

Segue dal Grande Gioco (1) – https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/21437-2025-il-grande-gioco-1-preparativi-e-minacce-via-etere.html
Giuseppe Arnò, direttore de La Gazzetta Italo-Brasiliana, ci propone un’opinione sugli scivoloni di Putin. Opinione che, come tutte le opinioni, è rispettabilissima, anche se non ha alcun rapporto con la realtà.
Non amando la censura, il Nuovo Giornale Nazionale pubblica molto spesso opinioni, soprattutto quando sono suffragate da dati che ne supportano un rapporto con la realtà, anche se questa è vista da angolature particolari e anche opinioni del tutto fantasiose. Anche queste servono a capire cosa bolle in pentola.
Quando le opinioni sono slegate da ogni rapporto con la realtà, sono da categorizzare come trasposizioni di illusioni o propaganda.
L’opinione di Giuseppe Arnò mi offre l’occasione per fare il punto sulla questione, in quanto Il Nuovo Giornale Nazionale, con grande fatica, tende a fornire al lettore, dati, analisi di esperti e soprattutto di analisti o documenti Osint (Open source intelligence, altrimenti dette fonti aperte).
Scrive Giuseppe Arnò: “Putin: i negoziati della disperazione? L’apertura del Cremlino a negoziati di pace, proposti dal premier slovacco Robert Fico, sembra più una mossa dettata dalla disperazione che da un effettivo desiderio di risoluzione. Con il Donald Trump bis alla Casa Bianca previsto per gennaio 2025, Putin spera in un clima più benevolo, ma sa bene che gli ostacoli restano, eccome! L’Ucraina, dal canto suo, non intende cedere, almeno sino ad ora, sulle questioni territoriali, né accettare compromessi che mettano a rischio la sua sovranità. E mentre l’Occidente cerca faticosamente una posizione condivisa, lo scenario che si profila appare sempre più complesso”.
Non mi pare che Putin abbia aperto a negoziati per disperazione, dal momento che le dichiarazioni ufficiali sue e del ministro degli Esteri Lavrov dicono alcune cose precise: la Russia proseguirà il conflitto fino al raggiungimento dei suoi obiettivi, non accetterà alcun congelamento della guerra e firmerà un documento dove ci siano impegni precisi, tra i quali e per primo che l’Ucraina non entri nella Nato, né ora, né mai.
Zelensky, che ha detto che non tratterà mai con Putin, perché è un pazzo, in un video a Capodanno su X ha affermato: “Facciamo in modo che il 2025 sia il nostro anno, l’anno dell’Ucraina. Sappiamo che la pace non ci sarà data. Ma faremo di tutto per fermare la Russia e porre fine alla guerra. Non ho dubbi che il nuovo presidente americano Donald Trump sia disposto e in grado di raggiungere la pace e porre fine all’aggressione di Putin”.
Donald Trump, fino a ieri ritenuto un fanfarone amico dello zar, ora diventa colui che è in grado di porre fine all’aggressione di Putin.
Come? Senza cedere territorio? Convincendo Putin a lasciare che l’Ucraina entri nella Nato? Riempiendo di soldi e di armi Kiev?
Tatarigami, un analista Osint ucraino, ex militare e uno dei più apprezzati osservatori del conflitto, su X ha raccontato la storia della 155° Brigata, soprannominata “Annadi Kiev” e composta da 2300 elementi, 1700 dei quali si sono resi latitanti al primo impatto con il fronte. “Con oltre 1.700 soldati andati a AWOL (acronimo di absent without leave – assente senza permesso, ndr) dalla 155a Brigata prima dello spiegamento in combattimento, questo dovrebbe servire come un atto d’accusa al CiC Alekander Syrsky. La brigata era armata con armi occidentali è addestrata in Francia, quindi il problema è nel fallimento organizzativo e di leaderhip”.
Non è la prima volta che i vertici militari e politici ucraini vengono accusati di incapacità e non è la prima volta che gli insuccessi fanno sì che il capo di Stato maggiore sia licenziato.
Ieri, scrive il Kyiv Indipendent, il ministro della Difesa Rustem Umerov ha annunciato che l’Ucraina effettuerà una revisione completa del comando delle forze di terra, che sarà condotta dall’Ispettorato principale del Ministero della Difesa. “La vittoria richiede un’analisi approfondita dell’esperienza e una comprensione onesta degli errori”, ha affermato Umerov. L’obiettivo della revisione è valutare le strutture gestionali, i processi e la conformità alla legislazione per sostenere le riforme e migliorare l’efficacia sul campo di battaglia.
Syrsky, che ora è sotto il tiro della critica, è il responsabile, dietro suggerimento inglese, della follia dell’invasione del territorio di Kursk, dove l’Ucraina ha impiegato, distogliendole da altri fronti, le migliori brigate per un colpo di teatro riuscito in termini propagandistici, ma durato lo spazio di un mattino.
Ormai la vicenda Kursk si sta avviando alla conclusione con la fine dell’invasione e con la messa in discussione di Syrsky.
Giuseppe Arnò scrive: “Un colosso dai piedi d’argilla. Questa è l’immagine della Russia: mentre il Cremlino pompeggia sicurezza, l’evidenza dipinge tutt’altro e cioè una Russia sofferente, debilitata. Persino Vladimir Putin, nonostante la sua decisa arte del parlare, lascia trapelare un’amara consapevolezza: la facciata di potenza è pura retorica. Gli effetti letali della guerra in Ucraina, la ritirata dalla Siria, le sanzioni occidentali e il malcontento interno stanno sconvolgendo un’economia che fino a poco fa sembrava protetta da una cupola di vetro inscalfibile”.
Gli effetti letali della guerra in Ucraina, per ora sono quelli denunciati dalle fonti ucraine non asservite alla propaganda. La ritirata dalla Siria è tutta da vedere, in quanto è del tutto chiaro che l’allontanamento di Assad è avvenuto senza la minima resistenza, la qual cosa fa pensare a un accordo tra tutte le parti in gioco, a cominciare dalla Turchia, da Israele e dagli Stati Uniti ed è impensabile che la Russia, che non ha fatto alcuna resistenza, non abbia concordato qualcosa che riguardi le sue basi sulla costa, in territorio, peraltro, alawita (Assad a Mosca serve, probabilmente, per mantenere un rapporto stretto con gli alawiti).
Anche la vicenda dei coreani che, dicono osservatori al fronte, non si fanno catturare e preferiscono farsi saltare con un a granata, va vista in un’ottica più ampia. Putin, ingaggiando i nord coreani, ha fatto della zona di Kursk una palestra per chi da oltre settanta anni si esercita a fare la guerra senza averne mai vista davvero una. Non è un caso che i nord coreani presenti in Russia siano appartenenti a forze speciali e destinati a istruire i loro commilitoni in Corea. Non a caso la Corea del Sud è fortemente preoccupata.
Putin, stringendo i rapporti con la Corea del Nord la sottrae all’influenza cinese e si predispone ad una proiezione nell’area del Pacifico, dove è del tutto assente se non nella parte più a nord.
La Corea del Nord confina, per un breve tratto, con la Russia e ha una serie di porti (Ch’ongjin, Haeju, Hungnam, Nampa, Songnim, Sonbong (ex Unggi), Wonsan) che si affacciano sul Mar Giallo e sul Mar del Giappone, ossia sulle aree del Pacifico dove sta acuendosi la crisi tra Usa e Cina.

Non è impossibile che dietro le quinte ci sia un interesse a stabilire una base navale russa in territorio nord coreano.
Quando si guarda al conflitto ucraino, ormai, si deve allargare l’orizzonte al Grande Gioco, dove tutto è collegato.
Giuseppe Arnò ci offre come pezza d’appoggio dell’idea che la Russia stia molto male economicamente l’analisi di tale Mark Sobel, il quale, scrive Arnò “è categorico: la Russia è sull’orlo di una crisi sistemica. Le sue politiche economiche, programmate per finanziare una guerra lampo, non possono sopportare oltre il peso di una guerra «giugurtina». Ecco una conferma in numeri: l’inflazione sfiora il 9%, il rublo è in caduta libera e il tasso di interesse ufficiale è schizzato al 21%. Gli investimenti sono congelati, soffocati dai controlli sui capitali e il boom dei costi della spesa militare distrae fondi destinati a settori vitali come sanità, infrastrutture, educazione e quant’altro di pubblica utilità”.
Mark Sobel è uno dei massimi esperti in forza all’Omfif.
The Official Monetary and Financial Institutions Forum (OMFIF) è un think tank che si occupa di banche centrali, pubblici investimenti, politica economica. Con team a Londra e negli Stati Uniti, OMFIF si concentra su temi di politica e investimento globali relativi a banche centrali, fondi sovrani, fondi pensione, regolatori e tesorerie. Gli investitori pubblici globali con asset investibili di 43 trilioni di $ sono al centro di questa rete.
Fondato nel 2020 da David Marsh, che ne è stato il presidente, il pensatoio britannico, è vicino agli ambienti dei servizi inglesi.
Ora, è noto che gli inglesi, in questa vicenda bellica, rappresentano la parte dei falchi, come hanno dimostrato più volte.
Dopo un calo del PIL del 2,1% nel 2022, alcune previsioni suggerivano un’ulteriore contrazione nel 2023, ma dati recenti mostrano una ripresa economica superiore alle aspettative, con una crescita stimata del 2,6% per il 2024. Questa crescita è supportata da un aumento delle spese militari, che rappresentano circa il 6% del PIL.
La Russia è diventata sempre più un’economia di guerra, con un aumento significativo delle spese militari che ha stimolato la domanda interna ma ha anche creato tensione sul mercato del lavoro e ha contribuito all’inflazione.
Il tasso di inflazione annuale in Russia è salito all’8,9% a novembre 2024, rispetto al minimo di cinque mesi dell’8,5% del mese precedente, superando le previsioni del mercato dell’8,7%. Sono stati registrati aumenti dei prezzi per i servizi (+11,4% rispetto a +11,3% di ottobre) e per gli alimentari (+9,9% rispetto a +9%), mentre la crescita dei prezzi dei prodotti non alimentari è rimasta stabile al 5,7%. Su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dell’1,4% a novembre, il più alto dall’aprile 2022, leggermente al di sopra delle stime di mercato dell’1,3%. Fonte: Federal State Statistics Service.
La disoccupazione è ai minimi storici grazie agli impieghi nel settore militare.
La dipendenza dalle risorse energetiche e dagli investimenti militari solleva dubbi sulla sostenibilità a lungo termine dell’economia russa. La capacità produttiva è al massimo, ma la mancanza di accesso a tecnologie occidentali e la perdita di capitale umano (a causa di mobilitazione e emigrazione) potrebbero danneggiare il potenziale economico futuro.
Il problema non è di oggi e nemmeno di domani.
Le sanzioni, continuamente aggirate, hanno danneggiato anche e soprattutto le economie occidentali. Le triangolazioni, più volte denunciate, hanno fatto sì che le sanzioni abbiano avuto, nel breve periodo, pochi effetti.
Sul piano degli armamenti la Russia riesce meglio dell’Occidente ad attivare l’industria bellica e la fine delle riserve dell’Urss è prevista per il 2026, ma nel frattempo l’Ucraina avrà esaurito anche gli uomini.
Si è fatto un gran clamore sul blocco del gas russo da parte di Kiev, ma ancora una volta siamo di fronte a pura e semplice propaganda.
Ormai l’Europa dipende dal gas russo che arriva via gasdotto per il solo 10 per cento, facilmente rimpiazzabile. La notizia, come al solito, ha favorito la speculazione con il conseguente rialzo dei prezzi.
A pagare le spese della decisione di Kiev è la Moldavia.
La regione moldava della Transnistria è senza acqua calda e riscaldamento dopo che l’Ucraina ha interrotto il passaggio di gas russo.
Zelensky, come al solito, in un delirio di propaganda, ha definito il blocco del gas russo come la più grande sconfitta di Putin. Se non fossimo di fronte a fatti tragici, dovremmo dire che siamo alle comiche.
Il fatto è che Putin si è infilato nella follia di Kiev, facendo saltare il tavolo.
In teoria la Russia avrebbe potuto continuare a fornire il proprio gas alla Transnistria e quindi al resto della Moldavia utilizzando un altro gasdotto, il TurkStream. La Russia però ha deciso di non farlo, motivando la decisione con un presunto debito mai pagato da parte della Moldavia.
La Transnistria è una regione separatista e filorussa, quindi già di per sé critica del governo moldavo, e vive in condizioni molto precarie e di povertà generalizzata. Al contempo è anche la regione che più soffrirà per l’assenza di gas, dato che il resto della Moldavia ormai da tempo si è avvicinato all’Unione Europea e compra altrove il gas.
Non è impossibile che la mancanza di gas e di energia elettrica sia attribuita a Kiev e alla Moldavia, con possibili sollevazioni e destabilizzazione dell’area.
La Russia potrebbe utilizzare il malcontento per aprire un nuovo fronte anti Kiev che metta alle strette Odessa. Vedremo.
Riguardo, infine all’isolamento della Russia, al di là della propaganda inglese (gli Usa ci stanno ripensando) sarebbe opportuno guardare con attenzione a cosa sta avvenendo in alcuni paesi dell’Unione Europea e della Nato, dove vincono leader di destra e filo russi.
Bearsi di fantasie che vedono Putin sconfitto, delirante, scosso all’interno e via discorrendo serve solo a mettere in atto logiche consolatorie e devianti che lasciano il tempo che trovano.
Forse sono gli scenari che ottundono le menti dell’MI6, mentre la Marina Inglese non è in grado di reclutare marinai da mettere sulle portaerei. Forse di questo dovrebbero occuparsi gli inglesi, assieme agli americani che vedono tragicamente calare l’arruolamento.
Non è più tempo di propaganda, con buona pace degli inglesi.





