
Un sondaggio rapido effettuato subito dopo il dibattito presidenziale di martedì sera ha dato una vittoria di 11 punti all’ex presidente Donald Trump sulla vicepresidente Kamala Harris.
Secondo quanto riportato ieri, il sondaggio condotto dal Democracy Institute per il Daily Express US su 600 probabili elettori americani ha rilevato che il 45% degli intervistati ritiene che Trump abbia vinto, rispetto al 34% di Harris.
Un altro quinto, ovvero il 21%, degli intervistati ha dichiarato che lo scontro si è concluso con un pareggio.
Tuttavia, il sondaggio ha anche rilevato che il dibattito non ha cambiato l’opinione degli elettori: più della metà di loro ha affermato che le performance a cui aveva assistito non hanno reso né Harris né Trump più attraenti come candidati alla presidenza.
L’opinione degli elettori è confermata anche dagli esperti.
Un gruppo di storici ed esperti di dibattito, che hanno parlato con Newsmax subito dopo lo scontro trasmesso in televisione, ritiene infatti che né Donald Trump, né Kamala Harris abbiano ottenuto alcun guadagno tra gli spettatori del loro primo (e molto probabilmente unico) dibattito presidenziale.
“Sia Harris che Trump hanno evitato passi falsi importanti, ma probabilmente non hanno nemmeno cambiato alcun voto – ha concluso Luke Nichter, professore alla Chapman University (California) -. Ciascuno parlava alla propria base e non si aspettava di essere compreso dalla base dell’altro”.
Nichter, autore del libro acclamato dalla critica “The Year That Broke Politics: Collusion and Chaos in the Presidentiale Election of 1968”, ha sottolineato la dichiarazione conclusiva di Trump in cui chiedeva a Kamala Harris: “Perché non l’ha fatto?”
“È stata una domanda – sostiene Nichter – posta nella dichiarazione conclusiva di Trump, sul perché, se Harris ha così tante buone idee ora, non le abbia implementate negli ultimi 3 anni e mezzo o ora, dato che è ancora vicepresidente. Trump avrebbe dovuto ripetere questa frase per tutta la notte piuttosto che usarla una volta nella sua dichiarazione conclusiva”.
“I moderatori – secondo Nichter – hanno posto domande a Trump su praticamente tutti i suoi argomenti più delicati: l’aborto, il 6 gennaio, se si sente ancora vincitore nel 2020 e i suoi commenti passati sulla razza di Harris; tuttavia, i moderatori non hanno posto domande altrettanto difficili a Harris, la quale ha abilmente evitato di rispondere alla loro domanda se gli americani oggi stiano meglio di quattro anni fa. Non le hanno chiesto del suo lavoro come zar di confine. L’hanno lasciata libera sulla domanda se avesse incontrato [Vladimir] Putin alla vigilia della guerra in Ucraina, e non le hanno fatto domande specifiche sul fatto che credesse ancora nelle sue passate posizioni progressiste, lasciando che la sua risposta generica fosse che oggi è la stessa persona”.
Irwin Gellman, ora al lavoro sul suo quarto volume sulla vita di Richard Nixon, ha concordato che “i due moderatori dell’ABC non hanno mai nemmeno provato a essere obiettivi. La loro missione era quella di inchiodare Trump e presto è diventato ovvio che erano in tre, i moderatori e Kamala, contro uno, Trump”.
Irwin Gellman ha aggiunto che Harris “non ha nemmeno dato l’impressione di essere informata e tutte le sue risposte erano banalità”.
In sintesi, dopo tanta attesa, l’incontro non ha spostato di una virgola il possibile voto degli americani.





