
L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Abdoulaye Bathily, ha co-presieduto mercoledi a Tripoli insieme alla Turchia, presidente di turno, la prima riunione internazionale sulla sicurezza nel Paese nordafricano alla presenza di alti ufficiali militari dell’est (Cirenaica) e dell’ovest (Tripolitania).
Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova” l’Italia potrebbe organizzare la prossima riunione di questo tipo sempre nel territorio libico.
Si tratta nello specifico del Gruppo di lavoro sulla sicurezza dal Comitato internazionale di follow-up del processo di Berlino, un comitato tecnico incaricato di portare avanti la “pista” relativa al comparto della sicurezza (le altre due sono di tipo “politico” ed “economico”), come parte della road map delle Nazioni Unite approvata, appunto, nelle conferenze di Berlino 1 (gennaio 2020) e di Berlino 2 (giugno 2021). All’incontro hanno partecipato anche i membri del Comitato militare misto libico 5+5, che rappresentano le forze armate del generale Khalifa Haftar, basate ad est, e quelle affiliate al Governo di unità nazionale (Gun) del premier Abdulhamid Dabaiba, con sede nell’ovest. Si è trattato della prima sessione di questo tipo nel territorio libico.
All’incontro hanno partecipato anche gli altri co-presidenti del Gruppo di lavoro sulla sicurezza, ovvero Regno Unito, Italia, Francia, Unione africana, alla presenza dei rappresentanti di Algeria, Egitto, Germania, Olanda, Svizzera, Emirati Arabi Uniti, Russia e Unione europea. Hanno preso parte da remoto all’incontro, tramite videoconferenza, anche i rappresentanti d Stati Uniti e Lega degli Stati arabi. Nel suo intervento, l’inviato Onu ha espresso l’auspicio che “questo sia il primo di altri incontri del Gruppo che potrebbero tenersi in diverse regioni della Libia, il che contribuirà sicuramente a far avanzare il processo politico, creando le condizioni adeguate per l’organizzazione di elezioni libere ed eque nel 2023 e l’accettazione dei suoi risultati da tutte le parti”. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova” da fonti libiche, non ci sono proprio turni di presidenza del Gruppo di lavoro sulla sicurezza. Di volta in volta uno dei co-presidenti organizza gli incontri. La sessione di Tripoli si è tenuta su iniziativa della Turchia, ma il prossimo turno probabilmente lo organizzerà l’Italia – verosimilmente sempre in Libia.
L’obiettivo di questi incontri è attuare il cessate il fuoco in vigore dall’ottobre 2020, aiutare la Libia ad unificare l’esercito, reintegrare le milizie nelle forze regolari ed espellere i combattenti e i mercenari stranieri presenti sul territorio del Paese nordafricano. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova” da fonti libiche nelle scorse settimane, il primo passo verso la riunificazione dell’esercito della Libia, Paese ad oggi diviso fra due amministrazioni rivali a Tripoli e a Bengasi, potrebbe essere la creazione di una forza congiunta da inviare nel sud. L’idea è quella di creare inizialmente tre battaglioni in rappresentanza della Tripolitania (ovest), Cirenaica (est) e Fezzan (sud) per intervenire nelle regioni meridionali, con un comandante che dipenda dai due capi di Stato maggiore: il generale Mohamed Al Haddad, che fa capo al Governo di unità nazionale di Tripoli, e il generale Abdelrazek al Nadori, comandante designato dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) con quartier generale ad Ar Rajma, poco fuori Bengasi. L’avvio della riunificazione dell’esercito libico permetterebbe dunque di migliorare la situazione nel sud, anche a vantaggio dei Paesi del Sahel che soffrono per l’instabilità libica. Si tratta di un passo cruciale, dunque, che si scontra però con molte difficoltà sul terreno: dalle controversie legate alla catena di comando al problema dell’equipaggiamenti militari. Le parti libiche vorrebbero che fosse la Comunità internazionale ad armare i tre battaglioni, ma c’è il problema dell’embargo delle Nazioni Unite.





