
di Giorgio Cattaneo
Ogni tanto, persino il mainstream dispensa qualche notizia che pare destinata a ricordare, ai dotti gretologi, che la Terra è sottoposta alla potentissima azione di una stella – il Sole – capace di sconvolgere in pochi giorni i cicli climatici terrestri. Il dibattito è persino stucchevole: da una parte i paranoici fanatizzati, fedeli alla linea e politicamente correttissimi, ripetono il mantra del sommo potere (la colpa delle variazioni meteo sarebbe tutta nostra); dall’altra, i critici – fuori dal coro che accomuna le grandi multinazionali, la finanza, i leader del G8 e gli eco-invasati di Ultima Generazione – sospettano che l’allarmismo climatico, oltre che a rifilare bidoni come l’auto elettrica al litio, serva soprattutto a non parlare del vero dramma planetario, l’inquinamento, provocato esattamente dagli stessi maxi-poteri che oggi predicano le violente crociate green, colpevolizzando i terrestri. E la notizia dove sarebbe? Lassù, dalle parti del Sole.
I ricercatori del Center of Excellence in Space Sciences India dell’Iiser Kolkata – osservano gli astrofisici italiani – mesi fa hanno scoperto una nuova relazione tra il campo magnetico del Sole e il ciclo delle macchie solari, che può aiutare a prevedere quando si verificherà il picco dell’attività solare. Pronostico azzeccato: la nostra stella, proprio adesso, sta letteralmente producendo esplosioni mai viste prima, per intensità. «Il Sole è composto da plasma, ossia gas caldo ionizzato. Gli enormi flussi di plasma e la convezione agiscono insieme per generare all’interno del Sole campi magnetici che si manifestano sulla superficie come macchie scure», scrive l’Istituto Nazionale di Astrofisica. «Queste macchie solari sono paragonabili, in termini di estensione, alle dimensioni della Terra. E sono sedi di un intenso campo magnetico, circa 10mila volte più forte del campo magnetico terrestre».
A volte – aggiunge l’Inaf – i campi magnetici delle macchie solari vengono “interrotti” da eventi violenti che provocano la nascita di tempeste magnetiche: brillamenti solari o espulsioni coronali di massa. «Queste tempeste rilasciano radiazioni di alta energia e scagliano nello spazio grandi quantità di plasma magnetizzato. Le più intense, quando dirette verso la Terra, possono effettivamente causare gravi danni». I primi a farne le spese sono «i satelliti in orbita, le reti elettriche e le telecomunicazioni». Il picco viene raggiunto ogni 11 anni, ma la sua intensità può variare di molto. Ci siamo, a quanto pare: da febbraio è in corso la più grande tempesta solare degli ultimi 12 anni. Particelle e fotoni ad alta energia hanno bombardato anche il sensore a bordo del Solar Dynamics Observatory della Nasa.
I brillamenti solari – ricorda “Today” – sono potenti esplosioni di energia e possono avere un vasto impatto sulla Terra, con conseguenze imprevedibili: 160 anni fa, una tempesta geomagnetica mise fuori uso l’intera rete telegrafica. «Se succedesse ora, la nostra civiltà (così dipendente dall’energia) sarebbe letteralmente annichilita». Il ciclo solare, spiegano gli astrofisici, è prodotto da un meccanismo a dinamo, azionato dall’energia proveniente dai flussi di plasma all’interno della nostra stella. «Con il ciclo delle macchie solari si osserva anche che il campo dipolare del Sole aumenta e diminuisce di intensità: i poli magnetici nord e sud si scambiano, sempre ogni 11 anni».
Nel 1935, l’astronomo svizzero Max Waldmeier scoprì che quanto più veloce è la rapidità di ascesa di un ciclo di macchie solari, tanto più intensa è la sua forza: quindi, i cicli più forti impiegano meno tempo per raggiungere la loro massima intensità. Risale al 2021 lo studio (pubblicato su “Research in Astronomy and Astrophysics”) di un gruppo internazionale di 23 scienziati esperti in fisica solare, astronomia e cambiamenti climatici: chiarissimo nel documentare le incongruenze degli studi su cui di basa la colpevolizzazione climatica. Tra i ricercatori anche il professor Nicola Scafetta, dell’università napoletana Federico II. «Il lavoro mostra che è prematuro dare la colpa al riscaldamento climatico osservato dal 1900 ad oggi principalmente alle emissioni antropiche di gas serra».
«Lo studio contraddice la conclusione principale dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) delle Nazioni Unite». Motivo: l’allarme dell’Onu «è basato su dati parziali e incompleti, che non sono sufficienti per valutare correttamente l’effetto del Sole sul clima della Terra». La review – basata su circa 500 studi scientifici – usa tutte le serie solari oggi disponibili e numerose serie climatiche globali. «Queste serie mostrano tra di loro una grande variabilità secolare. Lo studio conclude che il possibile contributo del Sole al riscaldamento globale osservato durante il XX secolo dipende fortemente dalle serie solari».
Gli studiosi – sottolinea l’ateneo di Napoli – mostrano che l’ipotesi sostenuta dall’Ipcc (che trascura l’effetto solare) si basa solo su discutibili simulazioni, generate da modelli matematici. «Paradossalmente, i modellisti climatici ignorano le serie solari proposte nella letteratura scientifica». Le serie solari suggeriscono una variabilità molto ampia, «che meglio si correla con quella mostrata nelle serie climatiche». I dati dell’Onu, su cui si basa l’intera teoria del super-riscaldamento di origine antropica, sarebbero clamorosamente sballati. Un esempio: se si utilizzassero solo le serie meteorologiche registrate nei siti rurali, e non le “bolle di calore” effettivamente presenti nelle metropoli, il riscaldamento globale dell’ultimo secolo risulterebbe «inferiore almeno del 20% rispetto a quello riportato nelle serie climatiche usate dall’Ipcc».
I 23 studiosi – afferma sempre l’università di Napoli – segnalano l’errore: selezionare solo le serie solari meno preoccupanti, abbinandole alle serie climatiche influenzate dal riscaldamento urbano, «ha l’evidente l’effetto di minimizzare la componente naturale del cambiamento climatico e, simultaneamente, di massimizzare quella antropica, ma l’operazione è scientificamente scorretta». Infatti, viene letteralmente ignorato l’aumento dell’attività solare registrato durante l’intero XX secolo. «Quindi, ritenere che il riscaldamento climatico globale dal 1900 sia dovuto all’uomo e che i modelli climatici attuali siano sufficientemente validi per prevedere i cambiamenti climatici futuri è al momento prematuro e probabilmente errato». Unica vera certezza: tutto questo contribuisce intanto a oscurare lo spaventoso inquinamento terrestre, che è senza precedenti, così come quello dell’atmosfera: da vent’anni il cielo è “sporcato” dai quotidiani rilasci aerei che, incidendo sul meteo, avrebbero un ruolo anche nell’alterazione del clima.





