L’inaffidabilità degli iraniani divisi tra chi vuol trattare e i pasdaran che controllano la Guida Suprema
Che in Iran ci siano due fazioni, che rendono del tutto inaffidabile la posizione di Teheran è sempre più chiaro.
Ieri la Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, in un messaggio di cui dà notizia l’iraniana Press TV, ha dichiarato: “Devono essere portati con determinazione davanti a tribunali nazionali e internazionali i crimini di Usa e Israele contro l’Iran. I responsabili di crimini contro la Nazione iraniana devono, senza dubbio, essere portati davanti alla giustizia”.
La dichiarazione sembra fatta apposta per mettere in discussione l’intesa raggiunta da J. D. Vance e, guarda caso, arriva in contemporanea con l’accordo raggiunto tra Israele e il Libano, che contempla l’eliminazione di Hezbollah.
A conferma del legame con l’accordo tra Israele e Libano, ieri il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, con un riferimento al memorandum d’intesa tra Iran e Usa ha detto che Israele “continua con i raid aerei contro il Libano” e Washington “dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e costringere” Israele a fermare le operazioni.
Araghchi ha poi aggiunto che “per i prossimi trenta giorni lo Stretto di Hormuz resta sotto controllo e gestione totale da parte dell’Iran e che “qualsiasi azione unilaterale” non farebbe altro che “ritardare la riapertura” dello Stretto di Hormuz.
“Dopo che tutti gli ostacoli saranno stati rimossi, verrà ripristinata la piena capacità (di navigazione) – ha affermato Araghchi in conferenza stampa – È quello a cui stiamo lavorando”.
Hossein Mohebi, portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, i pasdaran iraniani, in dichiarazioni rivolte agli Stati Uniti rilanciate dall’iraniana Press Tv ha rincarato la dose affermando che l’Iran “risponderà in modo deciso a qualsiasi azione ostile” e che “ogni violazione del cessate il fuoco avrà una risposta più forte di prima”.
“Come avevamo previsto – ha affermato Mohebi – il nemico è ingannevole e inaffidabile e, in qualsiasi momento, persino durante i negoziati, potrebbe intraprendere azioni ostili”.
Così, mentre la parte dialogante tenta di mantenere l’intesa, quella dei fanatici assassini gioca a farla saltare.
Non a caso Donald Trump ha confermato che le forze USA hanno attaccato “depositi di missili e droni” e altri siti in Iran e ha minacciato di “concludere” con la forza “militare il lavoro iniziato”.
Il presidente USA su Truth ha scritto: “Velivoli Usa hanno attaccato siti iraniani usati come depositi di missili e droni, radar costieri, per aver violato ancora una volta l’accordo di cessate il fuoco”.
Subito dopo ha alzato i toni con un monito in cui ha affermato che “è altamente improbabile che riusciranno mai a imparare” e “potrebbe arrivare un momento in cui potremmo non essere più in grado di essere razionali e trovarci costretti a concludere” con la forza “militare il lavoro che abbiamo iniziato con tanto successo – ha scritto – Se accadesse, la Repubblica islamica dell’Iran smetterebbe di esistere”.
E forse potrebbe essere questa l’unica vera soluzione, ossia la distruzione massiccia di tutte le infrastrutture, mettendo in ginocchio definitivamente la banda di assassini che opprime gli iraniani.
Mai dimenticarsi che a gennaio i pasdaran e gli ayatollah hanno massacrato oltre 30 mila oppositori scesi in piazza a protestare.
L’Iran ieri ha lanciato missili e droni contro Kuwait e Bahrein in risposta ai massicci raid americani che poche ore prima avevano colpito almeno dieci obiettivi militari e diverse località nell’area dello Stretto di Hormuz.
“Per i prossimi trenta giorni lo Stretto di Hormuz resta sotto controllo e gestione totale da parte dell’Iran”, ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi avvertendo che “qualsiasi azione unilaterale” non farebbe altro che “ritardare la riapertura”.
Teheran ha inoltre affermato di essere “determinato a difendere” la sua “sovranità”. L’Iran “risponderà in modo deciso a qualsiasi azione ostile” e “ogni violazione del cessate il fuoco avrà una risposta più forte di prima”, ha detto inoltre Hossein Mohebi, portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani, rivolto agli Stati Uniti.
Ferma la condanna italiana degli attacchi contro Bahrein e Kuwait. In un post su X il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha scritto: “Esprimo la più ferma condanna per i nuovi attacchi iraniani che hanno colpito nelle scorse ore Bahrein e Kuwait, a cui vanno la piena solidarietà del Governo italiano. È indispensabile evitare ogni escalation che possa compromettere le intese faticosamente raggiunte. L’Italia ribadisce il proprio impegno per la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e per arrivare in tempi rapidi ad un Medio Oriente di pace e stabilità”.
L’Iraq, nel frattempo, offre la sua mediazione nel mezzo delle tensioni nella regione. La proposta è arrivata dal ministro degli Esteri, Fuad Hussein, nel giorno dei colloqui a Baghdad con il capo della diplomazia di Teheran, Abbas Araghchi.
“L’Iraq è pronto a ospitare i Paesi del Golfo per parlare della sicurezza nella regione e porre fine al conflitto”, ha detto Hussein in dichiarazioni rilanciate dall’emittente Rudaw. Il ministro ha parlato di una “riunione che comprenda i Paesi arabi del Golfo, Iraq e Iran”. “La sicurezza nella regione – ha affermato – deve essere responsabilità delle popolazioni della regione e porre fine al conflitto è una priorità per tutti noi”.
Con una banda di assassini al governo a Teheran pensare che un accordo possa tenere è illusione.





