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UN GENERALE CONTRO BATMAN

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Evidentemente al Generale che comanda la Scuola Marescialli dei Carabinieri non piace Batman.
Tanto è vero che, nel discorso di fine corso, ha invitato gli allievi, giunti al termine del percorso formativo e pronti a partire in difesa delle istituzioni, a non seguire le orme del “cavaliere oscuro”.

«Di Batman non ce ne frega nulla!», esordisce infatti il comandante nelle sue paternali raccomandazioni, udibili in un video “pirata”, che circola da qualche giorno sui social.

In verità, pur amando alla follia il vendicatore mascherato, ho gradito tale premessa.
Neanche io ho mai apprezzato quegli investigatori accentratori, incapaci, come Batman, di fare gioco di squadra, che si prendono troppo sul serio e che annullano del tutto la propria vita.

Ma le frasi successive mi hanno lasciato basito.

«Aiutare un anziano ad attraversare la strada», afferma il Generale, «ha più impatto di trovare 300 tonnellate di cocaina e arrestare 20 persone».

Che significa?
A quale “impatto” ci si riferisce?

Aiutare un anziano dovrebbe essere un dovere civico di ogni cittadino.
Il Carabiniere invece si addestra e viene pagato dai cittadini affinché svolga le sue primarie funzioni di Polizia Giudiziaria e di Sicurezza.
Non perché svolga funzioni sociali!
Deve prevenire e reprimere reati, svolgere attività investigativa, mantenere il controllo del territorio, garantire la pacifica convivenza civile, tutelare la sicurezza dei beni e delle proprietà, assicurare il rispetto delle leggi.

Queste sono le attività che “impattano” nel territorio, che evitano o limitano il degrado, l’insicurezza, il caos.

Sarebbe idilliaco un mondo dove le forze dell’ordine si potessero dedicare in via prioritaria a fare la spesa alle vecchiette, raccogliere i cani abbandonati o salvare i gattini sui rami degli alberi.
Ma non esiste!
E tantomeno esisterà se i neo-Marescialli, seguendo il consiglio del loro Generale, piuttosto che dare la caccia ai trafficanti di droga, cercheranno vecchietti a cui fare attraversare la strada.

Ma ancor più surreali sono le parole successive del discorso:
«Quando arriverete al reparto andate subito a vedere dove sta la palestra, il centro estetico, l’agenzia di viaggio…
poi farete le vostre cose, le farete bene.
Farete quello che è possibile.
Il vostro benessere è superiore a qualunque procedura».

L’ho ascoltato più volte questo passaggio, sperando di aver capito male, alla ricerca di doppi sensi, messaggi subliminali, chiavi di lettura, possibili interpretazioni.
Ma il concetto lo puoi smussare, edulcorare, anche abilmente contraffare, ma rimane impietosamente lì:
“Fate quanto dovete per la comunità, né più, né meno, ma pensate per primo a voi stessi”.

Quanto è diverso il messaggio che invece veniva dato a noi quando, giovani e pieni di passione, ci accingevano a calcare le strade. E che noi davamo alle nuove leve:
“Quando arriverete alla destinazione assegnatavi, per prima cosa andate a parlare con i cittadini, con i commercianti e cercate subito di capire quali sono i loro problemi di sicurezza. Andate nelle periferie, nei quartieri malfamati e fatevi conoscere. Imparate le strade, le aree più a rischio, gli organigramma dei clan. Non disdegnate neanche di parlare con i delinquenti, con i mafiosi. Stabilire un contatto è sempre utile per capire. Amalgamatevi il prima possibile in quel tessuto…”.

Ma evidentemente per il Generale tutto questo è secondario alla palestra e al centro estetico.
Lo si farà dopo, con calma, lo si farà per “bene” (e vorrei vedere che lo si faccia pure male) e per “quanto possibile”.

Ma se negli anni i Carabinieri si fossero limitati a fare quanto dovuto, senza invece tentare l’impossibile, non sarebbero mai riusciti a scovare i nuclei dei terroristi che insanguinavano il Paese, o ad infiltrarsi nelle roccaforti di Cosa Nostra per acciuffare il Capo dei Capi, tanti latitanti sarebbero ancora in libertà, tante logge di potere massonico detterebbero legge più ancora di quanto continuano a fare.

Alcuni giustificano il Generale asserendo che le sue parole sono un inno al benessere del personale e una sorta di prevenzione ai numerosi suicidi che si annoverano tra le fila dell’Arma.

Se così fosse, il Generale sbaglia clamorosamente il bersaglio.

Nella sua invettiva, infatti, demolisce la mentalità operativa, come se essa fosse alienante e deprimente.
Invece è esaltante, crea spirito di corpo, affiatamento.
Nel dare insieme la caccia ai criminali, nel passare giorni e notti a braccarli e infine a catturarli c’è quell’emozione che ti fa sentire vivo.

È dalla mentalità burocratica degli ufficiali che invece bisogna proteggersi e proteggere le famiglie,
è dai suoi colleghi che non ascoltano i problemi dei dipendenti che bisogna tutelarsi,
è da quelli che ti mandano a visita dallo psicologo appena gli prospetti un problema personale che c’è da aver paura,
è da quelli che ti lasciano solo!

E’ vero, non abbiamo bisogno di Batman…

ma sostituendolo con tanti Commissari Winchester dei Simpson non ne usciremo migliori…

Autore

  • Redazione

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