Home Politica TELECOMUNICAZIONI, L’ITALIA CEDE ANCHE AL PRAGMATISMO ELVETICO

TELECOMUNICAZIONI, L’ITALIA CEDE ANCHE AL PRAGMATISMO ELVETICO

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di Francesco Pontelli

Il pragmatico ” socialismo ” elvetico nella infantile illusione liberale. 

La completa dismissione  delle società di telecomunicazione italiane  giunge ormai al suo ridicolo e pericoloso epilogo.

TIM probabilmente sarà a guida francese ed anche Vodafone, passata ora sotto l’ombrello della Swisscom assieme a Fastweb, rappresenterà il secondo operatore, se non addirittura il primo in Italia, per quanto riguarda la fibra, avrà la maggioranza espressione di un azionariato estero,  il quale ovviamente si porrà degli obbiettivi ed interessi diversi da quelli di una azienda strategica nazionale. 

In questo contesto, non si è levata una sola  parola da parte del mondo liberale italico che dimostrasse la capacità di comprendere  le conseguenze degli stravolgimenti azionari all’interno di queste aziende strategiche, soprattutto all’interno di una visione di medio e lungo termine.

Il mondo liberale in questi anni si è rivelato essenzialmente una congrega di piazzisti, privi ogni visione strategica come di valori istituzionali, infatti, tutti  all’unisono hanno da sempre indicato,  nella vendita al miglior offerente, di qualsiasi asset come  l’atto finale di ogni scelta operativa in quanto espressione di una infantile legge di mercato.

Al tempo stesso risultano assolutamente incapaci di allestire una strategia di sviluppo e si rifugiano nella semplice sublimazione della cessione di asset, quasi rappresentasse il principale atto di una articolata politica economica.

In questo sono esplicitamente coadiuvati da una classe politica, la quale ancora oggi non è in grado di comprendere il significato della perdita di ogni controllo in relazione alla telecomunicazioni italiane, come del senso politico e strategico della presenza operativa sul territorio italiano della Swisscom: una società partecipata dallo Stato Svizzero al 51%.

La politica come il mondo liberale dimostrano la propria imbarazzante miopia strategica e politica, in quanto si troveranno il più grande asset di telecomunicazioni guidato da un paese che ha investito le proprie risorse pubbliche. 

Di fatto, con buona pace dell’italico mondo che si definisce liberale, la invocata retrocessione del ruolo dello Stato nell’economia tanto invocata risulta,invece, confermata attraverso l’ ingresso di uno Stato estero nella gestione di questa azienda strategica.

Il paese paga sicuramente un’incapacità del governo in carica come dei precedenti nel comprendere gli effetti devastanti delle proprie decisioni, in quanto ancora risultano abituati a ragionare in termini molto inferiori al più modesto localismo: gli stessi poi che, paradossalmente, inneggiano ad un sovranismo si dimostrano ininfluenti nella salvaguardia di una minima indipendenza e autonomia strategica. 

Tuttavia il mondo liberale dimostra, in più,  la propria assoluta inconsistenza strategica economica ed operativa, in quanto il mercato ha di fatto premiato un investitore pubblico, come la Svizzera per l’occasione, riconoscendo un ruolo proprio all’interno di un  progetto di privatizzazione tanto sostenuto dalla componente liberale.

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n questo modo, ancora una volta emerge evidente come  nella gestione degli asset strategici che possano assicurare la competitività di una nazione, lo Stato possa e magari debba definire un proprio ruolo con l’obbiettivo di assicurare,esattamente come sta avvenendo nelle principali nazioni della Unione Europea per l’energia, le migliori condizioni generali che possano diventare dei plus competitivi nel mercato globale. 

Anche per questo il pensiero liberale italico risulta espressione di un vuoto culturale senza precedenti, maturato nell’economia precedente la caduta del muro di Berlino ed assolutamente inadeguato come il  nuovo  “Socialismo” elvetico dimostra.

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  • Redazione

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