
Mentre riparte il dialogo tra Usa e Russia sulla limitazione delle armi nucleari, la qual cosa fa capire che è assai difficile che Nato e Usa possano aderire alle continue sollecitazioni di Zelensky a entrare nel conflitto, da parte di Kiev è iniziato un tentativo di far uscire il fronte dalla situazione di stallo, con attacchi e incursioni, in parte delle forze regolari e in territorio russo con l’impiego di mercenari.
Partiamo dal primo punto
Il Cremlino si è detto pronto al dialogo con gli Stati Uniti sul nucleare.
Il portavoce Peskov ha definito “una dichiarazione importante e positiva” quella fatta venerdì dal consigliere per la sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, secondo il quale Washington è pronta a discutere senza precondizioni con la Russia un nuovo trattato per la limitazione delle armi nucleari per dopo la scadenza del New Start 2, prevista nel 2026. Il portavoce del Cremlino ha aggiunto che Mosca si aspetta che tale dichiarazione si concretizzi in “passi attraverso i canali diplomatici, e poi sarà possibile considerare il formato del dialogo proposto”. “La Russia rimane aperta al dialogo”, ha sottolineato Peskov, ma è necessario decidere concretamente i passi da intraprendere e non ci si può fermare a una dichiarazione sui media, “specialmente ora che attraversiamo probabilmente il periodo di più acuta mancanza di fiducia reciproca”.
Il dialogo, dunque, è cercato da ambo le parti e questo è un fatto che esclude che gli Usa possano in qualsiasi modo accedere alle istanze di chi vorrebbe, anche continuando ad alzare l’asticella dello scontro bellico, portare l’America e la Nato ad un conflitto aperto e diretto con Mosca.
Cosa accade sul fronte
Vediamo cosa accade concretamente sul fronte, avvalendoci delle analisi di chi ha strumenti per farle e non è aduso a fare inutile propaganda.
Gianadrea Gaiani, in un articolo di ieri su Analisi Difesa scrive: “Le forze militari ucraine continuano a rimandare la tanto attesa (e annunciata) controffensiva, ora prevista per quest’estate, ma hanno lanciato una serie di attacchi con droni che ha colpito nelle ultime due settimane Mosca, Krasnodar e le regioni di confine russe. Se i missili da crociera Storm Shadow inviati da Londra vengono impiegati dagli ucraini per colpire comandi e basi russe a Mariupol e Berdyansk (possibili obiettivi della controffensiva ucraina) le incursioni russe con droni e missili da crociera prendono di mira i depositi di armi e munizioni occidentali degli ucraini, le basi aeree e alcuni comandi strategici come la sede dei servizi segreti militari a Kiev. L’artiglieria di Kiev ha colpito diverse località di confine nel territorio di Belgorod incluso il centro ferroviario di Shebekino utilizzato dalle linee logistiche russe che alimentano le truppe nel Donbass a supporto delle incursioni lungo il confine compiute da forze ucraine affiancate da miliziani russi dei movimenti neonazisti Corpo dei Volontari Russi e Legione per la libertà della Russia, alleati di Kiev tra i quali sembra confermata anche la presenza di volontari polacchi”.
“Per fronteggiare la minaccia sul territorio russo – scrive ancora Gaiani – il leader ceceno, Ramzan Kadyrov, ha offerto di inviare i suoi reparti del ministero dell’Interno (la “Forza Speciale Akhmat”) a combattere i sabotatori nella regione di Belgorod. Kadyrov ha sottolineato che per eliminare miliziani sul territorio russo, senza danneggiare i civili e le infrastrutture, è necessaria non solo l’esperienza militare ma anche quella antiterrorismo ricordando che i combattenti ceceni hanno già “ripulito” la loro repubblica “dai banditi nelle foreste e nelle aree urbane”. Anche il capo della compagnia militare privata (PMC) Wagner, Yevgeny Prigozhin, si è detto pronto ad intervenire nella regione di Belgorod con le sue truppe se i militari russi non avessero ristabilito “rapidamente” l’ordine, attaccando di nuovo il ministero della Difesa russo”.
Uno degli aspetti che si fa sempre più evidente in questa guerra, nata per procura e degenerata in una follia senza limiti, è l’uso progressivo di mercenari: una deriva preoccupante che fa capire come ormai anche la guerra possa sfuggire di mano agli stati, per diventare strumento di potentati economici e di multinazionali.
Le operazioni nella regione di Belgorod
“Nelle scorse settimane – scrive Gaiani – Analisi Difesa non aveva escluso che la controffensiva ucraina potesse prendere di mira il territorio russo puntando a penetrare nella regione di Belgorad dall’oblast ucraino di Kharkiv. Quanto accaduto in questi giorni non si configura come un attacco in forze al territorio russo ma come incursioni di frontiera compiute con veicoli e mezzi corazzati tese a colpire gli insediamenti di confine e probabilmente ad assorbire un numero rilevante di truppe e mezzi di Mosca diversamente impiegabili nelle operazioni in corso nel Donbass”.
Per chi volesse approfondire: https://www.analisidifesa.it/2023/06/la-guerra-in-ucraina-tra-attacchi-in-profondita-e-incursioni-in-russia/
Dal canto suo l’Agenzia Tass scrive che il portavoce ufficiale del ministero della Difesa russo, il tenente generale Igor Konashenkov, ha affermato che le forze armate ucraine non sono riuscite a raggiungere il successo in un’offensiva su larga scala su cinque settori del fronte nell’area meridionale di Donetsk.
“L’avversario ha lanciato un’offensiva su larga scala dalla mattina del 4 giugno su cinque settori del fronte nell’area sud di Donetsk mettendo in azione la 23a e la 31a brigata meccanizzata dalle riserve strategiche delle forze armate ucraine con il supporto di altre unità militari e squadre”, ha detto il portavoce. “L’obiettivo dell’avversario era quello di sfondare la nostra difesa nel settore del fronte a suo avviso più vulnerabile. Il nemico non è riuscito a svolgere i suoi compiti e non ha avuto successo”.
L’avversario, ha informato il portavoce del ministero della Difesa, ha utilizzato sei battaglioni meccanizzati e due battaglioni di carri armati. “Come risultato dell’azione abile e sofisticata del Battlegroup East, le forze armate ucraine hanno perso più di 250 persone, sedici carri armati, tre veicoli da combattimento di fanteria meccanizzata e 21 veicoli corazzati da combattimento”, ha sottolineato Konashenkov. Ha inoltre notato in particolare che il capo di stato maggiore generale dell’esercito Valery Gerasimov era in uno dei posti di comando in prima linea in quest’area.
Vediamo cosa ne pensa Limes, autorevole rivista di Geopolitica.
“Nel corso del fine settimana del 3-4 giugno, le Forze armate dell’Ucraina hanno sferrato attacchi su più fronti della lunga linea di contatto con l’esercito regolare della Federazione Russa e le forze ausiliarie occupanti (milizie separatiste, Gruppo Wagner, kadyrovcy ceceni). Nel frattempo, sotto la guida dell’intelligence militare ucraina, la Legione Libertà per la Russia e i Corpi di volontari russi hanno condotto nell’oblast’ russa di Belgorod un’incursione meglio organizzata rispetto ai recenti tentativi di infiltrazione nel territorio della Federazione. Pare inoltre che il Corpo di volontari polacchi abbia supportato direttamente i combattimenti transfrontalieri, contribuendo sensibilmente ad assottigliare la linea che divide una guerra per procura dal confronto bellico diretto. Non pare che i primi intensi attacchi di Kiev abbiano portato a ragguardevoli mutamenti territoriali in nessun settore del fronte interno ucraino. Ma l’intenzione del paese aggredito di riportare una guerra d’attrito, fatta perlopiù di artiglieria, a un conflitto armato di movimento con l’impiego di mezzi mobili occidentali (carri armati e veicoli per la fanteria meccanizzata) pare evidente”.
“Non è detto – conclude Limes- che la nuova iniziativa delle Forze armate di Kiev porti a risultati bellici concreti, ma certamente porta turbamento e senso di insicurezza tra i notabili di Mosca”.
Armi Nato ai mercenari
Funzionari statunitensi sentiti anonimamente dal Washington Post, hanno confermato che tre dei quattro veicoli distrutti in territorio russo sono stati forniti a Kiev dagli Stati Uniti e uno dalla Polonia. I combattenti avevano inoltre fucili prodotti in Belgio e in Repubblica Ceca. Rivelazioni che mettono in imbarazzo USA e NATO (da tempo impegnati a sostenere che non incoraggiano azioni ucraine contro il territorio russo) e che, secondo il Washington Post, suscitano dubbi circa i controlli di Kiev sulle armi fornite dai paesi della NATO.
Infatti il Belgio chiederà chiarimenti a Kiev sull’uso di armi prodotte dall’azienda nazionale Fabrique Nationale de Herstal in territorio russo da parte di due milizie anti-Putin. Lo riportano i media locali dopo le rivelazioni del Washington Post sull’uso di armi occidentali nell’attacco a Belgorod la scorsa settimana.
Le immagini diffuse dal Wp e rilanciate dal quotidiano fiammingo Het Laatste Nieuws mostrano alcuni combattenti russi filo-ucraini della legione ‘Russian Freedom’ e del ‘Russian Volunteer Corps’ imbracciare fucili d’assalto Scar ritenuti di fabbricazione belga. Le ministre della Difesa e degli Esteri del Belgio, Ludivine Dedonder e Hadja Lahbib, hanno deciso di contattare quanto prima le autorità ucraine per chiedere chiarimenti. Le consegne di armi dal Belgio, è la posizione delle due esponenti, “sono destinate alle forze armate ucraine per proteggere il loro territorio e la loro popolazione dall’invasione russa. E’ una condizione espressamente indicata nei documenti che accompagnano ogni consegna. Queste armi non sono quindi autorizzate per gruppi isolati che hanno un’agenda interna russa”.
Armi alla mafia Ucraina
“In realtà – scrive Gaiani – tale preoccupazione appare quanto meno tardiva non solo perché Analisi Difesa evidenziò già a inizio marzo del 2022 il rischio che anche a causa della dilagante corruzione che impera in Ucraina le armi fornite per la guerra contro i russi finissero per alimentare il traffico internazionale di armi ma anche perché negli ultimi 15 mesi allarmi del genere sono stati lanciata dai media statunitensi e prima dall’Interpol e dalle polizie di molte nazioni europee mentre armi occidentali fornite all’Ucraina sono state da tempo rivenute in diversi teatri bellici afro-asiatici e sono state segnalate in mano alla malavita in Finlandia e persino Messico”.
“Le armi distribuite alle milizie – scriveva Gianandrea Gaiani nell’articolo citato del marzo del 2022- potrebbero inoltre venire impiegate per compiere azioni criminali o finire sul mercato clandestino che alimenta malavita organizzata e gruppi terroristici, specie in una nazione che registra un elevatissimo tasso di corruzione negli apparati pubblici. Meglio non dimenticare che la mafia ucraina è ramificata anche in Medio Oriente e Caucaso e che almeno due battaglioni di jihadisti ceceni combattono al fianco degli ucraini in contrapposizione alle truppe di Mosca e ai governativi ceceni filo-russi presenti anch’essi in questo conflitto. L’ipotesi che un buon quantitativo di missili e lanciarazzi anticarro o antiaerei possano finire nelle mani di milizie jihadiste è un incubo per la sicurezza della stessa Europa che quelle armi sta fornendo a Kiev senza alcun apparente controllo circa la loro destinazione”.
https://www.analisidifesa.it/2022/03/i-rischi-della-belligeranza/?swcfpc=1
Questo il quadro, la di là dei proclami e della propaganda.
Appare evidente che, fino ad ora, oltre al tentativo continuo da parte ucraina di coinvolgere i paesi Nato, sul fronte non sta accadendo nulla di particolare.
La situazione rimane sostanzialmente quella che era.
Proposte per un cessate il fuoco
Nel frattempo continuano i tentativi di trovare una soluzione.
Il viceministro degli Esteri russo Andrey Rudenko, come riferisce l’Agenzia Tass, ha affermato ieri che Russia prende in considerazione tutte le proposte in arrivo sulla risoluzione della situazione in Ucraina e ha aggiunto che Mosca accoglie con favore gli sforzi di risoluzione da parte di tutti i paesi.
L’iniziativa più recente è arrivata dall’Indonesia e prevede una soluzione coreana: cessate il fuoco immediato da entrambe le parti, ritiro delle forze ucraine e russe a 15 km da le loro posizioni attuali e l’istituzione di una zona smilitarizzata.
A febbraio, la Cina aveva pubblicato il proprio piano di pace in 12 punti e ha chiesto una riduzione dell’escalation, un cessate il fuoco e la fine delle ostilità, nonché colloqui di pace.
Anche il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha chiesto negoziati.
Macron ha proposto a Zelenskyj di tenere a Parigi un vertice dedicato al conflitto e ha chiesto di fornire all’Ucraina garanzie di sicurezza affidabili, un appello sostenuto anche dalla Germania. La Danimarca e la Svezia si sono dichiarate pronte a fornire una piattaforma per l’alleanza.
Il Vaticano ha proposto una missione di pace e sforzi di mediazione.
In questo momento, la missione di pace della Santa Sede è attualmente guidata dal presidente della Conferenza episcopale italiana Matteo Zuppi, con l’obiettivo di raggiungere un cessate il fuoco.
A metà maggio, il Sudafrica ha annunciato che gli stati africani stanno lavorando per convincere Russia e Ucraina ad avviare colloqui di pace.
Questa la situazione allo stato dell’arte, con tentativi continui di escalation e altrettanti di costruire un percorso per un cessate il fuoco.
Armi miracolose non ci sono. Militari di paesi Nato non metteranno piede in Ucraina. Le armi date all’Ucraina per difendersi non devono essere impiegate in territorio russo. Tra Russia e Usa sono in corso contatti per il nucleare. Da varie parti arrivano tentativi di chiudere il conflitto.
Se Zelensky pensa di arrivare al tavolo della pace dopo aver ricacciato i russi dai territori occupati, probabilmente è fuori dalla realtà.
Un congelamento della situazione è sicuramente prodromico a possibili passi successivi.
Non è detto che prevalga la saggezza.





