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La Russia controllerà un terzo delle riserve di uranio

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Entro il 2040 la Russia potrebbe controllare oltre un terzo delle riserve di uranio estratto – Il gruppo nucleare francese Orano è stato di fatto espulso dal Niger – Strategici Kazakistan, Namibia, Tanzania

Come riferisce il sito di Analisi Difesa, secondo alcuni ricercatori, la Russia entro il 2040 potrebbe controllare oltre un terzo delle riserve di uranio estratto.

Un predominio che comprometterebbe la sicurezza energetica occidentale, dato l’aumento della domanda da parte delle nuove centrali nucleari.

I timori relativi all’approvvigionamento sono aggravati da un deficit preesistente dovuto alla scarsa propensione agli investimenti e ai ritardi nell’ottenimento dei permessi per le nuove miniere.

Quanto afferma Analisi Difesa emerge da un report di Centre for Strategic Advantage (CSA), un’organizzazione senza scopo di lucro (https://strategic-advantage.org/mining-for-influence/), nel quale si afferma che “la capacità di estrazione di uranio russa e di proprietà russa continuerà a crescere”.

“Questo – ha avvertito il CSA – crea una maggiore dipendenza da un Paese che ha dimostrato la sua volontà di utilizzare come arma il controllo sulle risorse energetiche e rischia di impedire all’Europa e ad altre nazioni di assicurarsi il materiale di cui hanno bisogno”.

Entro il 2040, ha dichiarato Gareth Heywood, responsabile di un progetto speciale del centro, in vista del simposio annuale sul nucleare mondiale che si terrà a Londra, “potremmo trovarci di fronte a una dipendenza dall’uranio estratto in Russia simile alla nostra dipendenza dal petrolio e dal gas russi nel 2022”.

Come ricorda il Financial Times, l’uranio, viene estratto principalmente in Kazakistan, Australia, Namibia e Canada, ma Alex Bedwany, analista di Stifel ha affermato che entro la metà del prossimo decennio “non c’è dubbio che il settore avrà bisogno di nuove fonti di approvvigionamento”, ha affermato. Paesi come il Canada hanno il potenziale per avviare nuove miniere.

La società canadese NexGen Energy sta sviluppando un enorme progetto nel Saskatchewan, mentre la società mineraria Cameco ha ottenuto la licenza per espandere la sua miniera di McArthur River di oltre un terzo, portandola a 25 milioni di libbre all’anno, pari a 11.340 tonnellate.

La questione che si pone al settore è “se il sistema abbia sufficiente resilienza e flessibilità”, ha affermato Sarah Forman, responsabile strategia di Urenco, azienda specializzata nell’arricchimento dell’uranio.

Nel 2024 la Russia ha prodotto circa il 5% dell’uranio estratto a livello mondiale, tuttavia, la sua produzione interna maschera le ben più consistenti attività internazionali del Paese.

Considerando anche le miniere controllate all’estero, nel 2024 la quota di capacità produttiva globale della Russia nelle principali fonti di uranio del mondo era pari a quasi un quarto.

Uranium One, una filiale della società nucleare statale Rosatom, controlla circa 10.000 tonnellate all’anno di capacità di estrazione di uranio al di fuori dei confini russi, in Kazakistan.

La Russia sta sviluppando miniere in Tanzania e Namibia tramite il progetto Uranium One. Nel 2025 Mosca ha firmato un accordo anche con il Niger per rafforzare la cooperazione sull’uranio.

Il gruppo nucleare francese Orano lo scorso anno è stato di fatto espulso dal Niger e ha avviato un procedimento legale per l’espropriazione dei suoi beni.

I Paesi occidentali hanno imposto delle sanzioni a una serie di aziende russe, a seguito dell’invasione dell’Ucraina, nel 2022.

Anche Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Giappone e Francia hanno dichiarato di voler contrastare il dominio della Russia nella catena di approvvigionamento nucleare e hanno investito nella cruciale lavorazione dell’uranio, sebbene il Paese resti un importante fornitore di uranio arricchito necessario per i reattori in Europa.

Gli Stati Uniti hanno vietato le importazioni di uranio russo, sebbene alcune deroghe ne consentiranno la prosecuzione fino al 2028.

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