I provvedimenti relativi a Covid-19 e le loro tragiche conseguenze.
Questi articoli sono tratti dal dossier steso da Silvano Danesi nell’anno più buio del Covid. Dossier che si concluso il 30 luglio 2020. I riferimenti temporali, pertanto, vanno contestualizzati.
Nessuna autopsia in Cina per scoprire i microtrombi?
Possibile che la Cina non abbia eseguito alcuna autopsia con la quale avrebbe capito che il virus produceva microtrombi, cosicché la ventilazione di polmoni invasi da microtrombi era del tutto inutile, se non nociva?
E se le autopsie le ha fatte, perché è stata zitta?
Non a caso, come riporta Money.it (articolo di Martino Grassi) il 14 luglio 2020, la Procura di Milano ha aperto un’indagine nei confronti dell’OMS per epidemia colposa dopo un esposto presentato dal Codacons.
Secondo quanto riportato dall’associazione dei consumatori, ci sarebbero stati diversi “errori, contraddizioni, omissioni e ritardi da parte dell’OMS nella gestione della pandemia” che hanno portato a una cattiva gestione dell’emergenza.
L’associazione dei consumatori sostiene che l’Organizzazione della Sanità non abbia comunicato nei giusti tempi le informazioni di rilievo, contribuendo alla diffusione del virus in tutto il territorio nazionale.
Nello specifico l’OMS viene accusata di “ritardi nella comunicazione del pericolo, suggerimenti sbagliati circa le norme di comportamento da adottare, indicazioni contraddittorie, ripensamenti e repentini cambi di direzione, con le autorità sanitarie italiane che si sono affidate totalmente a questi dettami e che, in qualche modo, potrebbero aver pagato le conseguenze di questo modus operandi, laddove l’OMS avrebbe sottovalutato l’emergenza coronavirus e poi dato le linee guida errate”.
La sottovalutazione dell’emergenza, secondo il Codacons, avrebbe comportato una cattiva gestione della crisi, “non consentendo alla collettività di prendere decisioni tempestive sulla salute pubblica”, con le conseguenze note.
Nell’articolo di Money,it il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, afferma: “La Procura di Milano accerti il ruolo dell’Oms nella diffusione del virus in Italia e se vi siano stati errori, ritardi o informazioni sbagliate tali da aver alimentato l’emergenza sanitaria in Italia. Non escludiamo azioni risarcitorie contro l’Organizzazione qualora dovessero emergere eventuali illeciti”.
A sostegno della tesi che l’OMS si sarebbe piegata alle linee volute dalla Cina è intervenuto il segretario di Stato USA a luglio 2020, accusando il direttore dell’OMS di essere stato comprato dalla Cina.
Le accuse di Pompeo all’OMS
Adnkronos (il 22/07/2020), raccogliendo quanto divulgato dai media britannici, ha scritto che il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità è stato “comprato” dal governo cinese. La dura accusa è stata lanciata dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, a Tedros Adhanom Ghebreyesus nel corso di un incontro a porte chiuse a Londra con alcuni parlamentari conservatori. L’accusa, ha detto Pompeo, secondo quanto riportato da vari media britannici, si basa su “solide basi di intelligence”.
“Quando si è arrivati al dunque, quando contava veramente, quando c’è stata la pandemia in Cina, il dottor Tedros, che era stato… comprato dal governo cinese…”, sarebbero state le parole di Pompeo nella ricostruzione del Telegraph.
“Non posso dire di più, ma posso dirvi che affermo queste cose su solide basi di intelligence, c’è stato un accordo… c’è stato un accordo per l’elezione (di Tedros, ndr) e quando si è arrivati al dunque…”, avrebbe aggiunto Pompeo, che ha accusato direttamente l’Oms per i “morti britannici”.
Il 22 gennaio, la Johns Hopckins University inizia a pubblicare i dati sulla diffusione del virus. All’epoca i casi erano concentrati soprattutto nella regione cinese dell’Hubei, da dove l’infezione è partita, con pochi contagi al di fuori dei confini di Pechino.
L’ateneo americano ha realizzato una mappa interattiva che descrive la diffusione dell’epidemia, uno strumento digitale che è stato condiviso da molte testate giornalistiche anche in Italia.
Il 31 gennaio arriva lo stato di emergenza
31 gennaio 2020 è dichiarato lo stato d’emergenza – Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 31 gennaio 2020 (omissis); Vista la dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica per il Coronavirus (PHEIC) dell’Organizzazione mondiale della sanità del 30 gennaio 2020; Viste le raccomandazioni alla comunità internazionale della Organizzazione mondiale della sanità circa la necessità di applicare misure adeguate; Considerata l’attuale situazione di diffusa crisi internazionale determinata dalla insorgenza di rischi per la pubblica e privata incolumità connessi ad agenti virali trasmissibili, che stanno interessando anche l’Italia; Ritenuto che tale contesto di rischio, soprattutto con riferimento alla necessità di realizzare una compiuta azione di previsione e prevenzione, impone l’assunzione immediata di iniziative di carattere straordinario ed urgente, per fronteggiare adeguatamente possibili situazioni di pregiudizio per la collettività presente sul territorio nazionale; Considerata la necessità di supportare l’attività in corso da parte del Ministero della salute e del Servizio sanitario nazionale, anche attraverso il potenziamento delle strutture sanitarie e di controllo alle frontiere aeree e terrestri; Vista la nota del 31 gennaio 2020, con cui il Ministro della salute ha rappresentato la necessità di procedere alla dichiarazione dello stato di emergenza nazionale di cui all’articolo 24 del decreto legislativo n. 1 del 2018; (omissis); Ritenuto, pertanto, necessario provvedere tempestivamente a porre in essere tutte le iniziative di carattere straordinario sia sul territorio nazionale che internazionale, finalizzate a fronteggiare la grave situazione internazionale determinatasi; Tenuto conto che detta situazione di emergenza, per intensità ed estensione, non è fronteggiabile con mezzi e poteri ordinari; Ritenuto, quindi, che ricorrano, nella fattispecie, i presupposti previsti dall’articolo 7, comma 1, lettera c), e dall’articolo 24, comma 1, del citato decreto legislativo n. 1 del 2018, per la dichiarazione dello stato di emergenza; Su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri; Delibera: 1) In considerazione di quanto esposto in premessa, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 7, comma 1, lettera c), e dell’articolo 24, comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, è dichiarato, per 6 mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili. 2) Per l’attuazione degli interventi di cui dell’articolo 25, comma 2, lettere a) e b) del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, da effettuare nella vigenza dello stato di emergenza, si provvede con ordinanze, emanate dal Capo del Dipartimento della protezione civile in deroga a ogni disposizione vigente e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico, nei limiti delle risorse di cui al comma 3. (omissis). La presente delibera sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 31 gennaio 2020. Il Presidente del Consiglio dei ministri Conte.
Il Coronavirus? Non è pericoloso. Amen
Il 6 febbraio il Presidente Mattarella visita una scuola di Roma frequentata da bambini cinesi per portare solidarietà ai figli del Dragone, mentre vengono avanzate richieste di chiusura dei voli alla Cina.
Il 6 febbraio Ricciardi, consulente del Ministero della Salute, in un’intervista al Sole 24 Ore afferma: “Finora il Coronavirus è meno pericoloso dell’influenza. Sbagliato bloccare i voli in Cina”.
Il 7 febbraio, nonostante la dichiarazione dello stato di emergenza, uno spot del Governo, affidato a Michele Mirabella, minimizza il pericolo del contagio. Incompetenza? Leggerezza? O peggio? In ogni caso tragedia comunicativa.
12 febbraio – Tra gennaio e febbraio, quando si comincia a parlare di epidemia a Wuhan e Sars-CoV-2 (non aveva ancora il nome che sarà scelto successivamente dall’Oms), la simulazione di un centro di ricerca per conto dell’Istituto superiore della sanità, fa delle previsioni. E sono molto simili a quelle che saranno udite poi nel Regno Unito: ipotizza centinaia di migliaia di vittime in Italia se non si argina l’epidemia, soprattutto se non si organizzano le strutture ospedaliere, perché l’esempio di ciò che sta succedendo a Wuhan e nella provincia di Hubei spaventa.
La richiesta di un’analisi sull’impatto dell’epidemia è del 22 gennaio. Il 12 febbraio è arrivata una prima versione, poi aggiornata il 4 marzo, al Comitato tecnico scientifico.
Tutto rimane e rimarrà riservato.
L’importante è solidarizzare con la Cina
Il 13 febbraio Mattarella organizza un Concerto straordinario al Quirinale nell’ambito dell’Anno della cultura e del turismo Italia – Cina 2020. Ancora una voltala solidarietà va alla Cina, nonostante i suoi silenzi e le sue menzogne.
A gennaio – febbraio, le prime decisioni del governo: si bloccano i voli diretti con la Cina e si mettono i termoscanner negli aeroporti per misurare la febbre dei passeggeri. Visto con il senno di poi, sono scelte che non bastano.
Dalla Cina si arriva comunque con le triangolazioni e, soprattutto, come scopriranno gli esperti più tardi, il virus in Lombardia sta girando massicciamente da metà gennaio (come d’altra parte anche in altre zone d’Europa).
Da una parte ci sono i piani che restano riservati e valutano vari scenari: uno è molto preoccupante. Dall’altra ci sono scelte sul lockdown su cui si prende tempo, anche se poi l’Italia sarà la prima a chiudere tutto perché sarà la prima a essere investita dallo tsunami.
Dal 12 gennaio (prima circolare del Ministero della Salute) all’8 marzo (chiusura Lombardia e altre zone) e all’11 marzo (chiusura del Paese) passano ben due mesi, durante i quali il virus si diffonde e miete vittime.
Due mesi che hanno determinato un disastro immane, di vittime ed economico. Due mesi di insipienza colpevole. Meglio salvare la faccia alla Cina o salvare la pelle agli italiani e all’Italia?
Un cortocircuito informativo Stato Regioni
Il 21 febbraio vengono scoperti i primi casi italiani a Codogno e a Vo Euganeo.
Nel primo fine settimana dopo lo scoppio dell’epidemia, né il Ministero della Salute, né la Protezione civile, né l’Istituto superiore di Sanità pubblicano sul proprio sito aggiornamenti rispetto al numero dei nuovi casi di contagio accertati.
Si crea un corto circuito informativo tra le Regioni e l’Istituto superiore di Sanità.
Le Regioni del Nord chiedono di chiudere i voli con la Cina e di costituire zone rosse, ma rimangono inascoltate. Anzi, scatta una campagna denigratoria che accusa i Governatori di razzismo. Resta il fatto evidente ed eclatante che il Governo non accoglie le richieste delle Regioni del Nord, colpite dal virus, di circoscrivere i focolai dichiarandoli zone rosse.
Domenica 23 febbraio Conte appare in Tv ben 16 volte. Cominciano gli assalti ai supermercati e alle farmacie. Comincia anche l’assalto ai treni verso il Sud.
Si disse che i meridionali in fuga dal Nord avrebbero infettato i loro luoghi d’origine, determinando un disastro. Non è stato così. Il virus, a quanto pare, ha incorporato una mappa di diffusione.
Domenica 23 febbraio 2020 – Con il Decreto- legge 23 febbraio 2020, n. 6 – Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20G00020) (GU n.45 del 23-2-2020)- Vigente al: 23-2-2020 si stabilisce quanto segue:
Art. 1 – Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19
- Allo scopo di evitare il diffondersi del COVID-19, nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio del menzionato virus, le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica.
- Tra le misure di cui al comma 1, possono essere adottate anche le seguenti:
- a) divieto di allontanamento dal comune o dall’area interessata da parte di tutti gli individui comunque presenti nel comune o nell’area;
- b) divieto di accesso al comune o all’area interessata;
- c) sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico;
- d) sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonchè della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, compresa quella universitaria, salvo le attività formative svolte a distanza;
- e) sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nonché dell’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso libero o gratuito a tali istituti e luoghi;
- f) sospensione dei viaggi d’istruzione organizzati dalle istituzioni scolastiche del sistema nazionale d’istruzione, sia sul territorio nazionale sia all’estero, trovando applicazione la disposizione di cui all’articolo 41, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79;
- g) sospensione delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale;
- h) applicazione della misura della quarantena con sorveglianza attiva agli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva;
- i) previsione dell’obbligo da parte degli individui che hanno fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità, di comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio, che provvede a comunicarlo all’autorità sanitaria competente per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva;
- j) chiusura di tutte le attività commerciali, esclusi gli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità;
- k) chiusura o limitazione dell’attività degli uffici pubblici, degli esercenti attivita’ di pubblica utilita’ e servizi pubblici essenziali di cui agli articoli 1 e 2 della legge 12 giugno 1990, n. 146, specificamente individuati;
- l) previsione che l’accesso ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità sia condizionato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale o all’adozione di particolari misure di cautela individuate dall’autorità competente;
- m) limitazione all’accesso o sospensione dei servizi del trasporto di merci e di persone terrestre, aereo, ferroviario, marittimo e nelle acque interne, su rete nazionale, nonchè di trasporto pubblico locale, anche non di linea, salvo specifiche deroghe previste dai provvedimenti di cui all’articolo 3;
- n) sospensione delle attività lavorative per le imprese, a esclusione di quelle che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità e di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare;
- o) sospensione o limitazione dello svolgimento delle attività lavorative nel comune o nell’area interessata nonché delle attività lavorative degli abitanti di detti comuni o aree svolte al di fuori del comune o dall’area indicata, salvo specifiche deroghe, anche in ordine ai presupposti, ai limiti e alle modalità di svolgimento del lavoro agile, previste dai provvedimenti di cui all’articolo 3.
Art. 2 – Ulteriori misure di gestione dell’emergenza
- Le autorità competenti possono adottare ulteriori misure di contenimento e gestione dell’emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell’epidemia da COVID-19 anche fuori dai casi di cui all’articolo 1, comma 1. (omissis).
Il Presidente del Consiglio ha a disposizione tutto quanto serve per decretare, come in seguito ha fatto, la chiusura prima di zone e poi dell’insieme del Paese, ma dal 23 febbraio all’8 marzo passeranno due settimane, quelle due settimane che Walter Ricciardi in un convegno a Bergamo, riportato dall’Eco di Bergamo il 26 maggio 2020, affermerà essere state perdute, in termini di tempo, per salvare migliaia di vite umane.
Lunedì 24 febbraio la Protezione civile inizia a pubblicare aggiornamenti quotidiani, suddividendo i contagiati in casi di ricovero in terapia intensiva o soltanto in ospedale e gli isolamenti volontari.
Il Nord è in ginocchio e i numeri del contagio crescono esponenzialmente.
Apericene, fiere, l’importante è solidarizzare con i cinesi
Nonostante lo stato di emergenza già dichiarato e nonostante i dati della Protezione civile, il segretario del Pd Zingaretti, che non può non sapere dello stato di emergenza, arriva a Milano per un aperitivo pubblico con il sindaco Sala, per rassicurare che Milano non si ferma.
Lo segue a ruota il sindaco Pd di Bergamo, che il 28 febbraio, con lo stesso slogan: Bergamo non si ferma, si fa fotografare a cena con la moglie da Mimmo, noto ristorante bergamasco.
Il sindaco PD di Brescia, il 15 febbraio autorizza la fiera per la festa dei patroni della città San Faustino e Giovita e tra le bancarelle sono arrivate da tutta la provincia più di 250mila persone.
Irresponsabilità? Che ci fa Zingaretti a Milano? Perché il PD si dà tanto da fare per minimizzare il pericolo, quando già si sa che esiste? Vince in ogni caso la linea filo cinese. Per non irritare la Cina si mettono a repentaglio le vite degli italiani.
Perché anziché bloccare i focolai del contagio si fa in giro a fare propaganda con le apericene? L’irresponsabilità del segretario del PD, che non poteva non sapere, essendo anche governatore di una Regione, è evidente, eclatante, incontrovertibile.
I ritardi nel dichiarare le zone rosse, le apericene, la minimizzazione pubblica del fenomeno nel loro insieme fanno pensare ad un’incoscienza disastrosa.
Una circolare e partono le intubazioni
Il 29 febbraio una nuova circolare del Ministero della Salute indica le misure che devono prendere le Regioni e riguardo alla “Gestione clinica essenziale del paziente ipossemico con insufficienza respiratoria”.
La circolare prescrive: “Il paziente ipossemico acuto può manifestare una dispnea persistente, nonostante flussi di ossigeno>10-15 L/min, in maschera con resevoir. In questi casi possono essere utili l’Hightflow nasal oxygen (HFNO) p la ventilazione non invasiva (NIV) da utilizzare collocando i pazienti in opportune strutture dell’ospedale. È inoltre necessaria l’attivazione di ulteriori posti letto di area critica oltre ad utilizzare eventuali posti letto al momento non attivi o rimodulando l’unità programmata. Importante considerare l’elevato rischio di fallimento e la necessità di attento monitoraggio per il potenziale, anche rapido, deterioramento clinico. Non ci sono linee guida definitive sull’uso della NIV nel paziente ipossemico, tuttavia ove si imponga la necessità di adottare tali tecniche, è da tenere presente il possibile rapido deterioramento della ipossemia. In considerazione dei rischi di fallimento della NIV è necessario gestire questi pazienti con immediata disponibilità di personale in grado di effettuare l’intubazione endotracheale.
La somministrazione della NIV può adottare varie interfacce a seconda della disponibilità e delle indicazioni (maschera oronasale, total face o casco). Nella scelta di impiego della NIV deve essere considerato anche il livello di potenziale diffusione ambientale di particelle di aerosol. In caso di fallimento della NIV e ricorso all’intubazione tracheale, preossigenare con 100% FiO2 attraverso maschera facciale, maschera con reservoir, HFNO, o NIV”.
È del tutto evidente che gli ospedali Lombardi e Veneti, nei focolai di Codogno e di Vo Euganeo avevano a disposizione, per combattere Covid-19, le istruzioni del Ministero della Salute: un protocollo a cui dovevano aderire.
Una raffica di DPCM
Il DPCM 1 marzo 2020 prescrive:
1. Misure applicabili nei comuni della “zona rossa” (Bertonico; Casalpusterlengo; Castelgerundo; Castiglione D’Adda; Codogno; Fombio; Maleo; San Fiorano; Somaglia; Terranova dei Passerini; Vo’) – “Per tali comuni si stabilisce il divieto di accesso o di allontanamento dal territorio comunale” (omissis) e una serie di annullamenti di manifestazioni, servizi pubblici.
2. Misure applicabili nelle regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto e nelle province di Pesaro e Urbino e di Savona. Per tali regioni e province sono sospesi eventi e competizioni sportive, manifestazioni varie, gli assembramenti, limitazioni varie.
3. Misure applicabili nelle province di Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona. “Per tali province – stabilisce il DPCM – si stabilisce la chiusura nelle giornate di sabato e domenica delle medie e grandi strutture di vendita e degli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati, ad esclusione delle farmacie, delle parafarmacie e dei punti vendita di generi alimentari”.
4. Misure applicabili nella regione Lombardia e nella provincia di Piacenza. “In tali territori si applica altresì la misura della sospensione delle attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei “livelli essenziali di assistenza”), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi”.
Dall’8 marzo tutta la Lombardia è blindata, compresi Alzano e Nembro, che sono i focolai che mettono in ginocchio le provincie di Bergamo e di Brescia.
Anche in questo caso si apre un contenzioso tra territorio e Roma. Resta il fatto che annunciando il lockdown, Conte non parla di zona rossa, ma di “zona protetta”.
L’8 marzo un DPCMriguarda la Lombardia e le provincie di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano, Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia. Vi si legge: “evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori, salvo che per gli spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”. Sono spese manifestazioni, servizi educati, eventi pubblici, ecc…
9 marzo – Il DPCM estende le misure di cui all’art. 1 del DPCM 8 marzo 2020 a tutto il territorio nazionale.
L’11 marzo un DPCM decreta la sospensione di tutte le attività, ad eccezione di alimentari, farmacie, parafarmacia, tabaccai e edicole. Chiusi bar, ristoranti, parrucchieri, estetisti, ecc… Il Paese viene messo in lockdown.
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