di Mauro Del Bue
Dunque il governo italiano, tramite il suo presidente, ha votato contro le nomine europee concertate dall’asse socialisti, popolari e liberali, tranne che sul presidente della Commissione, la Von der Leyen, rispetto alla quale (noblesse oblige) si é astenuto.
L’accordo politico verteva su tre nomine, una a ognuna delle forze di maggioranza, la Von Der Leyen per i popolari, Costa per i socialisti, alla presidenza del Consiglio europeo e Kallas per i liberali alla presidenza del Parlamento.
Nel crogiolo di competenze e di mancati poteri decisionali sta tutta l’attuale debolezza dell’Europa politica. La commissione dovrebbe prefigurare un governo, il Parlamento l’istituzione a cui il governo chiede la fiducia.
Ma il Consiglio? Qui sta il nodo. Il vero potere é nelle sue mani (non a caso deve passare da questo organo il voto di fiducia sull’accordo tra i tre). E questo organo rappresenta tutti i governi nazionali. Evidente che un’Europa politica dovrebbe solo dotarsi di un governo e di un parlamento. Non é così.
Su tutto incombe il consiglio. Dunque l’Europa politica non esiste. Esiste l’Europa delle nazioni. Anche perché se esistesse dovremmo separare gli accordi politici dalle istituzioni. Perché mai una maggioranza politica, per esempio, deve decidere il presidente del parlamento europeo?
In Italia, per anni, il presidente della Camera, é stato nelle mani del più forte partito di opposizione. Questo bastava. Il Pci non chiedeva di avere ministri. Invece nella commissione europea non ci sono solo i ministri. Anzi, questi ultimi non esistono proprio, ma solo delegati piuttosto generici, con l’unica eccezione degli Affari esteri, più sul lato formale che sostanziale.
Il Consiglio, l’Europa delle nazioni, poi non può decidere a maggioranza e non può, tranne direttive abbastanza marginali, inserirsi negli affari interni a ciascun paese. L’Ungheria può essere filo putiniana, non inviare armi alla resistenza ucraina, combattere la democrazia occidentale in nome di una vaga ma pericolosa idea di democrazia illiberale.
Così come la Turchia può restare nella Nato nonostante il suo governo sia apertamente non solo filo putiniano ma addirittura filo Hamas. Contraddizioni del nostro tempo se pensiamo che ieri l’Ucraina ha compiuto un passo decisivo per l’ingresso nella Ue dopo che Zelensky e Orban s’erano guardati, in cagnesco, negli occhi.
Se non viene ben fissato, e il trattato per la verità lo fa, il carattere liberale dell’Ue e il suo occidentale filo atlantismo, anche il delegato agli Esteri potrà solo viaggiare senza costrutto. Se l’Europa non si doterà non solo di un parlamento eletto ma anche di un vero governo con almeno quattro ministeri, Esteri, Interni, Difesa, Economia, i sogni di Spinelli e Rossi, nonché del socialista Eugenio Colorni rimarranno tali e Ventotene solo un’isola sperduta nel mare Tirreno.





