considerata come prolungamento della stessa.
Un campo quindi “largo” e diversificato dentro la concezione braudelliana di “lunga durata”.
Andava allora risistemata la storia delle famiglie, dei lasciti testamentari, della fede, magari attraverso le fonti della repressione, quindi della trasgressione dell’ordine e delle leggi.
Qui si innesta il tema dirompente della “scristianizzazione”, i suoi conti con la Rivoluzione francese e con la storia politica, il piano “evenemenziale” dei grandi accadimenti.
Tra le nuove concezioni e le nuove riflessioni, Vovelle rafforza il suo credo giacobino e marxista fino ad arrivare al grande tema della corporeità e della morte.
Entrambi i temi dibattuti e ripresi in epoche diverse, nel Novecento i lavori di Philippe Aries e di Vovelle, faranno da stimolo anche per la storiografia italiana. Soprattutto per quanto riguarderà la morte “laica” ed il tema riscoperto della cremazione e della sua saldatura con il pieno sostegno massonico alla pratica cremazionista.
Sostegno che riuscirà a (ri)costruire una religione civile per gli italiani.





