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CHI SONO GLI AUTENTICI PROGRESSISTI?

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Per un conservatorismo liberale: perché non possiamo dirci “progressisti”

In un tempo in cui la parola “progresso” è slogan buono per ogni agenda, c’è un’urgenza silenziosa ma radicale: sottrarsi a quella definizione. Non possiamo riconoscerci in essa. Non per contrarietà al cambiamento, ma per rifiuto del progresso pianificato dall’alto, guidato da un’élite che presume di conoscere la direzione della Storia.
Il vero progresso è movimento organico, spontaneo, non lineare: nasce dal basso, si nutre di tentativi, errori, adattamenti. È un processo evolutivo, non una direzione imposta. È divenire eracliteo: disordine fecondo, caos creativo, non progetto architettato. Hayek ammoniva: la presunzione di sapere il destino dell’umanità è una presunzione fatale, l’illusione che la società possa essere costruita come un meccanismo.Pretendere di imporre un disegno storico a priori, in nome di un presunto “bene comune”, non promuove il progresso: lo sostituisce con l’ingegneria sociale, con l’autorità travestita da visione.
In un contesto che aspira a pianificazioni astratte, conservare ciò che ha senso, ciò che ha resistito alla prova del tempo e della realtà, non è un atto di paura. È un atto di libertà.
La visione progressista si presenta come un ideale di emancipazione, ma rivela un volto dirigista, è fondata sull’idea che il cambiamento possa essere condotto da una classe politica/ intellettuale “illuminata”, che presume di sapere cosa è giusto. Ma il cambiamento imposto a tavolino non è progresso: è hybris. È la volontà prometeica di rifare il mondo.
Al contrario riconoscersi in un conservatorismo critico, non per nostalgia o rifiuto del nuovo, ma per rispetto del reale. Conservare non significa arrestare il cambiamento, ma discernere ciò che merita di essere custodito, perché ha mostrato nel tempo la sua efficacia, la sua bellezza, la sua capacità di sostenere la vita umana. Il giudizio conservatore non è chiusura: è un atto di umiltà verso ciò che l’esperienza ha rivelato come valido.
Un invito ai liberali classici.
A voi, liberali autentici, custodi della libertà individuale, dell’economia di mercato, della tolleranza e del limite al potere: oggi più che mai serve il vostro spirito critico. Il vero nemico della libertà è il progresso imposto. Non è l’ordine che nasce dall’esperienza, ma l’utopia astratta che ignora la complessità del reale.

Autore

  • Redazione

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