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VISITATORI INTERSTELLARI

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L’astronomo di Harvard Avi Loeb è stato sommerso da critiche e sberleffi per aver ipotizzato l’origine artificiale del corpo celeste denominato 3I/Atlas. Il mondo accademico, noto per conservatorismo blindato, non può nemmeno considerare possibile che esistano civiltà stellari avanzatissime in grado di viaggiare negli spazi profondi. Il pierangelismo è un vizio non solo italico.

Anticamente l’Umanità considerava ieratica la casta dei sapienti; si era resa conto della imperscrutabilità di molti misteri del Creato e di quello in cui ci si può imbattere spingendo troppo sull’acceleratore della curiosità, privi del freno della saggezza che può evitare deragliamenti catastrofici quando la corsa alla conoscenza diviene folle. Quando la scienza si piega ai dettami della politica e del complesso militare-industriale, nascono mostri come la bomba atomica ed altre diavolerie di distruzione di massa. Per cui gli scienziati non sono dei verginelli, anzi.
Io dubito che la conquista del sapere avvenga in modo ordinato e lineare. La conoscenza, per me come per Socrate e Platone (sono in buona compagnia), si raggiunge attraverso lo scambio – spesso incoerente – di ipotesi, opinioni, teorie con altri pensatori oltre che con sé stessi. Le posizioni opposte potrebbero portare all’illuminazione. La conoscenza non è una struttura architettonica, ma assomiglia a un campo di forze, in cui l’identità di ogni parte è determinata dalla sua posizione nel tutto e non ha significato se non nel contesto. Poi c’è un’altra fonte di conoscenza. Sempre per rimanere nell’ambito scientifico, mi rifaccio alle intuizioni fenomenali del matematico autodidatta indiano Srinivasa Ramanujan (1887-1920). Era la dea Namagiri, secondo lui, la fonte che lo ispirava e che gli appariva in sogno svelandogli i segreti dei numeri. Potete ben capire lo scetticismo dei parrucconi inglesi del Trinity College di Cambridge, tuttavia la genialità di Srinivasa era indubitabile e se dichiarava che tutto gli proveniva dalle visite oniriche della divinità, c’era poco da sfottere. Nell’India i confini tra l’interno e l’esterno non erano così fissi e immutabili come in Inghilterra. In India muri e finestre erano più permeabili. Insetti, odori e suoni portavano l’esterno all’interno. A Cambridge, invece, tra la solida pietra di mura di cinquecento anni, persisteva un onnipresente senso di divisione e demarcazione.
La pseudo cometa che brilla e attraversa con apparente noncuranza il nostro sistema solare, cos’è realmente al di là del diniego degli scettici di professione? Sarebbe fin troppo facile vedervi collegamenti con l’evento celeste che guidò i Re maghi verso la misera capanna dove nacque il Re del Cielo e della Terra. Eppure è assai curiosa la coincidenza col Natale. Allora vi invito, semplicemente, ad osservare il cielo perché “qualcuno” ci sta parlando.

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  • Redazione

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