Home Politica estera URSULA AL G7, OSSERVATORE NON ENUMERATO AL CAMPIONATO DELLA CREDIBILITÀ

URSULA AL G7, OSSERVATORE NON ENUMERATO AL CAMPIONATO DELLA CREDIBILITÀ

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Il G7 è composto da sette paesi: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti. L’Unione Europea partecipa come osservatore non enumerato.

Tavolo G7

L’UE non ha un numero e non ha nemmeno numeri, ma straparla di credibilità.

Mentre Donald Trump dice a chiare lettere non solo che Vladimir Putin è credibile come possibile mediatore tra Iran e Israele e che è stato sbagliato escluderlo dal G8, da Bruxelles arrivano le solite note stonate di chi in politica estera conta zero.

La Russia “non è un mediatore credibile” nel conflitto Israele-Iran, ha affermato il portavoce per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Anouar El Anouni, in un briefing con i giornalisti a Bruxelles.

Il presidente russo, Vladimiri Putin, “ha dimostrato di essere interessato solo alla guerra”, ha aggiunto il portavoce. Anouni ha ricordato infine che Putin, oltre ad avere “ripetutamente violato il diritto internazionale”, ha anche stretto con Teheran degli accordi, anche in materia di difesa, nell’ambito del partenariato Russia-Iran.

Il molto informato portavoce dimentica che la Russia ha buoni rapporti anche con Israele, ma chiedere a qualcuno dell’Unione Europea di non dire fesserie è impresa improba.

Non ci ha fatto mancare il suo prezioso apporto di credibilità alla politica internazionale la baronessa che presiede la Commissione UE.

Israele, ha detto al G7 canadese  «ha diritto di difendersi» mentre è l’Iran «la principale fonte dell’instabilità regionale» e «non può avere l’atomica».

Von der Leyen, partecipante enumerato al G7, ha portato in dote una importantissima telefonata con il premier israeliano Netanyahu, durante la quale, ha fatto sapere, si è fatta promettere che gli aiuti a Gaza «verranno aumentati».

Credibilità alla stelle e telefonata decisiva per le sorti del Medio Oriente.

Per non farci mancare nulla è arrivata anche la cantante del gruppo di Bruxelles, ll’Alta rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, la quale parla sì di «sicurezza dello stato di Israele» con la richiesta però a entrambe le parti di «rispettare il diritto internazionale», «mostrare moderazione» e anche «astenersi dal compiere azioni che potrebbero portare a gravi conseguenze». Kaja Kallas ha respinto, inoltre, come «non credibile» l’ipotesi, ventilata da Trump, di Putin come mediatore nella crisi con l’Iran.

Parole da cerchiobottista perfetta, messe in fila per dimostrare la incredibilità europea.

La vicenda iraniana si avvia verso conclusioni che ben poco hanno a che fare con i fervorini della Kallas, Emmanuel Macron, un altro molto credibile, si è preso uno schiaffo politico da Donald Trump (quelli veri li prende dalla moglie) da Donald Trump.

Trump ha lasciato in anticipo il G7. Qual che doveva dire lo ha detto ed è tornato a casa. Emmanuel Macron, in continua ricerca di visibilità, ha detto che The Donald tornava in America per occuparsi di Israele e Iran.

Immediata la smentita del presidente statunitense, il quale ha affermato che il suo ritorno anticipato a Washington dal G7 non ha “nulla a che fare con un cessate il fuoco” tra Israele e Iran.  “Il presidente francese Emmanuel Macron, per farsi pubblicità, ha erroneamente affermato che ho lasciato il vertice del G7 in Canada per tornare a Washington e lavorare a un ‘cessate il fuoco’ tra Israele e Iran. Falso!”: ha scritto Trump sul suo social network Truth.
 Macron “non ha idea del perché io sia ora in viaggio per Washington, ma di certo non ha nulla a che fare con un cessate il fuoco. E’ molto più grande di questo. Che lo voglia o no, Emmanuel non lo capisce mai”.

Macron rischia di vincere il torneo della credibilità.

I leader, aggiustando il linguaggio della bozza, sono riusciti a convincere il presidente americano a firmare una “dichiarazione sui recenti sviluppi tra Israele e Iran”, dopo il suo iniziale rifiuto. Nella premessa i sette ribadiscono il loro “impegno per la pace e la stabilità in Medio Oriente” e affermano in questo contesto che “Israele ha il diritto di difendersi”, confermando il loro “sostegno alla sicurezza di Israele” ma affermando “anche l’importanza della protezione dei civili”.   Quindi hanno puntato il dito contro Teheran accusandolo di essere “la principale fonte di instabilità e terrore nella regione” e ricordando di aver sempre “affermato con chiarezza che l’Iran non deve mai ottenere un’arma nucleare”.  Quindi il passaggio chiave: “sollecitiamo che la risoluzione della crisi iraniana porti a una più ampia de-escalation delle ostilità in Medio Oriente, compreso un cessate il fuoco a Gaza”. Infine l’assicurazione che “resteremo vigili rispetto alle implicazioni per i mercati energetici internazionali e pronti a coordinarci, anche con partner che condividono i nostri stessi valori, per tutelare la stabilità del mercato”.    

Niente di nuovo sotto il sole.
A margine del G7 Trump ha dato il benservito all’Unione Europea sulle sanzioni alla Russia.  

“L’Europa  – ha detto Trump – lo chiede ma ancora non lo ha fatto, lo facciano prima loro. Le sanzioni costano molti soldi, miliardi e miliardi di dollari”.

Nel frattempo, come sempre, in versione chiacchiere, ieri pomeriggio si è tenuto un dibattito sulla crisi umanitaria a Gaza nella sessione plenaria dell’Eurocamera a Strasburgo. Lunedì 23 governi dell’Unione, riuniti nel Consiglio, dovranno decidere se sospendere l’accordo di associazione Ue-Israele.

Oggi, su iniziativa del gruppo della Sinistra (Left), si tiene in aula un dibattito che menziona fin dal titolo il termine «genocidio» portato avanti da Israele nella Striscia.

Petizioni, dichiarazioni, auspici, chiacchiere varie.

Il tema vero è che l’Iran non deve avere l’atomica e Israele non mollerà la presa fino a quando non avrà distrutto i siti nucleari.

Donald Trump, infatti, secondo Cbs News, realisticamente, “non si aspetta che Israele allenti la sua battaglia contro l’Iran” e che cerchi un cessate il fuoco. Piuttosto Israele, così come anche gli Stati Uniti, stanno cercando una “fine reale” alla questione nucleare iraniana, ovvero che l’Iran “rinunci completamente” alle armi nucleari.

Quello che accadrà, ha detto Trump, “lo scoprirete nei prossimi due giorni. Lo scoprirete. Nessuno ha rallentato finora” gli attacchi.

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  • Redazione

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