
di Lucio Leante
Se si guardano solo gli ultimi minuti culminanti, la rissa in mondovisione tra Trump e Vance da una parte e Zelensky dall’altra, può sembrare una sleale aggressione premeditata di due bulli ai danni di un malcapitato, in casa loro e ai danni di un loro ospite.
Lo spettacolo del battibecco, avvenuto durante una conferenza stampa (di cui i telegiornali europei e nostrani hanno ritrasmesso solo l’ultima parte) è stato un disastro diplomatico per tutti, ma sembra penalizzare soprattutto Trump e Vance, che, in effetti avrebbero dovuto evitarla in ogni modo senza accettare le provocazioni di Zelensky. Di solito si ha cura che gli scontri diplomatici avvengano a porte chiuse e le rese dei conti restino coperte. In base alla visione parziale del filmato, Zelensky però sta passando per una vittima innocente aggredita e molti europei gli stanno esprimonendo solidarietà e comprensione.
Ma se si guarda l’intero film della conferenza stampa ci si accorge che è stato proprio l’ospite ucraino a innescare la rissa pubblica ed a mostrarsi, a dir poco, un dilettante politico (quale è) e un vero screanzato.
Dopo che Trump lo aveva appena rassicurato che gli Usa avrebbero continuato a fornire all’Ucraina aiuti militari e Vance aveva illustrato il “percorso di pace” preparato da Washington, Zelensky ha chiesto la parola. Ha iniziato ricordando che Putin ha già violato in passato un cessate il fuoco e altri accordi e sostenendo che non si possono fare compromessi con il fedifrago e assassino Putin. Ha chiuso il suo intervento chiedendo direttamente a Vance con un tono sprezzante e sarcastico: “di che tipo di diplomazia vai parlando J.D.?”
In pratica ha messo così in dubbio pubblicamente l’intera linea di Washington per una soluzione diplomatica della guerra sottintendendo che il negoziato sarebbe inutile.
In seguito, Zelensky ha fatto persino di peggio: ha agitato lo spettro di una guerra (con i russi) in America. “Voi avete un bell’oceano in mezzo e non la sentite ora, ma la sentirete in futuro… Dio non voglia che abbiate anche voi una guerra“. Praticamente, una sorta di “domani toccherà a voi e allora capirete”. Il che che ha fatto andare su tutte le furie Trump, fino a quel momento rimasto calmo.
Insomma è apparso chiaro a tutti quelli che hanno visto l’intera conferenza stampa che egli “non è pronto per la pace, non la vuole e vorrebbe invece continuare la guerra” – come ha poi commentato lo stesso Trump.
Zelensky non vuole accettare la sconfitta, pesta i piedi ed è andato alla casa Bianca per farlo sapere a tutto il mondo credendo forse così di obbligare Trump a tornare alla linea di Biden o di attirare su di lui il biasimo generale. Non si capisce bene. Un calcolo infondato e anche infantile.
Trump gli ha rimproverato di stare così “scommettendo sulla vita di milioni di uomini e su una terza guerra mondiale” e poi lo ha buttato fuori casa avvertendolo: “torna solo quando avrai accettato di fare la pace”.
Si pone una domanda: “Sono davvero sulla linea di Zelensky quei leader europei che, come mammine premurose corrono a consolarlo come fosse un bambino picchiato dal papà e lo rassicurano dicendogli: “non ti lasceremo solo, ti aiuteremo noi”?
A fare cosa? A continuare a giocare alla guerra e con la guerra?
“Non la si può darla vinta a Putin. Lui è l’aggressore, Zelensky l’aggredito. Non si può mettere sullo stesso piano “l’aggressore e l’aggredito” – dicono anche gli europei.
Evitano di dire quello che da tre anni è il non detto e l’interdetto: che gli ucraini, sostenuti e incoraggiati prima da Obama e poi da Biden (e dalla lobby neocon del Dipartimento di Stato di Washington), hanno per anni provocato l’ “orso russo” in vari modi: diffondendo in Ucraina una propaganda, una retorica ed una pedagogia identitaria e nazionalista antirussa, adottando una politica estera anti-russa ed una politica interna ostile alle popolazioni russofone del Donbas e della Crimea. Hanno soprattutto perseguito l’adesione dell’Ucraina alla Nato anche con esercitazioni militari congiunte che prevedevano come “nemico” la Russia. La NATO li incoraggiava promettendo ricorrentemente quella cooptazione, che ad analisti seri del calibro di Henry Kissinger, Sergio Romano e altri, lasciava presagire come sbocco una guerra con la Russia. Che poi infatti c’è stata.
Gli europei continuano a ripetere ossessivamente la litanìa che “c’è un aggressore ed un aggredito” come se la guerra fosse cominciata nel febbraio 2022 e non almeno dal 2014. Ripetono che, in base al diritto internazionale, la comunità internazionale ha il diritto e il dovere di opporsi all’aggressore. Ma dimenticano le teorizzazioni sul diritto di “azione (cioè di guerra) preventiva” con cui sono stati giustificati gli interventi degli occidentali in Afghanistan e in Iraq. Quando parlano di difesa del diritto di tutti gli stati all’integrità territoriale, ma dimenticano che l’integrità della Serbia nel 1998-99 è stata violata in seguito ad un intervento militare della NATO, quando una fetta del suo territorio il Kosovo, è stata, per loro volontà, amputata per formare un nuovo stato. Sulla base della sola volontà occidentale (in chiave anti-russa).
Dimenticano anche che, in seguito a quell’intervento “umanitario”, il Kosovo si è staccato dalla Serbia senza un referendum popolare in nome del diritto di autodeterminazione degli albanesi residenti, senza che mai la loro presunta volontà di separazione dalla Serbia fosse accertata con un referendum popolare. Un analogo diritto è stato però negato alle popolazioni russe di Crimea e del Donbas, benché queste ultime abbiano espresso chiaramente la volontà della loro grande maggioranza con dei referendum, sbrigativamente liquidati e ignorati dagli occidentali come “una farsa”.
Parlano poi della guerra russo-ucraina come di una guerra santa tra democrazia ed autocrazia, ma dimenticano le varie rivoluzioni colorate (in realtà colpi di stato di piazza) effettuate nei paesi post-sovietici per ispirazione e con sostegno occidentale ai tempi dei neocon di Bush jr,, di Obama e di Biden. Dimenticano anche le “primavere arabe”, anch’esse dei colpi di piazza ispirati dagli occidentali nel 2011 (da Obama), tra cui quelle particolarmente disastrose in Libia e Siria.
Zelensky è insomma l’incarnazione delle velleità neocon e dell’ipocrisia occidentale. Ieri, con Biden erano velleità e ipocrisia anche americane. Oggi con Trump sono velleità e ipocrisia dei soli europei.





