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IL RITORNO DI UFO ROBOT GOLDRAKE SULLA TERRA

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di Vito Sibilio

Il 2024 entrerà nella storia della cultura pop del fumetto per il ritorno di un classico degli anime giapponesi, che ha segnato una intera generazione, della quale fa parte anche lo scrivente, ossia UFO Robot Grendizer, noto in Italia come Atlas Ufo Robot Goldrake o, più correttamente, come UFO Robot Goldrake,.

Goldrake andò in onda in Giappone tra il 1975 e il 1976, come terza parte della saga di Mazinger, realizzata da Go Nagai e iniziata con Mazinger Z – il primo anime robotico del Sol Levante in assoluto – nel 1973 e proseguito con Il Grande Mazinger nel 1974, il cui leit motiv fu la costante presenza di Koji Kabuto, il cui nome fu italianizzato in Ryo nella prima serie. In Italia arrivò nel 1978 e i suoi 74 episodi furono messi in onda in tre serie tra quell’anno e il 1980. Fu il primo anime nipponico ad essere proiettato in Italia e quindi segnò prepotentemente l’immaginario collettivo, producendo persino un acceso dibattito sulla sua presunta carica diseducativa, legata alla violenza che per alcuni lo contraddistingueva e che, ad oggi, appare del tutto fuori luogo. Infatti nessuna generazione, ad oggi, è stata ed è tanto imbelle come quella cresciuta a pane e robot. In compenso il successo occidentale di Goldrake fu strepitoso, tanto più se confrontato con il più modesto riscontro avuto in patria, dove la palma d’oro era spettata a Mazinger Z, mentre Il Grande Mazinger era stato un fiasco. Le ragioni di questo successo sono molteplici: la prima è senz’altro il fatto che il pubblico occidentale scoprì con Goldrake le caratteristiche, altresì ripetitive  ma originalissime, del genere robotico degli anime, ossia della trasposizione animata dei manga, i fumetti nipponici. Le strutture dei generi di appendice o di consumo massivo, si sa, sono sempre le stesse e l’Occidente le conobbe tutte per la prima volta con Goldrake: il super robot invincibile, il pilota eroico, lo scienziato generoso che lo supporta, il team che lo sostiene, il nemico spietato e disumano che vuole conquistare il mondo per sfuggire al suo triste destino, le sue armi robotiche mostruose, le sue caratteristiche teriomorfi, le battaglie veloci e incalzanti, il finale immancabilmente vittorioso per il protagonista. Il pubblico giapponese invece le aveva già vedute, ad nauseam, nei 92 episodi di Mazinger Z e nei 56 del Grande Mazinger. Il Paese del Sol Levante aveva trovato in Goldrake, come unico vero elemento di novità, l’invasione di alieni umanoidi metamorfici e simbiotici, in quanto gli antagonisti delle serie precedenti erano esseri umani anche se manipolati biologicamente e trasformati in cyborg. In Occidente l’invasione aliena, la prima in assoluto, spopolò nell’immaginario collettivo. In Francia, dove Goldrake arrivò prima dell’Italia, questo elemento contribuì al cambiamento di tutti i nomi dei personaggi, che persero gli originali giapponesi e presero quelli desunti da vari corpi celesti, conservandoli pure nel nostro paese: il protagonista, Daisuke, divenne Actarus; Koji divenne Alcor; il professor Genzo Umon divenne il dottor Procton; Hikaru Makiba divenne Venusia, suo padre Danbei e suo fratello Goro divennero Rigel e Mizar; persino gli avversari subirono una mutazione anagrafica e il comandante supremo delle truppe aliene da Gandal divenne Minos, mentre il suo braccio destro Blacky venne chiamato Hydargos. Fortunatamente per noi, Zuril rimase com’era in originale, senza mantenere il nome francese Horus, come la sorella di Daisuke, Maria Grazia Fleed. Lo stesso destino toccò a Vega il Grande, il Re della stella omonima, della quale aveva emblematicamente adottato il nome. Lo stesso protagonista robotico, UFO Robot Grendizer, divenne UFO Robot Goldorak, che in italiano venne inglesizzato come Goldrake. Il termine Atlas venne poi forse da una mancata traduzione della guida (atlas in francese) alla serie animata, che venne incorporata nel titolo: Atlas Ufo Robot, diventando il nome proprio dell’astronave di Goldrake.

Le altre ragioni del successo di Goldrake sono senz’altro legate alle caratteristiche sue proprie. Innanzitutto il soggetto, del tutto originale. Era la storia di un principe alieno, Duke Fleed, scappato dalla stella Fleed devastata da Vega e giunto sulla Terra col suo Goldrake, dove veniva salvato da uno scienziato, Procton, che lo faceva passare per suo figlio chiamandolo Actarus. Entrambi consapevoli dell’imminente invasione veghiana, padre adottivo e figlio avevano approntato una base fortezza per Goldrake, il Centro di Ricerche Spaziali di Procton appositamente adattato. L’arrivo di Alcor dagli USA per mostrare a Procton il suo prototipo di disco volante, il TFO, aveva dato ad Actarus, dopo una diffidenza iniziale tra i due giovani, un fedele compagno di lotta. Nella fattoria chiamata Rocket Ranch, dove un improbabile cow boy piuttosto agée, Rigel, aveva accolto Actarus come fattore, questi aveva trovato in Venusia una innamorata casta e discreta e nel piccolo Mizar un fratello minore. In questo contesto, era presto iniziata una lunga e defatigante guerra contro i Mostri di Vega, le Saucer Beasts, provenienti dall’avamposto veghiano nel Sistema Solare, la Base Lunare o Skull Moon, guerra nella quale Goldrake non si risparmiò mai, né lo fecero i suoi compagni di lotta, dapprima il solo Alcor e poi anche Venusia. L’arrivo della sorella scomparsa di Actarus, Maria Grazia Fleed, aveva portato a quattro i membri del team Goldrake, formato, nella sua fase matura, oltre che dall’UFO Robot, dal Goldrake 2 o Squalo Spaziale, dal Delfino Spaziale e dalla Trivella Spaziale. La guerra aveva visto cadere dapprima il comandante veghiano Hydargos, poi giungere il geniale scienziato Zuril a supporto del generale in capo Gandal e, infine, era entrata in una fase particolarmente cruenta, quella in cui il popolo di Vega mirava ad assoggettare la Terra non solo per bramosia di conquista ma per installarvisi, essendo il proprio mondo votato ad una catastrofica esplosione. In effetti ad un certo punto lo stesso Vega il Grande aveva dovuto stabilirsi sulla Luna, salvo doverla abbandonare per un devastante e rarissimo lunamoto. Il termine del conflitto, dopo la morte in battaglia di Gandal e Zuril, era coinciso con un’ultima, fantasmagorica battaglia tra Goldrake e Vega il Grande, in cui questi era morto a sua volta dopo essere impazzito per l’oltraggio della sconfitta. Alla fine, rinata a nuova vita la stella Fleed, Actarus e Maria Grazia erano tornati sul pianeta natale, lasciando nel cuore dei piccoli spettatori una malinconia che, almeno in me oramai cinquantenne, non si è ancora del tutto estinta.

A questa trama originale, si aggiungevano sceneggiature curate e quasi sempre azzeccate in ogni puntata; la musica sinfonica del grande Shunsei Kukuchi, che in Goldrake diede il meglio di sé; la regia curata; i disegni perfetti e le animazioni avanzatissime per la tecnologia dell’epoca; la psicologia coerente dei personaggi; le caratteristiche morfologiche dei robot e dei mezzi combattenti; quella degli alieni (si pensi alla simbiosi tra Gandal e sua moglie, Lady Gandal, che viveva all’interno della sua testa e si mostrava quando la faccia del marito si apriva in due come un portone); la fantasmagoria dei colori; i suoi sapienti e possenti; una giusta dose di umorismo; il messaggio educativo di tutta la serie, basato sulla consapevolezza che la lotta, anche se giusta, è sempre un peso e una sofferenza; le figure ricche di fantasia, capaci di suscitare forti emozioni, senza cadere nell’orrorifico come in altre opere, anche riuscite, dello stesso Nagai. Per l’Italia giocò un ruolo decisivo il meraviglioso doppiaggio, tra le cui voci vale la pena di ricordare almeno quella di Romano Malaspina, che l’avrebbe prestata anche a Hiroshi Shiba e a Ryoma Nagare, i protagonisti di Jeeg Robot e Getta Robot. Una nota voglio dedicarla alla psicologia dei principali personaggi: Actarus era un autentico eroe, degno dell’epica antica, grave e pensoso nella lotta, nostalgico del proprio pianeta e amante della nuova patria, bellissimo e forte, ma gentile e generoso, votato a morte prossima per contaminazione da radioattività – anche se poi la ferita infetta regredì spontaneamente – ma non per questo meno ricco di abnegazione nel combattimento, magnanimo e coraggioso, capace di amare intensamente ma anche di contenersi per non legare al suo triste destino la giovane Venusia. Egli fu senz’altro il più riuscito dei protagonisti nagaiani. Accanto a lui anche un giovane irrequieto e fanfarone come Koji Kabuto era diventato un guerriero generoso e posato, mentre le giovani Venusia e Maria Grazia erano precocemente maturate, pur rimanendo dolce la prima e irruente la seconda. Procton, lo scienziato padre adottivo, era un vero genio, flemmatico e grave nei modi, tutto compreso nella sua grande responsabilità. Persino i nemici erano caratterizzati a tutto tondo. Vega era un tiranno smodatamente assettato di potere che alla fine si rivelò incredibilmente umano per la morte della bellissima figlia, Rubina, del tutto diversa da lui e innamorata di Actarus. Gandal era un guerriero spietato e fedele fino all’harakiri. Sua moglie Lady Gandal era una donna malvagia che non difettava di senso critico e pratico. Hydargos un soldato pieno di abnegazione e di frustrazione. Zuril uno scienziato geniale, mosso da ambizione ma pieno di affetto per il figlio. Era tutto il mondo del carattere umano che andava in scena a cartoni animati. Un grande affresco, nonostante qualche banalità e ripetitività connaturate al genere letterario e alle finalità commerciali. Ad esso si ispirarono, oltre a tre film di montaggio, nella sola Italia, decine di fumetti settimanali e mensili, albi di figurine adesive, serie di trasferelli, giocattoli e ogni specie di gadget. In parallelo agli anime e ai manga disegnati da Nagai, i manga realizzati da Gosaku Ota avevano sviluppato, attraverso le storie di Mazinga Z, Il Grande Mazinga e Goldrake, una vicenda del tutto differente, i cui nessi erano più stretti e con un retroterra narrativo che risaliva sino all’antica Atlantide, vicenda che terminava con un’apocalisse nucleare alla quale sopravvivevano solo Koji e Sayaka, la sua fidanzata storica che non compare mai nell’anime di UFO Robot.

Questo ottimo prodotto, strano a dirsi, non ebbe significative riprese o continuazioni. Il manga Garla, che doveva proseguirlo, non venne mai completato da Go Nagai. Un fumetto di prosecuzione fu fatto in Francia con il consenso dell’Autore. Questi solo nel 2007 realizzò un manga che poi divenne un anime, Grendizer Giga, in cui la storia venne parzialmente modificata, come il design dei personaggi – ispirandosi in parte a quello del mediometraggio pilota, UFO Robot Gattiger la grande battaglia dei dischi volanti –  così che il progetto risultò immeschinito rispetto all’originale. I personaggi di Goldrake sono ritornati in altri manga della galassia di Nagai: quelli femminili e quelli antagonisti nella bellissima serie a fumetti Mazinger’s Angels Z; Actarus e Maria in un cameo del visionario e dark Z Mazinger 0; lo stesso Actarus nel manga incompiuto MazinSaga, interpretando, come del resto tutti i suoi personaggi, un ruolo diverso da quello dell’anime originale. Oggi finalmente Go Nagai ha realizzato Grendizer U, che per noi è già Goldrake U. Di esso nulla conosciamo se non il design. Actarus è un adolescente e il suo Goldrake in parte simile al precedente e in parte a quello del mediometraggio pilota. Koji è un giovanissimo guerriero. Le protagoniste femminili (Sayaka, Hikaru e Maria Grazia Fleed) sono tutte graziose e accattivanti, come le due figlie di Re Vega, in cui è stato diviso il personaggio originale, comparso brevemente alla fine dell’anime col suo amore per Actarus, drammaticamente finito. Gandal è assai simile all’originale, mentre Zuril e Hydargos sono stati rivisitati. Ci sono tutte le premesse per il successo di pubblico, che non sia basato solo sull’operazione nostalgia. Anche perché le favole non hanno età, specie se dello spazio profondo.

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