
La pace mai firmata il mondo è ancora dentro la Prima guerra mondiale, il secolo irrisolto
“La storia è scienza di ciò che non è stato risolto”, ricordava Benedetto Croce. E osservando il panorama internazionale di settembre 2025, sembra chiaro che la Prima Guerra Mondiale non sia mai davvero terminata.
Il Trattato di Versailles del 1919 non sancì una pace, ma un armistizio di 20 anni mal riuscito. Le potenze vincitrici disegnarono un ordine instabile, fondato più su calcoli coloniali che su una reale volontà di stabilità. Francia e Regno Unito difesero i loro imperi, gli Stati Uniti tentarono, senza successo, di imporre un ordine liberale fondato sul diritto internazionale, e l’Italia si ritrovò marginalizzata, alimentando un revanscismo che avrebbe avuto conseguenze devastanti.
Il vero lascito della guerra, tuttavia, fu la spartizione dell’Impero ottomano. Con l’accordo Sykes-Picot del 1916, Londra e Parigi tracciarono confini artificiali in Medio Oriente, creando una regione destinata a diventare epicentro di conflitti secolari. Dalla Palestina sotto mandato britannico al Libano francese, fino all’Iraq disegnato a tavolino, nacque un sistema politico instabile che ancora oggi condiziona la sicurezza globale. Non a caso, nel 2014, Abu Bakr al-Baghdadi, capo della nascente Isis, proclamò dalla moschea di Mosul, la distruzione della “cospirazione di Sykes-Picot” come obiettivo del suo Califfato.
Il petrolio, fin da allora, divenne la vera posta in gioco. Come scriveva Arnaldo Cipolla nel 1937, “dal cuore dell’Asia arriva in Europa il sangue della guerra: il petrolio di Kirkuk”. Da allora nulla è cambiato: la guerra energetica è rimasta la spina dorsale di conflitti, alleanze e tradimenti. Oggi le nuove “trincee” non sono solo nei deserti o nei mari, ma nelle infrastrutture critiche, nei cavi sottomarini, nelle catene di approvvigionamento tecnologico.
Il quadro del settembre 2025 lo conferma con drammatica evidenza: la guerra in Ucraina ha riportato lo scontro tra Russia e Occidente a una logica di usura da Prima guerra mondiale, con un fronte congelato ma costi umani e strategici crescenti, l’instabilità del Medio Oriente resta figlia diretta della spartizione ottomana, con tensioni israelo-palestinesi, guerre per l’acqua e la competizione energetica che infiammano l’area.
Nell’Indo-Pacifico, la rivalità tra Stati Uniti e Cina riecheggia le dinamiche del 1914: una potenza emergente che sfida un ordine consolidato.
Nel Sud globale, Africa e America Latina si vive una nuova corsa alle risorse critiche, dal litio al cobalto, che ricorda la logica coloniale aggiornata al XXI secolo.
Un secolo dopo, lo schema è rimasto intatto: confini imposti, risorse contese, alleanze mutevoli, illusioni di pace che si rivelano sospensioni armate.
La verità è che la Prima guerra mondiale ha aperto un ciclo che non si è mai chiuso. Le guerre di oggi, in Ucraina, in Medio Oriente, in Asia, non sono conflitti “nuovi”: sono capitoli della stessa storia. La guerra non si combatte più solo nelle trincee, ma nei cieli, nello spazio, nel cyberspazio, lungo le rotte energetiche e nei corridoi strategici che collegano continenti. È frammentata in blocchi, asimmetrica e ibrida, ma resta la prosecuzione della logica inaugurata nel 1914: la competizione totale per risorse, territori e supremazia. Mutano le forme, si moltiplicano i fronti, ma la sostanza è la stessa.
Oggi si parla di un “ordine occidentale” contrapposto a un emergente “ordine multipolare”. Una dinamica che non è nuova: già nel 1914 l’Europa imperiale difendeva il proprio equilibrio di potenza contro forze revisioniste che aspiravano a ridisegnare la mappa del mondo. Mutano le armi, si trasformano i campi di battaglia e si moltiplicano i blocchi, la logica rimane identica: una guerra sistemica, iniziata con la Grande Guerra, che non si è mai davvero conclusa e che nel 2025 continua a ridefinire l’ordine globale. E la domanda resta: il mondo troverà mai il modo di firmare una pace vera, o siamo condannati a vivere in una guerra infinita, iniziata oltre un secolo fa che si presenta ciclicamente?





