
Da qualsiasi parte la si guardi, la tornata elettorale spagnola consegna il destino di qualsiasi futuro governo nelle mani dei partiti indipendentisti catalani e baschi. Mani che ora sembrano legate dalle manette annunciate di nuovo ieri per Carles Puigdemont. E con le manette che tintinnano è difficile trattare.
Un dato, quello elettorale e delle contraddizioni interne, che rende debole la presidenza di Madrid del Consiglio dell’Unione Europea.
Per ora la prima mossa la dovrebbe fare il PP, il cui leader, Alberto Núñez Feijóo, ha annunciato che negozierà con i gruppi parlamentari e cercherà di formare un governo. Per questo ha chiesto che nessuno “blocchi” i suoi sforzi.
Il leader del PP ha ricordato che “nessuno ha governato in Spagna senza aver vinto le elezioni”.


Il PP ha ottenuto 136 seggi. Pur avendo la maggioranza relativa non è facile che riesca a formare una maggioranza parlamentare, in quanto ha 170 deputati con Vox (33) e UPN (1) e ne mancano sei per la maggioranza. Un altro voto potrebbe arrivare da Coalición Canaria (1) che si colloca a destra, anche se non ama Vox.
Siamo a 171 e ne mancano 6 per fare 177, ossia un voto in più della maggioranza.
Un contributo al quorum potrebbe arrivare dal Partito nazionalista basco (EAJ), che ha cinque seggi ed è una formazione di ispirazione democratico cristiana, ma pare che abbia già deciso di guardare a sinistra.
Il PSOE (122) ha abbastanza seggi per proporre un’alternativa (se Feijóo dovesse fallire); , raggiunge infatti con il suo alleato maggiore (Sumar) i 153 seggi e con i vari cespugli potrebbe approssimarsi alla quota maggioritaria, ma ha comunque bisogno dei voti di Junts, il partito di Puigdemont e degli altri partiti indipendentisti, diventati, secondo i molti osservatori, gli inaspettati arbitri della situazione.
Con queste cifre, Sánchez potrebbe giurare al secondo turno e formare nuovamente un governo di coalizione progressista condannato a cedere continuamente ai movimenti indipendentisti per garantire la governabilità del Paese.
Rimane inoltre il fatto che al Senato il PP ha la maggioranza assoluta.

Non è improbabile che gli spagnoli siano chiamati a tornare alle urne abbastanza presto.
Nel frattempo il 1 luglio 2023 è iniziata la presidenza della Spagna del Consiglio dell’Unione europea. Presidenza che la Spagna ricoprirà fino al 31 dicembre 2023 e che appare indebolita dalla elezioni e dall’incertezza con la quale sarà condotta la politica iberica, prigioniera dei veti dei partiti indipendentisti.
Un’analisi più attenta dei voti è interessante anche per vedere cosa potrebbe accadere con le elezioni europee del 2024.
Il Partito Popolare ha cannibalizzato Vox, che perde 19 seggi in rapporto alle elezioni del 2019, ma l’aumento di 47 seggi del PP fa capire che c’è un guadagno netto di 28 seggi.
Se passiamo al Psoe, il partito di Sanchez ha guadagnato due seggi in rapporto al 2019, cannibalizzando in parte i partiti di sinistra che, raggruppati in Sumar, hanno perso 7 seggi in rapporto al 2019.
Se guardiamo le percentuali, nel 2019 il Psoe aveva il 28 per cento ed è passato al 31,7, mentre il PP dal 20,8 del 2019 è passato al 33,0 per cento.
Se consideriamo che sia Vox, sia i partiti di sinistra hanno perso percentualmente la stessa quantità di voti, in una possibile proiezione del voto sulle europee il PP dovrebbe contribuire a spostare gli equilibri del Parlamento dell’Unione.
| CONGRESSO | 2019 % | 2023 % | EUROPEE 2019 | SEGGI EUROPEE 2019 | SEGGI EUROPEE 2024 ? |
| PSOE | 28 | 31,7 | 32,86 | 20 | 20 |
| PP | 20,8 | 33,0 | 20,15 | 12 | 20 |
| UP+MP+COMP. | 15,3 | 12,3 SUMAR | 10,7 | 12 | 10 |
| VOX | 15,1 | 12,3 | 6,21 | 3 | 6 |
| ALTRI | 18,1 | 7,3 |
| SENATO | 2019 % | 2023 % | |
| PSOE | 30,09 | 32,5 | |
| PP | 27,1 | 34,7 | |
| UP+MP+COMP. | 11,1 SUMAR | ||
| VOX | 5,1 | 10,7 | |
| ALTRI | 11,2 | 7,6 |
Se, infatti, guardiamo la distribuzione dei seggi nelle europee del 2019, in base alle percentuali dei voti, il PP dovrebbe guadagnare (con le percentuali di ieri) 8 seggi e Vox, (sempre con le percentuali di ieri) 3. Rimarrebbe sostanzialmente invariata la forza del Psoe, mentre potrebbe calare di un seggio o due la rappresentanza della forze della sinistra ora riunite in Sumar.
In ogni caso, al di là di quanto avverrà tra un anno in Europa e considerando che la Spagna rimane instabile, i risultati di ieri modificano già gli assetti del Partito Popolare Europeo, nel senso che danno il segno di uno spostamento a destra del Paese iberico, sia pure con una prevalenza del centro destra e un contenimento della destra di Vox.
A rendere impossibile ogni accordo tra i partiti indipendentisti e Sanchez è entrato ieri a gamba tesa il procuratore della Corte suprema spagnola, che dipende dal governo, il quale ha chiesto al giudice Llarena di spiccare un mandato d’arresto europeo per estradare e imprigionare il presidente catalano in esilio ed eurodeputato Carles Puigdemont e l’eurodeputato Toni Comin.
“Questo è il vero dialogo di Pedro Sanchez”, ha affermato su Twitter l’assistente di Puigdemont, Aleix Sarri i Camargo.
Non male come primo passo per un dialogo.
Va considerato che agli inizi di luglio il Tribunale dell’Unione Europea aveva confermato il ritiro dell’immunità parlamentare agli eurodeputati Carles Puigdemont, Toni Comín e Clara Ponsatí, imputati dalla giustizia spagnola per il loro coinvolgimento nel tentativo secessionista della Catalogna del 2017. Il Tribunale ha respinto la richiesta dei diretti interessati di mantenere un’immunità già sospesa nel 2021 dal Parlamento Ue.
Difficile pensare ad una trattativa che si svolga con il ricatto in corso di un’incarcerazione di Carles Puigdemont.
La strada per Sanchez, a questo punto, appare più che mai in salita, con una Spagna che sale alla ribalta della cronaca non solo per la sia instabilità politica, ma anche per le sue contraddizioni istituzionali interne .





