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UNA RIFLESSIONE SULL’ASSEMBLEA GENERALE ONU: LE FIGURACCE DI BIDEN, EXPLOIT SUD GLOBALE, L’ESORDIO DELLA MELONI

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di Piergiorgio De Grazia

Martedì 19 settembre sono iniziati i lavori della 78esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Come ogni anno i 193 Paesi membri, si sono riuniti nel quartier generale ONU a New York, per discutere dei principali dossiers di rilevanza globale, tra cui la sicurezza, la salute, la lotta al cambiamento climatico e alla povertà. L’assemblea, che si è conclusa il 26, ha mostrato  una vivace contrapposizione tra i rappresentanti del Sud Globale e gli USA.

L’Unione Europea, rappresentata dal Presidente del Consiglio europeo Charles Michel, nei fatti ha assunto una posizione conciliatoria ma diretta evidenziando che: il sistema di governance delle Nazioni Unite è diventato disfunzionale. Deve essere riformato per diventare più equo e più inclusivo. Queste dichiarazioni del rappresentante dell’UE vanno inquadrate nell’ottica di un mutamento generale del paradigma internazionale. Come segnalava, a ragione, il Global Times alla vigilia dell’Assemblea: questo è l’anno dove finalmente a dettare l’agenda saranno i Paesi del Sud Globale. Occorre evidenziare come i mesi precedenti all’incontro annuale ONU a New York siano stati assai rilevanti.

Dall’ampliamento della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), passando dal più che raddoppio dei membri BRICS, fino ad arrivare al G7 della settimana scorsa all’Avana, le parole del Global Times trovano piena conferma. Con Cina, India e Brasile in prima fila, i Pesi del Sud del Mondo premono con decisione l’acceleratore, diretti verso un nuovo sistema multipolare, nel quale le decisioni vengano prese in maniera più inclusiva e a vantaggio della maggioranza.

La conseguenza immediata di questa ritrovata consapevolezza è stata la clamorosa débacle del Presidente USA Biden. Unico rappresentante di un Paese membro del Consiglio di sicurezza che ha deciso di presentarsi di persona, il leader dei democratici ha realizzato un sonoro buco nell’acqua. Trovandosi di fronte ad una folla desiderosa di risposte chiare e progetti concreti, in particolare circa la realizzazione dei 17 punti dell’agenda di sviluppo siglata otto anni fa, l’inquilino della Casa Bianca ha preferito rifugiarsi nella solita fuffa.

In un primo momento si è dedicato ad un auto-incensamento, riferito al drastico calo della povertà nel Mondo, come se gli USA avessero partecipato attivamente a questo grande traguardo. Ha poi mosso l’intervento verso la conclusione, ricorrendo alla solita, anacronistica contrapposizione tra bene e male, intendendo il coinvolgimento dei vari Paesi nella guerra in Ucraina.

Se visto dagli occhi della maggioranza dei Paesi membri, non è stata esattamente una performance impeccabile. ùun atteggiamento, quello del Presidente USA, che anzi manifesta, l’incapacità, o meglio la non volontà statunitense di guardare le cose con la necessaria lucidità. Sembra che il Presidente Biden sia rimasto ancorato alla visione di blocchi contrapposti che ha caratterizzato la guerra fredda, ma che abbia dimenticato per strada che le questioni geopolitiche sono fluide e mutevoli per loro natura.

Il mondo sta cambiando ed i Paesi del Sud globale alzano la testa, stufi di un paradigma polveroso che ancora li relega a posizioni marginali. Al riguardo sempre il Global Times aggiunge: le infinite chiacchiere sulla guerra e le minacce palesi e nascoste rivolte ad altri paesi, costringendoli a schierarsi, sono l’ultima cosa che questi paesi vogliono sentire.

Questa ultima Assemblea Generale ha riservato un ruolo discreto anche al nostro Paese. Si è trattato infatti della prima presenza alla sede ONU di New York da parte nostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il suo intervento, toccando vari temi, si è soffermato su quello dell’immigrazione. La premier ha portato all’attenzione delle Nazioni Unite una patata bollente come quella dell’immigrazione clandestina, con le sue drammatiche cause e conseguenze. Questo discorso della Meloni fa il paio con quello dei giorni scorsi, in cui invitava a Lampedusa la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, al fine di toccare con mano una situazione ormai insostenibile.

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