
di Massimo Carugno
Quando a partire dal 1994, con il primo governo Berlusconi, si avviò quell’ampio processo chiamato “privatizzazioni”, la politica se ne fece una coccarda da portare all’occhiello e il popolo adorante guardava con speranza ai nuovi corsi del paese che dai palazzi, da destra a sinistra, promettevano alla gente.
E già, da destra a sinistra, perché quel processo, che si avviò con la destra al potere, fu proseguito dai governi di sinistra di D’Alema e poi Prodi. Era come se fosse una moda con il solo scopo di cancellare quel che la politica della prima Repubblica aveva per anni fatto, comprese le nazionalizzazioni avviate a partire dal primo miracolo economico e proseguite sino agli anni Ottanta.
“Cancellare il passato di cui non doveva più restare memoria e innovare”, questo era il motto dominante della destra ma anche di una sinistra che, da par suo, non vedeva l’ora di veder abrasa la parola socialista non solo dalla storia del paese ma addirittura dal vocabolario, Treccani compreso.
E così da quegli anni e fino ai primi anni del terzo millennio lo stato pose in essere un lunghissimo elenco di privatizzazioni.
E il popolo esultava: “con il mercato libero si faranno concorrenza e crollerano i prezzi”, li illudevano dai palazzi e dalle sedi dei partiti. E invece sti caxxi, come si dice a Roma.
Guarda caso in questi giorni uno dei temi del giorno é la fine, (a dicembre) del mercato tutelato per i costi energetici di luce e gas. Evviva.
Ma che vuol dire?
Per rispettare gli impegni presi con l’Europa in ambito Pnrr, il governo ha sancito lunedì la fine del mercato tutelato (il 31 dicembre 2023 per il gas e il 10 gennaio 2024 per la luce): in pratica milioni di famiglie e partite Iva dovranno sottoscrivere, entro la metà dell’anno prossimo, un nuovo contratto, sia per la fornitura di metano sia per l’elettricità, uscendo dal servizio di maggior tutela in cui le condizioni economiche delle offerte luce e gas sono stabilite e regolate dall’autotutela e passando al mercato libero, dove il prezzo può essere fisso oppure variabile.
Cioè aumenti. Di luce e gas. Nel senso che i prezzi non saranno più controllati dall’Autorità di regolazione, (Arera) ma faranno come gli pare.
E il bello è che circa 13 milioni di italiani non sanno che il servizio di tutela sull’energia è destinato a chiudere e quasi 6 milioni di consumatori non sanno dire se il contratto di cui dispongono attualmente faccia riferimento al mercato tutelato o a quello libero.
La sinistra insorge e pure Salvini sbraita e parla di “errore da evitare”. Dalle parti di Fratelli d’Italia replicano che pure lo Stellatissimo Conte fece uguale e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha promesso un tavolo per studiare modalità di passaggio “morbide” e non traumatiche per le famiglie (sono interessate 5,5 milioni di utenze), con la previsione di una tutela per i cittadini vulnerabili (over 75, disabili, indigenti).
E per gli altri?
Spifferano di ammortizzatori economici ma non ci crede nessuno.
Sono passati ormai trent’anni dal 1993. Fu l’anno delle confessioni di Mario Chiesa e del processo Cusani, delle monetine davanti il Raphael e del celebre intervento di Craxi alla Camera quando invitava i deputati ad alzare le mani se non avevano ricevuto finanziamenti irregolari. Fu l’anno in cui in parlamento venivano sventolate manette e cappi da impiccagione, non importa se da destra o sinistra, purché contro i socialisti.
Fu l’anno che aprì le stagioni del sistema elettorale maggioritario, dei trionfi di Berlusconi e Prodi e avviò la Seconda Repubblica sulle ceneri del passato.
Da quell’anno, l’occhio del potere verso i deboli, si è sempre più appannato. La politica perse il governo del sistema economico e la grande finanza assunse il controllo pieno e totale della politica.
Da un lato con il fenomeno del “gentismo”, cioé di politici e parlamentari raccattati per strada pur di dare il senso del rinnovamento, la classe politica perse autorevolezza per manifesta incapacità dei suoi rappresentanti, dall’altro congiunture internazionali favorirono il rafforzamento dei grandi gruppi a discapito della economia diffusa. E la conseguenza è stata la scomparsa del concetto di “bisogno” (dei cittadini) dagli obiettivi della azione dei vari governi sostituita da quello del “profitto”.
E se di quegli sciagurati anni Novanta bisogna ricordare una delle cose che più ha fatto danni alla gente, alle famiglie, ai ceti medi e bassi, impoverendoli, riducendo il potere di acquisto dei salari, calpestandone i bisogni, è stata proprio la liberalizzazione e la perdita dei controlli dei prezzi di luce, gas e benzina.
La gente, pian piano, è stata stretta nella tenaglia tra la maglia della incapacità politica da un lato e quella della prepotenza della finanza dall’altra, e delle banche.
Ma questa delle banche è un’altra storia di cui parleremo in un’altra puntata.





