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Un compendio di psicopatologia sugli indemoniati

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Bartolomeo

E San Bartolomeo li protegge da demonio

Il diavolo esiste?

L’argomento è all’attenzione di uno studio un Compendio di psicopatologia in circolazione nelle aule universitarie si parla di “possessione demoniaca” del quale riferisce Fabio Di Chio, dell’agenzia AGI.

A firmarlo tre professori dal curriculum eccellente: Luigi Janiri, medico al Policlinico Gemelli della Capitale; Giovanni Martinotti e Massimo di Giannantonio. Tutti docenti di Psichiatria. Allora il diavolo esiste davvero?

Ad esserne sicuro è San Bartolomeo, che, come scrive Fabio Di Chio, degli indemoniati è il patrono.

San Bartolomeo è nato a Cana, in Galilea. Ai suoi tempi il santo non ha avuto dubbi. Nel Nuovo Testamento Bartolomeo viene citato almeno una volta: da Matteo, Marco e Luca, che lo menziona anche negli “Atti degli Apostoli”.

Mentre col suo secondo appellativo Natanaele – che “significa ‘Dio ha dato’”, come aveva spiegato Benedetto XVI nell’udienza generale del 4 ottobre 2006 – Bartolomeo è riportato pure da Giovanni e nei Vangeli sinottici.

“È patrono degli indemoniati, degli ammalati di convulsioni, emicrania, paralisi, varici e disturbi psichici. Protegge anche i bimbi dai terrori improvvisi”, spiega nel suo libro ‘Santi d’Italia’ (Rizzoli) Alfredo Cattabiani, scomparso nel 2003, noto tra l’altro per aver sdoganato in Italia il celebre racconto fantasy “Il Signore degli anelli” del filologo inglese John Ronald Reuel Tolkien, pubblicato dalla Rusconi nei turbolenti Anni 70 dopo una prima traduzione della Casa editrice Astrolabio messa in vendita nel 1967, ma solo con le pagine della “Compagnia dell’anello”, senza le altre due parti dell’opera.

“La tradizione – continua l’autore – gli attribuisce lunghi viaggi missionari, dall’Arabia alla Mesopotamia e infine in Armenia”. Ed è proprio in Oriente – prosegue il testo – come “si narra nella ‘Legenda aurea’ di Jacopo da Varagine (frate domenicano e vescovo di Genova del XIII secolo, ndr), che l’apostolo giunse in India per predicare” e spegnere i bollenti spiriti. E qui cominciano i dolori per i satanassi e la riscossa dei posseduti.

Si racconta, scrive Fabio Di Chio, che un giorno Bartolomeo entrò in un tempio dove nella statua di Astaroth dimorava un demonio. L’arrivo dell’apostolo paralizzò l’azione del demone, che non poteva più dare alcun responso. I malati si trasferirono in un’altra città dove si venerava un demonio di nome Beiret.

L’essere malefico rivelò che responsabile di quella paralisi era proprio Bartolomeo, “protetto e servito dagli angeli di Dio”. La caccia al santo continuò fino in Armenia, dove il re Polimio lo chiamò per guarire la figlia lunatica, che Bartolomeo liberò da un altro demonio.

Il mattino dopo, Bartolomeo riuscì a far confessare il demone di Astaroth, costringendolo a fuggire. Il sovrano, la sua famiglia e il popolo si convertirono e furono battezzati. Astiage, fratello del re, sobillato dai sacerdoti pagani, condannò il santo a morte: decapitato e scuoiato.

Il martirio si compie ad Albanopoli intorno all’anno 68. Le sue reliquie, dopo mille peripezie, arrivarono a Roma per intervento dell’imperatore Ottone III.

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