
di Sergio Restelli
L’attacco del 7 ottobre rimane una ferita aperta nella società israeliana,ma rappresenta anche un punto di svolta per la sicurezza nazionale e la politica regionale.
Israele e il massacro del 7 ottobre: il fallimento della sicurezza e le conseguenze dell’indagine interna.L’attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas contro il sud di Israele ha rappresentato una delle più gravi crisi della sicurezza israeliana nella storia recente.L’indagine interna condotta dall’esercito israeliano (IDF) ha confermato che si è trattato di un “fallimento totale” della difesa dello Stato ebraico,con conseguenze devastanti per la popolazione civile e per la fiducia nelle capacità delle forze di sicurezza.
L’attacco: una pianificazione meticolosa e un colpo devastante
Secondo l’indagine dell’IDF,l’offensiva di Hamas ha visto la partecipazione di circa 5.600 terroristi,che hanno attaccato il territorio israeliano in tre ondate. L’azione è stata caratterizzata da:
Un massiccio lancio di razzi per sovraccaricare il sistema di difesa Iron Dome, che non è riuscito a intercettare tutte le minacce.
L’uso di droni e attacchi mirati alle infrastrutture di sorveglianza israeliane, che hanno reso cieco il sistema di controllo lungo il confine con Gaza.
•L’infiltrazione via terra, aria e mare,con terroristi che hanno abbattuto le recinzioni di sicurezza e attaccato direttamente comunità e basi militari israeliane.Attacchi mirati a civili: Hamas ha preso di mira kibbutz e cittadine lungo il confine,compiendo massacri e rapimenti su larga scala.
La rapidità dell’assalto e la sua brutalità hanno lasciato Israele sotto shock, evidenziando gravi lacune nella preparazione dell’IDF.
Un’intelligence cieca: perché Israele non ha visto arrivare l’attacco
L’inchiesta ha rivelato che, prima del 7 ottobre,Israele non considerava Hamas una minaccia strategica significativa.Alcuni dei motivi di questa errata valutazione includono:
1. Sottovalutazione delle capacità di Hamas – Si credeva che il gruppo fosse principalmente focalizzato sul governo di Gaza e non cercasse una guerra totale con Israele.
2. Eccessiva fiducia nelle barriere di sicurezza – La recinzione al confine con Gaza, dotata di sistemi di sorveglianza avanzati, era considerata un deterrente sufficiente per prevenire qualsiasi infiltrazione.
3. Distrazione strategica – L’intelligence israeliana era concentrata su minacce ritenute più gravi, come l’Iran e Hezbollah, trascurando i segnali di un’imminente offensiva di Hamas.
4. Assenza di un’alternativa a Hamas – Nonostante fosse visto come un regime ostile, non vi era stata alcuna strategia per contrastarne il rafforzamento o per sostenere un’alternativa politica a Gaza.
Questa serie di errori di valutazione ha lasciato il sud di Israele vulnerabile a un attacco che ha colpito in modo devastante.
La risposta israeliana: caos iniziale e reazione militare
Nel giorno dell’attacco,le forze israeliane sono state colte completamente di sorpresa. Le unità di stanza al confine con Gaza erano in numero ridotto, adeguate solo per gestire minacce quotidiane,non un’invasione su larga scala. Le comunicazioni sono state interrotte e le truppe hanno impiegato ore per organizzare una risposta efficace.Nei giorni successivi, Israele ha lanciato un’offensiva militare su larga scala contro Hamas a Gaza,con l’obiettivo di distruggere la sua rete operativa e liberare gli ostaggi.Tuttavia,la crisi ha avuto conseguenze profonde sulla politica interna e sulla percezione della sicurezza nel paese.Le conseguenze politiche e militari.Il Capo di Stato Maggiore dell’IDF, generale Herzi Halevi, ha pubblicamente riconosciuto il fallimento, dichiarando:”Mi assumo la responsabilità.Ero il comandante dell’esercito il 7 ottobre e mi assumo la piena responsabilità di fronte a voi.”
Questa ammissione non ha però placato le polemiche.In Israele,il governo Netanyahu è stato criticato per non aver prevenuto l’attacco e per aver mantenuto una strategia basata su un fragile equilibrio con Hamas, invece di neutralizzarlo preventivamente.Lezioni apprese e cambiamenti futuri
L’inchiesta ha portato a una revisione completa della strategia di sicurezza israeliana. Alcune delle misure chiave adottate includono:
• Rafforzamento del confine con Gaza con un maggiore dispiegamento di truppe e una revisione delle difese tecnologiche.
• Maggiore attenzione dell’intelligence alle capacità militari di Hamas, per evitare sottovalutazioni future.
• Revisione della politica di sicurezza nazionale, per bilanciare meglio le minacce provenienti dall’Iran, Hezbollah e Gaza.
L’attacco del 7 ottobre rimane una ferita aperta nella società israeliana,ma rappresenta anche un punto di svolta per la sicurezza nazionale e la politica regionale.





