
I paesi della Cop28 hanno approvato all’unanimità a Dubai il documento che chiede una “transizione” verso l’abbandono dei combustibili fossili.
In apertura della sessione plenaria che conclude la Conferenza sul clima, i delegati hanno adottato la bozza preparata dagli Emirati Arabi Uniti, innescando una standing ovation e prolungati applausi liberatori, dopo che per giorni sembrava che tutto potesse naufragare.
Si tratta di una “decisione storica per accelerare l’azione per il clima”, ha affermato Sultan Al Jaber, presidente della Conferenza, “abbiamo gettato le basi per realizzare un cambiamento”, ma la decisione storica sembra più un gioco di parole che allude la gioco delle tre carte.
L’accordo è stato raggiunto dopo due settimane di intensi negoziati in cui quasi 200 nazioni hanno discusso su come affrontare collettivamente la crisi climatica.
L’accordo, approvato per consenso in plenaria, invita gli Stati ad avviare una transizione dai combustibili fossili, “in modo ordinato ed equo, accelerando l’azione in questo decennio critico, al fine di raggiungere l’obiettivo di emissioni zero” nel 2050.
Se le parole hanno un senso, si invitano gli Stati, affinché in modo ordinato ed equo, si raggiunga l’obiettivo nel 2050.
Ci sono davanti circa trent’anni, durante i quali tutto è possibile e, soprattutto, è possibile che si raggiunga il vero risultato del Cop28, ossia il rilancio dell’energia nucleare che le teorie green volevano togliere di mezzo, come ha dimostrato la Germania. Fu infatti Angela Merkel a decidere la svolta e a dichiarare che le centrali sarebbero state chiuse entro il 2022, termine slittato al 2023.
Vediamo cosa dice il testo, stando a quanto riferiscono le agenzie.
Il mondo deve compiere “una transizione dai combustibili fossili” entro il 2050.
Il termine inglese “transition away” è ambiguo e soggetto a interpretazione, riconoscono gli esperti. L’obiettivo è il 2050, ma non è chiaro se entro quella data, fondamentale secondo il calendario della battaglia sul clima, i Paesi dovranno aver abbandonato completamente la loro dipendenza dall’energia fossile.
“Transitioning away from fossil fuels” è traducibile come una transizione ad allontanarsi dalle fonti fossili o più semplicemente “allontanarsi”, più debole di “phase out”: eliminazione graduale.
L’accordo non ha incluso, pertanto, un impegno esplicito a eliminare o ridurre gradualmente i combustibili fossili, come richiesto da molti Paesi. È stato invece raggiunto un compromesso che invita i Paesi a contribuire agli sforzi globali per abbandonare i combustibili fossili nei sistemi energetici “in modo giusto, ordinato ed equo, accelerando l’azione in questo decennio critico, in modo da raggiungere lo zero netto entro il 2050, in linea con la scienza”.
Il testo invita per la prima volta i Paesi a intraprendere un’eliminazione dei combustibili fossili, ma non può imporre loro di farlo e contiene “una lunga serie di scappatoie” che impediranno al mondo di ridurre le emissioni di gas serra in modo sufficientemente drastico.
Il documento sollecita lo sviluppo di un insieme di “tecnologie a zero e basse emissioni”, tra cui “le energie rinnovabili, il nucleare, le tecnologie di abbattimento e rimozione, come la cattura e l’utilizzo del carbonio e lo stoccaggio, in particolare nei settori difficili da abbattere, e la produzione di idrogeno a basse emissioni”.
E qui sta forse la novità più interessante: il rilancio del nucleare.
Guarda caso, l’Arabia Saudita sta lavorando per avviare in futuro la produzione di uranio per lo sviluppo del programma nucleare nazionale e per l’eventuale esportazione, come ha annunciato l’11 gennaio scorso il ministro dell’Energia saudita, Abdulaziz bin Salman.
Riad ha intenzione di costruire 16 reattori nucleari per un investimento complessivo di 80 miliardi di dollari con l’obiettivo di ridurre la sua dipendenza dal settore degli idrocarburi.
La COP28 era iniziata il 30 novembre con un accordo, dopo appena un anno di negoziati, per la creazione di un fondo per danni e perdite per i Paesi più colpiti dal cambiamento climatico. Per la Cop era l’edizione dei record: la presidenza degli Emirati aveva raccolto a Dubai più di 80.000 delegati e il rappresentante nazionale, Sultan Al Jaber, che è anche il capo della compagnia petrolifera del Paese, cercava “un accordo storico”. Ma la prima bozza aveva finito per suscitare indignazione: invitava a malapena i Paesi a prendere in considerazione “la riduzione del consumo e della produzione di combustibili fossili “.
La prossima COP29, che si terrà a Baku, in Azerbaijan, altro importante produttore di petrolio.
L’Azerbaijan è uno dei principali fornitori di petrolio greggio del nostro Paese. Alla fine del 2022 l’Italia aveva incamerato circa 8,9 mil di tonnellate di greggio azero, pari al 34% del totale del petrolio esportato dal paese caucasico ed al 14,4% dell’intero import nazionale italiano.
Azerbaigian ha grandi riserve di petrolio e di gas naturale.





