
di Silvero Allocca
Come spesso accade nella storia e soprattutto in vicende come quella, alquanto oscura, cui abbiamo assistito e stiamo assistendo in questi ultimi giorni in Russia, ciò che appare può essere molto diverso da ciò che si vuole a tutti i costi far apparire.
Nello specifico, a mio avviso, il pronunciamento della Wagner potrebbe anche essere stato un abile escamotage ben congegnato per disinnescare il pericolo di un prossimo tentativo di golpe –questa volta vero– architettato abilmente da certi ambienti moscoviti in combutta con oligarchi sin qui obtorto collo, o semplicemente opportunisticamente, vicini al Presidente della Federazione Russa, come sembrerebbero dimostrare diversi fatti e dichiarazioni, a partire dalle voci circolanti sulla ritenuta prossima (o già avvenuta?) estromissione del Ministro della Difesa della Federazione Russa, Gen. Sergej Kužugetovič Šojgu (accusato a più riprese da Prigozhin di essere contrario all’Operazione Speciale) e del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate russe, Gen. Valery Vasil’evič Gerasimov.
Il dubbio in queste ore viene alimentato da circostanze alquanto singolari come quella della presunta presenza ieri, 26 Luglio 2023, del Ministro della difesa Šojgu sul fronte Ucraino, presenza segnalata dall’agenzia di stampa russa Ria Novosti e documentata perfino fotograficamente, ma nonostante questo ancora presunta per via dell’interessante il rilievo fatto da alcuni blogger militari russi stando ai quali la visita di Šojgu non sarebbe del 26 bensì del 23 Luglio 2023 (venerdì scorso): un rilievo che infittisce il mistero in quanto l’immagine in questione sarebbe stata diffusa dal Ministero della Difesa russo
Ed in questo senso potrebbe arrivare una conferma – ma il tutto dovrà essere valutato, alla luce degli eventi futuri, caso per caso – dall’apparente fuga di diversi oligarchi i cui jet sarebbero decollati in fretta e furia, destinazione estero, nei momenti più concitati del presunto golpe, a partire dal Gulfstream G650 attribuito a Vladimir Olegovič Potanin (ex primo vice primo ministro della Federazione Russa nonché uomo d’affari, oligarca e miliardario, tra i più ricchi della Russia e tra i primi 55 al mondo con un patrimonio netto, secondo Forbes, di 28 miliardi di dollari nel 2021) partito, secondo i tracciati di FlightRadar24, da Vnukovo diretto a Istanbul. Per inciso altre destinazioni sembrerebbero essere state Bodrum, Baku, Tel Aviv e Dubai.
Tra gli altri in ‘fuga’, diversi osservatori avrebbero segnalato anche il Bombardier BD-700 Global Express di presunta proprietà dell’oligarca Arkady Rotenberg, fondatore della più grande società di costruzione di oleodotti del Paese, atterrato a Baku.
La domanda a questo punto più che legittima è: le loro partenze potrebbero essere legate ai rapporti con Šojgu e Gerasimov e a quella che, ogni ora che passa, sembra essere stata una mossa tattica per sventare un vero e proprio tentativo di colpo di Stato orchestrato da Šojgu, un colpo di Stato che, in ultima analisi, potrebbe essere stato favorevolmente visto da molti oligarchi (sin qui ufficialmente fedeli a Putin per accrescere i propri patrimoni) non più disposti a farsi carico delle crescenti incertezze correlate al futuro, al momento alquanto indefinito ed indefinibile, assetto globale postbellico?
Secondo le conclusioni di un interessante articolo di Tatyana Rybakova pubblicato il 21 aprile 2023 e intitolato “Diritti di nascita per il brodo. Come Putin ha conquistato l’obbedienza degli oligarchi“, ci sono innumerevoli ragioni per cui gli oligarchi russi potrebbero essere disposti a guardare con favore a una cacciata di Putin anche alla luce del pacchetto di sanzioni previsto, l’undicesimo, che il 23 aprile di questo mese ha ricevuto il via libera anche dalla Commissione europea.
Il fondatore di Wagner, all’annuncio della propria ritirata, ha sottolineato che i suoi uomini avevano marciato per 200 chilometri in direzione di Mosca e che in quel periodo non avevano “versato una sola goccia di sangue dei nostri combattenti“. “Ora è arrivato il momento in cui il sangue può essere versato. Perciò, per evitare che ciò accada, riportiamo indietro le nostre colonne e andiamo nella direzione opposta, verso i campi di battaglia rispetto al piano“. Quale fosse questo piano, Prigozhin non lo ha spiegato, così come non ha commentato il “negoziato” con il presidente bielorusso, negoziato di cui la presidenza ha dato conto a Minsk. L’annuncio di Prigozhin è arrivato mentre il convoglio di mercenari si stava avvicinando alla periferia di Mosca: secondo l’agenzia di stampa Reuters, il convoglio contava circa 5.000 uomini ed era guidato dal comandante di Wagner Dmitry Utkin. Un colpo di Stato con 5.000 uomini? Se fosse vero, allora potremmo credere anche a Babbo Natale.
Il motivo di tanto clamore lo troviamo, a quanto pare, ben spiegato in un documento pubblicato oggi sulla pagina Telegram denominata “Gruppo Wagner Z/Z PMC Wagner’Z“, che recita testualmente:
“L’Ufficio del Procuratore Generale ha riscontrato incongruenze procedurali nella decisione dell’FSB di avviare un procedimento penale contro Yevgeny Prigozhin – il caso penale è stato chiuso. Non c’erano motivi di eccitazione.
Utkin, Prigozhin, Lukashenka e Dyumin (nota: l’ex guardia del corpo di Putin) inizieranno ora (nota: il comunicato è delle 17:37 ora di Mosca del 25 giugno 2023) il loro incontro a Mosca. I risultati di tutto questo saranno resi noti domani mattina dagli editoriali dei media sulle detenzioni e sulle dimissioni.
Dyumin dovrebbe iniziare la sua giornata lavorativa in mattinata presso la sede del Distretto Federale Meridionale della Regione di Mosca, dove sarà presentato in una nuova posizione. Il colonnello generale dell’esercito Aleksey Gennadievich Dyumin porterà a termine gli obiettivi e i compiti del Distretto militare settentrionale e ripristinerà l’ordine.
Fonte: I siloviki hanno raccolto tutti i documenti su Shoigu e sul rappresentante più danaroso del Ministero della Difesa, Tsalikov, che in precedenza erano stati ostacolati. In questo momento ci sono cambiamenti nel Ministero della Difesa.
Nella nuova struttura di comando, sotto la guida di Dyumin, il capo di stato maggiore sarà Surovikin, parte dei caccia WAGNER PMC saranno inclusi in un’unità strutturale separata del Ministero della Difesa russo. Per quanto riguarda i viceministri, solo Alekseev e Yevkurov manterranno le loro posizioni”.
E a questo punto la notizia per eccellenza è emersa dallo stesso documento, che testualmente ci fa sapere che: “Prigozhin stesso sarà responsabile di un nuovo grande progetto sul territorio della Bielorussia”.
E ancora: “Insieme, tutti gli obiettivi del NWO (nota: Nuovo Ordine Mondiale) saranno raggiunti dalla Russia entro la fine del 2023. Parte delle imprese di difesa e dei progetti strategici saranno ritirati dalla struttura di Rostec. Alcune attività e imprese di progettazione saranno sottratte a Roskosmos per rafforzare il gruppo delle forze satellitari e aerospaziali. Il Ministro dell’Industria sarà sostituito”.
E come se non bastasse ecco come tutto questo è stato accolto sulla pagina di Wagner: “Inizia una crociata contro gli scagnozzi di Rostec. Anche nelle sedi dei capi dei comuni e delle regioni, nelle strutture superiori, fino all’amministrazione presidenziale.
Tutte le PMC (indipendentemente da Gazprom, Rostec o Roskosmos) firmeranno contratti con la Regione di Mosca e cesseranno di essere strutture di imprese statali. Verrà affrontata la formazione di nuove risorse MOSH, tra cui l’istruttore della PMC Wagner. La stessa struttura di Wagner riceverà uno status giuridico unico che le permetterà di dialogare non solo con le autorità russe, ma anche con i governi di altri Stati”.
Nel frattempo, Wagner dista 100 km da Kiev…





