
di Maurizio Ballistreri
La disuguaglianza nel mondo si è accentuata negli ultimi venti anni. Diversi studi internazionali da tempo hanno analizzato il fenomeno, ma sono pochi i governi nazionali che prestano attenzione alla redistribuzione della ricchezza, che dovrebbe essere l’antidoto alla disuguaglianza.
Le molteplici criticità che il mondo sta vivendo, la pandemia prima, la crisi dell’energia, le pressioni inflazionistiche e i venti di una nuova possibile recessione derivante anche dai dazi di Trump, nonché l’instabilità geopolitica con il dramma di Gaza e l’invasione dell’Ucraina, si sono innestati su divari socio-economici strutturali di lungo corso e li hanno ulteriormente incrementati, con il dilagare delle disuguaglianze.
Per la prima volta in 20 anni, la ricchezza estrema e la povertà più drammatica sono aumentate drasticamente e contemporaneamente, come illustrano alcuni dati. Nel biennio 2020-2021 l’1% più ricco a livello planetario ha beneficiato di quasi due terzi dell’incremento della ricchezza netta aggregata – sei volte la quota di incremento che ha interessato le imposte patrimoniali dei 7 miliardi di persone che compongono il 90% più povero dell’umanità. Anche tenendo conto del tracollo dei mercati azionari nel 2022, la ricchezza dei miliardari è cresciuta tra il mese di marzo 2020 e il mese di novembre 2022 al ritmo di 2,7 miliardi di dollari al giorno, mentre l’aumento dell’inflazione ha superato nel 2022 la crescita media dei salari in 79 paesi con una forza lavoro complessiva di quasi 1,7 miliardi di lavoratori, più di tutta la popolazione dell’India. Le grandi imprese del comparto energetico e agro-alimentare hanno più che raddoppiato i profitti nel 2022 rispetto alla media del periodo 2018-2020 con altissimi dividenti per gli azionisti, mentre oltre 800 milioni di persone soffrono la fame.
Anche in Italia è cresciuta la concentrazione di ricchezza e si confermano gli elevati divari dei redditi che la collocano tra gli ultimi Paesi nell’UE. In un contesto in cui la povertà assoluta è più che raddoppiata in 16 anni e il caro-vita sta erodendo il potere d’acquisto di gruppi sociali più fragili e di tanti lavoratori, i cui salari non tengono il passo con l’inflazione, mentre le tutele welfaristiche diminuiscono sistematicamente.
C’è da osservare, però, che non è stato il caso a generare questa terribile situazione di iniquità sociale ed economica. Le disuguaglianze non sono casuali né le marcate divergenze nelle traiettorie di benessere dei cittadini, lungo le sue molteplici dimensioni, sono ineluttabili. Sono piuttosto il risultato di precise scelte di politica pubblica che hanno prodotto negli ultimi decenni profondi mutamenti nella distribuzione di risorse e potere, dotazioni ed opportunità.
Sono passati più di dieci anni quando l’economista Thomas Piketty elaborò la proposta di un’imposta minima globale sulla ricchezza, come rimedio alla crescente disuguaglianza, che emergeva dai dati raccolti nel suo Il capitale nel XXI secolo.
Sembra un’utopia se si considera il “vento di destra” del tecno-capitalismo che spira sul mondo, ma, per dirla con Galileo Galilei, “eppur si muove”.
Si guardino gli ultimi vertici del G20, con la coincidenza positiva di fattori finanziari, sociali e politici, assieme alla precedente intesa tra 139 Paesi su una tassa minima globale sulle multinazionali.
E, poi, c’è l’esigenza dei bilanci pubblici, in particolare europei, di finanziare la transizione ecologica e quella digitale.
Una strada, che riprende l’elaborazione di Piketty, è stata indicata dall’economista francese Gabriel Zucman, direttore dell’Eu Tax Observatory: far pagare ogni anno ai 3mila miliardari globali un ammontare di tasse sul reddito pari ad almeno il 2% della loro ricchezza. Ne deriverebbe un gettito aggiuntivo di 250 miliardi di dollari. E sarebbe un primo passo, secondo Zucman e il Premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, per correggere sistemi fiscali che oggi tendono a far pagare ai ricchi aliquote ben più basse rispetto a quelle della classe media.
I dati sull’aumento della concentrazione di ricchezza negli ultimi decenni – e soprattutto dopo la “redistribuzione alla rovescia” causata dal Covid e dalla maxi inflazione – hanno orientato le opinioni pubbliche a sostegno di un maggior prelievo sulle ricchezze, con iniziative di mobilitazione, come quella del 2023 di un gruppo di politici, attivisti ed economisti – tra cui lo stesso Piketty – con una raccolta firme di sollecitazione verso la Commissione dell’Unione Europea a varare un’imposta patrimoniale continentale, proprio per finanziare la transizione ecologica e sociale.
E sui questi temi ci si attende un’iniziativa della politica, in particolare delle sinistre che, purtroppo, da tempo hanno abbandonato le battaglie per i diritti sociali.





