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Una strategia di sradicamento della civiltà occidentale – Parte 2

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Dietro il wokismo c’è una strategia di sradicamento della civiltà occidentale, mentre altre civiltà rivendicano le loro radici e collocano la loro attualità nel solco della tradizione

Come s’è visto nella prima parte di questo articolo (https://www.nuovogiornalenazionale.com/una-strategia-di-sradicamento-della-civilta-occidentale-parte-1/), la catena che si va evidenziando e che è rivolta alla trasformazione del canone è direttamente connessa con la destrutturazione dell’autorità culturale che veicola le radici della civiltà occidentale.

Siamo in presenza di una vera e propria strategia di sradicamento della civiltà occidentale, che si avvale di una catena costruita negli anni.

Una catena molto solida

Rivoluzione culturale e maoismo

 

La prima parte della catena è storicamente molto solida. Pam Tau Lee, fondatrice della CPA, raccontò personalmente alla UC Berkeley che I Wor Kuen fu il “seme” da cui nacque la Chinese Progressive Association.

La CPA stessa conferma di essere stata fondata nel 1972 e di essere oggi una struttura di organizzazione politica e sociale della comunità cinese immigrata.

I Wor Kuen non era semplicemente un’associazione cinese; era una formazione marxista-leninista con forte orientamento maoista. Nel 1978 è confluita, insieme ad altre organizzazioni rivoluzionarie, nella League of Revolutionary Struggle.

Non abbiamo bisogno di inventare un rapporto con Pechino: il rapporto storico con il maoismo è documentato direttamente.

Dove entra Freedom Road Socialist Organization? La FRSO nasce nell’area del new communist movement americano e raccoglie successivamente militanti provenienti da diverse esperienze della sinistra rivoluzionaria.

LeftRoots è una rete di organizing politico della sinistra radicale americana.

Fonti critiche hanno documentato collegamenti personali tra dirigenti della CPA e LeftRoots; tuttavia bisogna evitare di trasformare ogni rapporto personale in una subordinazione organizzativa.

Quindi tra CPA e LeftRoots esiste un rapporto di reciprocità da rete militante e ideologica.

Il collegamento con Alicia Garza è invece molto più interessante. La Black Futures Lab, fondata da Alicia Garza, è stata per anni un progetto fiscalmente sponsorizzato dalla Chinese Progressive Association.

Lo dichiara lo stesso Black Futures Lab. La connessione è quindi: CPA-SF, Black Futures Lab, Alicia Garza cofondatrice di Black Lives Matter Global Network Foundation. Questo significa che esiste un collegamento organizzativo concreto attraverso Black Futures Lab.

E qui compare un elemento finanziario molto interessante. La rete non è soltanto ricevente. Tra il 2020 e il 2024 la CPA ha distribuito circa $14 milioni a 90 organizzazioni.

La CPA, pertanto, è contemporaneamente: organizzazione sociale, macchina di organizing, nodo finanziario, incubatore di altre organizzazioni.

Torniamo all’influenza cinese

Qui bisogna separare due reti.

Rete A – genealogia della sinistra americana.

Maoismo americano, I Wor Kuen, CPA, LRS, successive organizzazioni radicali, LeftRoots  e altre reti, organizing progressista, Black Futures Lab – BLM

Rete B – influenza cinese.

PCC – United Front – apparati statali cinesi: organizzazioni della diaspora, associazioni culturali e commerciali, media cinesi, diplomazia, rapporti con politici e organizzazioni locali, eventuale influenza sulle posizioni politiche.

La rete non ha bisogno di essere una “rete di spie” per avere una funzione geopolitica.

Il modello può essere: vecchio maoismo americano, trasformazione in organizzazioni comunitarie, organizing di massa, reti interetniche, mobilitazione elettorale, fondazioni filantropiche, produzione di leadership politica, influenza sul Partito Democratico e sulla politica locale

Questa è una infrastruttura di potere politico, non necessariamente un’infrastruttura d’intelligence.

E la CPA lo dichiara apertamente: parla di costruire “electoral power” tra gli immigrati cinesi e di partecipare ad alleanze elettorali locali, statali e nazionali.

L’United Front cinese (统一战线, Tǒngyī Zhànxiàn) è una delle componenti storiche del sistema politico del Partito Comunista Cinese (PCC). Il termine può essere tradotto come “Fronte Unito”.

Non è semplicemente un’organizzazione; è soprattutto una strategia politica e un apparato istituzionale attraverso cui il PCC cerca di creare, coordinare e influenzare rapporti con soggetti che non appartengono formalmente al Partito.

In termini semplici, il principio è che il Partito Comunista Cinese costruisce rapporti con soggetti esterni, li organizza e coordina e aumenta l’influenza politica del Partito.

I destinatari possono comprendere: comunità cinesi all’estero; associazioni culturali; imprenditori; università e accademici; organizzazioni religiose; minoranze etniche; partiti politici non comunisti cinesi; associazioni professionali; organizzazioni della diaspora; personalità straniere considerate influenti.

Al centro c’è il United Front Work Department (UFWD), il Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito del Comitato Centrale del PCC.

L’United Front è la strategia politica; il UFWD è uno dei principali apparati del PCC incaricati di attuarla.

Inoltre esiste la Chinese People’s Political Consultative Conference (CPPCC), che costituisce un importante meccanismo istituzionale attraverso il quale il Partito coinvolge e coordina personalità e organizzazioni non appartenenti formalmente al PCC.

Perché è importante per la diaspora cinese

Il PCC considera le comunità cinesi all’estero un campo importante del lavoro del Fronte Unito. Ciò può comprendere attività perfettamente lecite e trasparenti – scambi culturali, celebrazioni, visite, rapporti universitari, diplomazia culturale – ma anche attività di costruzione di consenso e influenza politica.

Per questo un incontro con un’istituzione cinese non dimostra affatto che un’organizzazione straniera sia controllata dal PCC.

Bisogna verificare, ad esempio: chi incontra chi, quale istituzione, quale funzionario, quale organizzazione, quale attività, quale continuità del rapporto.

La documentazione storica riporta che esponenti della Chinese Progressive Association (CPA) furono invitati più volte a visitare la Repubblica Popolare Cinese. La stessa ricostruzione storica cita Mabel Teng, figura storica della CPA, che ricorda il rapporto della CPA con organizzazioni filocinesi di Chinatown e con la US – China People’s Friendship Association, compresa la partecipazione a celebrazioni della festa nazionale cinese e proiezioni cinematografiche dedicate alla Cina.

Questo è significativo perché documenta un rapporto con la Cina istituzionale- culturale già nella fase storica della CPA, soprattutto negli anni Settanta e dopo la normalizzazione USA – Cina del 1979.

La CPA ha anche rapporti documentati con il Chinese Culture Center of San Francisco; oggi, per esempio, le due organizzazioni risultano coinvolte insieme in iniziative comunitarie.

Chinese Culture Center of San Francisco è un’organizzazione culturale americana e non equivale a un’istituzione culturale del governo cinese.

#DisruptTexts non è isolata.

Torniamo, dopo questa lunga panoramica alla questione iniziale riguardante #DisruptTexts.

Nel 2021 Penguin Random House Education, attraverso Penguin Classics, stabilì una collaborazione ufficiale con #DisruptTexts per sviluppare programmi, eventi online, risorse per educatori, guide alla lettura. E Penguin Random House pubblicò otto guide #DisruptTexts per insegnanti.

 

Quindi chi sono i veri “grandi finanziatori”? Le fonti documentano, per esempio, che Black Futures Lab fu finanziato inizialmente da quasi una dozzina di fondazioni, tra cui Akonadi, Carnegie e NoVo, e successivamente ricevette 925.000 dollari dalla Hewlett Foundation.

E qui c’è la questione veramente interessante: il denaro non deve necessariamente finanziare direttamente l’ultima organizzazione della catena. Può finanziare l’infrastruttura precedente, con un procedimento in scala.

In questo modello, #DisruptTexts può essere perfettamente grassroots e contemporaneamente inserirsi in un ecosistema culturale molto più grande.

Non ci sono elementi sufficienti per inserire “la Cina” tra i finanziatori principali dell’ecosistema BLM–DEI–#DisruptTexts. Abbiamo invece un rapporto documentato tra Black Futures Lab e Chinese Progressive Association, mentre le principali fonti finanziarie che emergono sono soprattutto fondazioni filantropiche statunitensi.

Una ricostruzione più rigorosa, usando soprattutto Form 990/990-PF, database delle fondazioni e documenti degli stessi enti, dà un risultato interessante perché permette di separare la parte quantificabile da quella che rimane soltanto una connessione ideologica o istituzionale.

Il primo risultato è che la rete esiste, ma non è una piramide

Emerge invece una rete di finanziamento policentrica, nella quale alcuni grandi finanziatori alimentano fondi intermediari, che a loro volta finanziano decine di organizzazioni.

Il nodo più importante è il Black-Led Movement Fund (BLMF), gestito da Borealis Philanthropy.

Borealis dichiara che dal 2016 al 2025 il BLMF ha investito oltre 39 milioni di dollari nel Movement for Black Lives e in organizzazioni affini. Nel solo 2020 ha distribuito 5,4 milioni di dollari, con 76 beneficiari, dopo un aumento del 600% rispetto al 2019.

E soprattutto Borealis dichiara esplicitamente che il fondo è stato creato per sostenere l’ecosistema del Movement for Black Lives.

Borealis Philanthropy è una organizzazione filantropica statunitense, fondata nel 2015, che funge soprattutto da intermediario tra grandi finanziatori filantropici e organizzazioni/movimenti grassroots. Non è una fondazione tradizionale che vive principalmente del proprio patrimonio: raccoglie risorse da altri finanziatori e le canalizza verso organizzazioni selezionate.

Chi finanziava il Black-Led Movement Fund? Il BLMF dichiara tra i suoi finanziatori: Ford Foundation, Open Society Foundations, General Service Foundation, Common Counsel Foundation, Moriah Fund, Nathan Cummings Foundation, Overbrook Foundation, Sprocket Foundation, Women’s Donors Network, W.K. Kellogg Foundation, Tides Foundation, New York Community Trust, donatori anonimi.

A questo punto l’analisi sin qui condotta porta a dire che documentato che una parte importante della trasformazione culturale americana attorno a racial justice, Black organizing, DEI e antiracist education è stata sostenuta da una infrastruttura filantropica molto consistente, con Ford, Open Society, Kellogg, Hewlett, Packard, MacArthur e numerosi altri soggetti.

È inoltre documentato che esistono intermediari – soprattutto Borealis/BLMF, Common Counsel, Tides e altri – che trasformano il capitale filantropico in finanziamento di organizzazioni del movimento.

È documentato che BLM Global Network Foundation ha raccolto oltre $94 milioni di contributi nei quattro esercizi considerati e ne ha redistribuiti decine di milioni.

È documentato che #DisruptTexts è entrato nell’infrastruttura editoriale attraverso una partnership con Penguin Random House Education/Penguin Classics.

Questa sarebbe la vera “autostrada culturale” attraverso cui la teoria della critical race, l’intersectionality e l’antiracismo sono passati dal mondo accademico alla scuola americana.

È documentato il rapporto diretto con China Education & Exposure Program

Nel 2012 Alex Tom, allora figura dirigente della CPA, partecipò alla creazione del China Education & Exposure Program (CEEP). Lo scopo dichiarato era costruire una conoscenza della Cina per progressisti e radicali americani e sviluppare rapporti con movimenti sociali cinesi.

Nel dicembre 2013 una delegazione andò a Pechino e Guangzhou, con Vivian Yi Huang e Lucia Lin, quest’ultima collegata alla CPA. La stessa iniziativa fu poi presentata pubblicamente con il patrocinio della CPA e dell’Asian Pacific Environmental Network.

La CPA non è soltanto un’organizzazione che parla della Cina dall’esterno; ha costruito canali di contatto e conoscenza diretta con l’ambiente politico-sociale cinese.

Nel giugno 2020 China Daily, organo controllato dallo Stato cinese, pubblicò un articolo sulla mobilitazione americana dopo l’uccisione di George Floyd nel quale dava spazio anche alla partecipazione della CPA alle proteste.

Alex Tom descrive esplicitamente il modello politico utilizzato dalla sua rete come “United Front”.

In un testo attribuito a Garza, Tom e altri organizzatori, la CPA viene descritta come uno dei cinque gruppi che costruirono la May 1st Alliance, poi trasformata nella San Francisco Rising Alliance, una struttura elettorale multirazziale.

Il building electoral power

La CPA oggi parla esplicitamente di “building electoral power” organizzando gli immigrati cinesi e inserendoli in alleanze locali, statali e nazionali.

Siamo in pieno nell’ambito di quelle che si chiamano “misure attive”.

Un’influenza accorta può produrre, nell’arco di 20 – 30 anni (1969/1975); maoismo americano, organizzazione militante. Poi (1970/1990): community organizing, formazione di quadri.

In seguito (1990/2010): coalizioni multietniche, organizzazione elettorale. Nel periodo successivo (2010/2020) reti nazionali, con fondazioni e enti no-profit e, infine, nel periodo 2020/2030, influenza elettorale, produzione di leadership, cambiamento culturale, cambiamento delle politiche.

Alexandra Ocasio Cortes è una figura centrale nella trasformazione della sinistra progressista americana in forza elettorale dentro il Partito Democratico.

Justice Democrats, per esempio, dichiara esplicitamente di aver sostenuto AOC nella sua campagna e di voler trasformare il Democratic Party attraverso l’elezione di candidati progressisti.

Il rapporto con Sunrise Movement è ancora più interessante. Sunrise racconta direttamente di aver condotto nel 2018 il proprio programma elettorale e di aver contribuito all’elezione di AOC; successivamente il movimento organizzò l’azione davanti all’ufficio di Nancy Pelosi per imporre il Green New Deal nell’agenda democratica.

Il Green New Deal

Il Green New Deal è probabilmente il miglior esempio della rete in azione: secondo la ricostruzione del New Yorker, il testo fu elaborato dallo staff di AOC insieme a Sunrise Movement, Justice Democrats e New Consensus.

Questa rete non nasce semplicemente come una corrente del Democratic Party. Nasce in buona parte fuori dall’apparato democratico e cerca di trasformarlo dall’esterno attraverso: movimenti, primarie, candidati, Congresso, trasformazione del partito.

Justice Democrats lo dice apertamente: vuole costruire una forza indipendente e contemporaneamente trasformare il Democratic Party.

AOC è quindi un punto di passaggio: movimento sociale, macchina elettorale, Democratic Party, istituzioni.

DSA e AOC: oggi il rapporto è ancora più interessante

AOC ha rinnovato nell’agosto 2026 la propria iscrizione ai Democratic Socialists of America, dopo circa sette anni di interruzione. Il Guardian segnala che la decisione è arrivata mentre all’interno del DSA si discute anche di una possibile candidatura presidenziale di AOC nel 2028.

Quindi AOC rappresenta un fenomeno di “entryism” democratico: una parte della sinistra radicale organizza una propria base sociale e poi utilizza le primarie democratiche per conquistare posizioni dentro il Partito Democratico. In pratica è quanto è accaduto con Elly Schlein nei confronti del Partito Democratico.

Contemporaneamente, però, esistono tensioni interne tra AOC e una parte della sinistra socialista: Axios ha appena descritto un conflitto interno al DSA proprio sulla prospettiva AOC-2028.

Quali sono i nodi comuni tra la rete filantropica progressista e la rete politico-elettorale che ha portato AOC dentro il Democratic Party?

Nel 2018 la sezione di New York del DSA sostenne attivamente la candidatura di AOC. Dopo la sua vittoria alle primarie, il DSA dichiarò che circa 5.000 nuovi membri si erano iscritti nelle tre settimane successive. Nel novembre 2018 il DSA inserì ufficialmente AOC tra i propri candidati eletti.

Quindi AOC nasce politicamente come espressione della nuova sinistra socialista organizzata e successivamente opera dentro il Partito Democratico.

AOC è uno dei casi emblematici di questa strategia. La logica diventa: movimento sociale, candidatura indipendente dall’apparato democratico, primaria democratica, Congresso, trasformazione del Democratic Party.

Sunrise racconta direttamente che nel 2018 realizzò il proprio programma elettorale, contribuendo all’elezione di candidati tra cui AOC. Una settimana dopo la vittoria, Sunrise organizzò l’occupazione dell’ufficio di Nancy Pelosi per imporre il Green New Deal nell’agenda democratica.

Nel novembre 2018 AOC e Sunrise apparvero insieme a Capitol Hill per chiedere un comitato parlamentare sul Green New Deal. Sunrise riferisce che la campagna portò 18 rappresentanti e oltre 100 organizzazioni a sostenerne l’impostazione.

Quindi qui abbiamo un rapporto documentato: Sunrise, mobilitazione, AOC, Congresso, agenda democratica.

Qui troviamo una rete diversa.

Sunrise Movement

I dati dei Form 990 mostrano che tra il 2019 e il 2025 il Sunrise Movement ha ricevuto almeno 5,6 milioni di dollari attraverso 60 grant di 34 finanziatori. Il principale è: Open Society Policy Center ($1,5 milioni), seguito da (Sixteen Thirty Fund, $950.000) e Preston-Werner Initiatives, $490.000.

Esiste anche una struttura separata, Sunrise Movement Education Fund, che nello stesso periodo ha ricevuto circa 34,7 milioni di dollari da 143 finanziatori.

Esiste un ecosistema progressista americano nel quale organizzazioni filantropiche, fondi intermediari, movimenti sociali, organizzazioni elettorali e candidati democratici sono collegati da una fitta rete di finanziamenti, persone, campagne e obiettivi politici comuni.

E AOC è uno dei principali punti di conversione della rete soaiale in potere istituzionale.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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