
Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha affermato che lo Stato ebraico sta attaccando direttamente l’Iran.
La dichiarazione è arrivata durante una conferenza stampa del premier in risposta alla domanda di un giornalista che aveva chiesto perché Israele si accontentasse di attaccare i gruppi filo-iraniani piuttosto che attaccare direttamente la Repubblica islamica.
“Chi dice che non stiamo attaccando l’Iran? Stiamo attaccando l’Iran”, ha affermato il primo ministro.
Lo scorso 25 dicembre il generale dei Guardiani della rivoluzione islamica (pasdaran), Razi Mousavi, era stato ucciso in Siria in un’operazione che l’Iran ha attribuito a Israele, promettendo vendetta. Successivamente, il 3 gennaio, un doppio attentato suicida a Kerman, nel centro dell’Iran – poi rivendicato dallo Stato islamico -, ha ucciso almeno 90 persone durante la commemorazione della morte del generale Qassem Soleimani, ucciso nel 2020 a Baghdad da un attacco statunitense. Inizialmente, le autorità di Teheran hanno attribuito la responsabilità della strage a Tel Aviv, nonostante l’attentato sia stato in seguito rivendicato dallo Stato islamico.
In precedenza il premier israeliano ha affermato che l’operazione militare di Israele nella Striscia di Gaza contro il movimento islamista palestinese Hamas “continuerà su tutti i fronti finché non saranno raggiunti tutti gli obiettivi”, ma “la vittoria richiederà ancora dei mesi”. L’esecutivo “non scenderà a compromessi e vuole una vittoria totale su Hamas”, ha continuato. “Continueremo a combattere con tutte le nostre forze finché non raggiungeremo tutti i nostri obiettivi – il ritorno di tutti i nostri ostaggi – e, lo ripeto, solo la pressione militare porterà al loro rilascio, all’eliminazione di Hamas e alla certezza che Gaza non rappresenterà mai più una minaccia per Israele”, ha aggiunto.
Netanyahu ha promesso che “non ci sarà nessun partito che educhi al terrore, finanzi il terrore, mandi terroristi contro di noi”.
Il 7 ottobre scorso, dopo l’attacco di Hamas in Israele, l’esercito israeliano ha lanciato un’operazione su vasta scala nella Striscia di Gaza.
Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, durante una riunione ha affermato che Israele deve tenere in considerazione la “possibilità di un deterioramento della situazione di sicurezza nel nord”, dove negli ultimi tre mesi si sono verificati scontri con il movimento sciita libanese Hezbollah. Se dovesse verificarsi un deterioramento della situazione, “Hezbollah e il Libano pagheranno un prezzo elevato, ma ci saranno anche vittime”. Nell’intervento, Gallant ha spiegato che Israele sta lavorando per il ritorno a casa dei circa 810 mila israeliani costretti a lasciare le loro abitazioni a causa del lancio di missili dal sud del Libano. Il ministro della Difesa è intervenuto anche sulla situazione a Gaza, dove le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno lanciato un’operazione militare, in seguito all’attacco del movimento islamista palestinese Hamas il 7 ottobre 2023. “Hamas sta diventando più debole. Non ha forniture, non ha miliziani di riserva e non ha la capacità di controllare cosa sta succedendo”, ha affermato Gallant.
Il presidente israeliano Isaac Herzog parlando al Forum economico di Davos, come riporta il Times of Israel, ha affermato: “La verità è che combattiamo una guerra per la libertà del mondo”.
Herzog ha anche detto che “guardando in prospettiva al futuro dobbiamo certamente lavorare per trovare nuovi modi per avere un dialogo con i nostri vicini, ma la domanda fondamentale dopo il 7 ottobre è quali garanzie di sicurezza ci saranno per i cittadini israeliani. Quando parliamo di due Stati, la domanda preliminare è quale sicurezza per i cittadini israeliani”. “Israele vuole vivere in pace, e c’è un forte desiderio di coabitazione sia tra gli israeliani che tra i palestinesi, ma bisogna eliminare il terrorismo”, ha aggiunto.





