
Una segnalazione informatica, un ordine nascosto tra le righe e due programmi che collaborano.
Un esperimento condotto nel 2025 ha mostrato come l’Intelligenza artificiale possa trasferire informazioni riservate seguendo istruzioni che non avrebbe dovuto accettare.
Una vicenda che apre una questione più ampia: che cosa accade quando le macchine cominciano a organizzare il lavoro fra loro?
In una grande azienda un dipendente ha un problema con il computer. Apre una segnalazione al servizio informatico, descrive il guasto e aspetta una risposta. Una procedura comune, che si ripete ogni giorno in migliaia di uffici.
Questa volta, però, nella segnalazione inserisce una richiesta insolita: cercare un’altra segnalazione, riservata, copiarne il contenuto e riportarlo nella propria. Il dipendente non può accedere direttamente a quelle informazioni.
L’azienda utilizza l’intelligenza artificiale per aiutare i tecnici. Un programma legge la richiesta e coinvolge un secondo programma, capace di consultare gli archivi. I due collaborano e le informazioni riservate vengono copiate nella segnalazione del dipendente.
È quanto ha dimostrato nel 2025 il ricercatore Aaron Costello, della società AppOmni, attraverso un esperimento sulla piattaforma ServiceNow.
Il dipendente aveva scritto un ordine dentro un documento destinato a essere esaminato. L’intelligenza artificiale lo ha trasformato in un incarico e lo ha fatto eseguire attraverso un programma dotato di autorizzazioni superiori.
È come se una persona scrivesse a un ufficio: «Prendete un documento dall’archivio riservato e mandatelo a me».
L’impiegato legge la lettera e, anziché verificare se la richiesta sia autorizzata, apre l’archivio e spedisce il documento.
Questo episodio ci porta dentro una trasformazione dell’intelligenza artificiale. I nuovi sistemi possono consultare documenti, utilizzare strumenti informatici e collaborare con altri programmi.
A distribuire gli incarichi interviene un coordinatore, chiamato orchestratore, che organizza il lavoro degli agenti specializzati.
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Ora anche i coordinatori possono collaborare fra loro. Un responsabile generale affida gli incarichi ad altri coordinatori, ciascuno competente per un settore. Questi, a loro volta, distribuiscono il lavoro agli specialisti.
Nasce così una struttura simile a un’azienda, con una direzione, alcuni responsabili e diversi uffici, dove parte delle attività viene organizzata ed eseguita dalle macchine.
Amazon Web Services ne ha realizzato un esempio: un coordinatore generale distribuisce le richieste tra settori che si occupano di spese, regole aziendali e servizi informatici. Ogni settore dispone dei propri specialisti.
Se il direttore chiede perché siano aumentati i costi dei computer, il coordinatore affida la domanda al settore competente, che consulta i dati e prepara una risposta. Il lavoro viene distribuito e il risultato torna a chi lo ha richiesto.
Anche le imprese stanno sperimentando queste strutture. Il gruppo sudcoreano SK Innovation ha lavorato con Microsoft a una piattaforma per coordinare diversi strumenti di intelligenza artificiale.
Intanto Google e altri operatori sviluppano tecnologie che permettono ai sistemi di comunicare anche quando appartengono ad aziende differenti.
Si profila un’organizzazione nella quale gli incarichi possono attraversare più livelli di coordinamento e persino i confini di un’impresa.
Ma questa capacità di collaborazione rende importante il controllo delle richieste. Il caso della segnalazione informatica lo ha mostrato: un ordine inserito in un documento può essere raccolto da un programma e trasmesso a un altro, fino a raggiungere strumenti capaci di eseguirlo.
Per questo occorre stabilire chi possa impartire un ordine, quali operazioni ogni agente sia autorizzato a svolgere e quali informazioni possano essere condivise.
Le attività più delicate possono richiedere l’approvazione di una persona, mentre la registrazione dei passaggi permette di ricostruire il percorso di ogni incarico.
Quando intervengono più coordinatori, questi controlli diventano ancora più importanti. Un responsabile digitale riceve una richiesta, la interpreta e la affida a un altro, che può distribuirla ulteriormente.
A ogni passaggio occorre conservare il significato dell’incarico e rispettare le autorizzazioni stabilite.
Le reti di orchestratori possono rendere più rapido il lavoro, collegare competenze differenti e coordinare attività complesse. Portano però con sé una questione che riguarda direttamente le persone: sapere chi abbia deciso un’operazione, chi l’abbia autorizzata e chi ne debba rispondere.
In un’azienda tradizionale, quando qualcosa va storto, si cerca di ricostruire il percorso di una decisione, dalla direzione fino all’ufficio che l’ha eseguita.
Nelle nuove organizzazioni digitali sarà necessario fare altrettanto.
Anche quando, tra un ordine e l’altro, non ci sarà più una scrivania.
Note
1. Il precedente articolo di DIARIO. Per il funzionamento dell’orchestratore, la distribuzione dei compiti e il rapporto con il controllo umano, si veda «L’orchestratore», DIARIO – Arte & Cultura. Il presente articolo affronta il passaggio dal coordinamento di singoli agenti a strutture con più livelli di coordinamento.
2. L’esperimento ServiceNow. Aaron Costello, «When AI Turns on Its Team: Exploiting Agent-to-Agent Discovery via Prompt Injection», AppOmni, 19 novembre 2025. L’attacco è una second-order prompt injection: il testo manipolato è collocato in un campo dati e viene successivamente elaborato da agenti avviati da un utente con privilegi superiori. Il ricercatore documenta la copia del contenuto di un ticket riservato in uno accessibile all’attaccante. La riuscita dipendeva anche dalla configurazione degli strumenti, dalla collaborazione fra agenti e dall’esecuzione autonoma delle operazioni.
3. L’orchestrazione gerarchica. AWS, «CloudOps Multi-Agent System». Il progetto utilizza tre livelli: supervisor, coordinatori intermedi per dominio e agenti specializzati. La comunicazione fra componenti utilizza richieste HTTP firmate; gli strumenti operativi sono raggiunti attraverso AgentCore Gateway. AWS specifica che si tratta di un progetto dimostrativo, non pronto per l’impiego produttivo senza ulteriori misure di sicurezza.
4. La sperimentazione industriale. Microsoft, «SK Innovation Realizes Multi-Agent Orchestration Based on Microsoft Foundry», 18 agosto 2026. Tra novembre 2025 e gennaio 2026 SK Innovation e Microsoft hanno svolto dieci sessioni di sperimentazione. L’obiettivo successivo dichiarato è una piattaforma capace di governare agenti distribuiti fra differenti ambienti aziendali.
5. I controlli di sicurezza. Il caso AppOmni distingue le protezioni contro la prompt injection dalle autorizzazioni effettive degli strumenti. Tra le misure indicate figurano l’esecuzione supervisionata delle operazioni sensibili, la separazione degli agenti in gruppi con competenze limitate e il monitoraggio delle attività. La protezione del testo, da sola, non costituisce una garanzia sufficiente.
Per saperne di più
AppOmni, When AI Turns on Its Team, 2025.
AWS, CloudOps Multi-Agent System, documentazione tecnica.
Microsoft, SK Innovation Realizes Multi-Agent Orchestration, 2026.
Google, Agent2Agent Protocol, documentazione tecnica.
NIST, Artificial Intelligence Risk Management Framework, 2023.




