
di Niram Ferretti
Nell’ottobre 2015 una bomba piazzata dallo Stato islamico fece cadere un aereo passeggeri russo sul Sinai, uccidendo tutte le 224 persone a bordo, la maggior parte delle quali erano russi in vacanza di ritorno dall’Egitto.
La Russia fu scossa da una serie di attacchi terroristici mortali nei primi anni 2000, durante i combattimenti con i separatisti nella provincia russa della Cecenia. A ottobre del 2002 militanti ceceni presero in ostaggio circa 800 persone nel teatro Dubrovka di Mosca; due giorni dopo le forze speciali russe fecero irruzione nell’edificio e 129 ostaggi e 41 combattenti ceceni morirono, la maggior parte a causa degli effetti del gas narcotico che le forze russe usarono contro gli aggressori.
A settembre del 2004, inoltre, circa 30 militanti ceceni sequestrarono una scuola a Beslan, nel sud della Russia, prendendo centinaia di ostaggi; l’assedio si concluse con un bagno di sangue due giorni dopo e più di 330 persone, di cui circa la metà bambini, furono uccise”.
Al netto di chi vorrebbe ricondurre all’Ucraina l’attentato a Mosca. No, sono i jihadisti islamici, sono gli stessi con cui Putin intrattiene cordiali rapporti a Teheran e riceve amabilmente al Cremlino.
Il radicalismo islamico ha molteplici facce, sunnite e sciite, è vero che tra di loro si uccidono dalla morte di Maometto, ma sono accomunati dallo stesso impegno.
Putin ne ha tanti in casa di musulmani. Insieme alle cupole a cipolla delle chiese ortodosse, ci sono le cupole delle moschee a disegnare il panorama di architettura religiosa del paese.
Durante una conferenza tenuta a Mosca nel 2019, lo sceicco Ravil Gainutdin, Mufti di Mosca, ha predetto che, in base alle statistiche, entro il 2034 il 30% della popolazione russa sarà musulmano.





