
di Angelo Ciccarella
Negli anni Settanta, le opere di J.R.R.Tolkien furono osteggiate dalla sinistra leninista italiana col metodo del silenzio. Ambienti vicini a Pino Rauti trovarono nel professore di Oxford il vate capace di evocare simboli e miti perenni attraverso epopee entusiasmanti. L’editrice Ubaldini-Astrolabio stampò il primo libro della Trilogia de “Il Signore degli Anelli”, senza convinzione però.
Fu Rusconi ad avere il coraggio di pubblicare l’opera per intero. Zolla scrisse l’introduzione e Quirino Principe ne curò l’edizione. Un milione di copie vendette, senza che i giornali organici alla sinistra si presero la briga di recensirlo. Se spulciavate le classifiche dei libri più venduti, non v’era traccia alcuna delle avventure di Frodo e compagni. Eppure il libro vendeva e tanto. Come la vogliamo chiamare? Censura.
Oggi, gli ex pronipoti di Stalin e di Mao, denunciano la Destra di appropriazione indebita dell’autore sudafricano. Fino a ieri Tolkien era considerato fascio e cattolico, oggi il PD vorrebbe liberarlo dalle oscure forze della reazione. Insomma, tutti lo tirano per la giacchetta a fini ideologici e di parte. Leggiamolo e viaggeremo con l’immaginazione, e non sarà una fuga dalla realtà come affermavano i comunisti, ma un ritorno al reale. Di quel reale di cui siamo tutti parte, di quell’unica cosa e della natura, circondati da una intelligenza-non-umana con la quale fare i conti ed entrare in comunicazione, perché qualcosa essa ci sta dicendo.





