Home Politica SULLA TUTELA DEI LAVORATORI SERVE UNA SVOLTA RADICALE.

SULLA TUTELA DEI LAVORATORI SERVE UNA SVOLTA RADICALE.

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L’altro giorno, sul Nuovo Giornale Nazionale, l’amico Sandro Roazzi ha affrontato il tema degli infortuni sui posti di lavoro, dando seguito ad osservazioni sull’ennesimo fatto grave dei morti sul posto di lavoro alla centrale dell’Enel in Emilia .

Un tema che non ha mancato di sollevare anche alcuni interrogativi e riflessioni .

Se un segretario generale di una confederazione sindacale nazionale denuncia per iscritto alla Procura della Repubblica di Bologna un pericolo imminente su un importante cantiere, deve in contemporanea indicare dettagliatamente e pubblicamente il contenuto del pericolo, specialmente se questa lettera è stata protocollata anni fa. I giornali parlano del 2022.

Il tema della sicurezza non è una questione da trattare solo come propaganda, per qualche tessera in più o in meno; riguarda la vita è la salute dei lavoratori .

Su questo episodio è in gioco anche la credibilità e l’autorevolezza delle istituzioni pubbliche ,ma se osserviamo con attenzione e conla dovuta sensibilità politica è una postura che riguarda anche la leadership del sindacato .

Le tensioni espresse sul tema della sicurezza e la prevenzione della salute dei lavoratori all’interno della burocrazia sindacale si ripercuotono poi sui posti di lavoro.

La liturgia dei soli scioperi generali, così come l’ingessatura di un sistema burocratico di istituzioni che danno solidarietà ,ma poi trascurano di revisionare adeguatamente la macchina burocratica, non danno certo un esempio entusiasmante su questa delicata problematica.

Serve individuare gli strumenti più adeguati per un controllo efficace e agire con la cultura della prevenzione, che è fatta di molte sfaccettature : tecnologia, formazione , cultura della premialità attiva di chi conosce nel dettaglio il suo posto di lavoro e, ancor più, un percorso per partecipazione effettuale dei lavoratori nel processo produttivo.

Esperienze contrattuali in fabbrica ci sono e sono anche state codificate con la contrattazione aziendale, compreso il supporto con la partecipazione costante di università come quella di Ingegneria di Brescia e dell’Associazione nazionale dell’Aifos.

Poi esiste una questione dove la burocrazia preposta sul territorio è molto contraddittoria e carente : troppo cartacea e farraginosa e pochi i veri momenti di verifica e tant’altro ancora, non buon ultimo, il supporto e la segnalazione dei cittadini scarsamente valorizzati e/o stimolati.

Una domanda centrale va però fatta , per cercare di capirne motivazioni e sottovalutazioni . Perché sui cantieri piccoli o grandi non si istallano telecamere ? Eppure questa tecnologia è molto utilizzata sulle strade di tutta Italia.

Va pure costatato che una risposta a questa pressante richiesta riguarda il ruolo del sindacato ,poco sensibile alle tecnologie di verifica preventiva , perché sostiene che è meglio garantire di persona con un ruolo di intermediario. Poi i risultati statistici si vedono.

Continuare a soffermarsi su un percorso di sola denuncia vuol dire per il sindacato essere prigioniero di liturgie vecchie e culturalmente obsolete. Le strutture bilaterali servono praticamente ad allungare pratiche burocratiche e portare a casa un’elemosina per le associazioni di categoria.

Tema che ha visto, per esempio, in questi tempi, una forte rottura su questo versante con la Cisl nel settore degli edili .

Attualmente la Fondazione Anna Kuliscioff, che da tempo segue queste tematiche e che ha pubblicato volumi riguardanti alcune ricerche sul campo, a Brescia attualmente sta lavorando su uno specifico osservatorio sui cantieri bresciani .

La finalità di questo “Osservatorio “ è dare continuità a esperienze del passato ,già oggetto di alcuni importanti seminari, a cui hanno partecipato manager di esperienza internazionale .

Per esempio ,confrontarsi su un esperienza pluridecennale della istallazione di telecamere nei punti più critici e vulnerabili sui posti di lavoro può servire , se esiste volontà vera per un esame di realtà, anche per approcciare una riflessione . Il lavoro ,in settori come quello della siderurgia e trattamenti temici , è stato svolto con l’Università di Ingegneria di Brescia, è durato parecchi anni ed è frutto di un accordo aziendale firmato da consiglio di fabbrica e azienda

Questo per fare un esempio concreto ,la cui storia e durata nel tempo è stato catalogato dalla Commissione del Ministero del Lavoro italiano come “ una buona prassi “ .

Sono esperienze sospese nel tempo che vanno riprese in positivo.

Su questi temi della sicurezza sul lavoro servono segnali e proposte radicali, non liturgie legate ad una congiuntura grave di cronaca come quella della centrale dell’Enel .

Serve una scossa ,non chiacchiere vuote o capi del sindacato che fanno gli influencer con campagne supportate da ballerini e subrettine e poi , di fronte a fatti drammatici corrono a denunciare, forti di un’ideologia di sola propaganda ma di scarse proposte concrete .

L’esperienza della fabbrica – intesa simbolicamente come luogo di lavoro reale – è l’unica bussola che può portare concrete indicazioni .

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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