Home Politica estera SANT’ELENA, PROTETTRICE DI MACRON, HA FATTO IL MIRACOLO

SANT’ELENA, PROTETTRICE DI MACRON, HA FATTO IL MIRACOLO

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Ursula von der Leyen si felicita con se stessa per la sua vittoria che consentirà, secondo i soliti corifei, di mantenere la maggioranza Ursula in Europa, nonostante il terremoto elettorale.

Il messaggio dei soliti corifei è quello di sempre: votate quel che volete, ma poi il grande inciucio consentirà di fare come prima.

Campa cavallo, che l’erba cresce.

E a proposito di cavallo, dal momento che la baronessa ama i pony, non è improbabile che le sue affermazioni di vittoria tendano a prenotare, più che la riconferma a Bruxelles, il posto di cancelliere tedesco facendo conto su una caduta di Sholz.

La maggioranza indispensabile per confermare il presidente della Commissione europea e i vari commissari è quella che supera la soglia del 50% più uno (361 deputati sui 720), tenendo conto comunque che presidente e commissari sono frutto di trattative tra i governi degli Stati membri nel Consiglio.

Per capire cosa può accadere dobbiamo fare i conti con le date.

Il voto delle elezioni europee ha rappresentato la prima tappa del processo che porterà al rinnovo del Parlamento e della Commissione europea.

La prima sessione plenaria del nuovo Parlamento è in programma il 16 luglio.

Il 17 giugno ci sarà la prima riunione informale dei capi di Stato e di governo, mentre dieci giorni dopo si terrà l’incontro ufficiale del Consiglio europeo – composto dai capi di Stato e di governo dell’Unione europea – che proseguirà anche il giorno successivo.

Sono i capi di Stato e di governo che decidono le designazioni per la presidenza della Commissione e per i Commissari.

La nuova legislatura prenderà il via ufficialmente il 16 luglio: per l’occasione, i neo-eletti si riuniranno nella sede del Parlamento a Strasburgo, fino a venerdì 19, per eleggere il presidente, 14 vicepresidenti e cinque questori.

Il presidente verrà eletto con voto segreto: in caso di mancata maggioranza assoluta dopo tre votazioni, alla quarta è previsto un ballottaggio.

Il 16-19 settembre avverrà l’elezione del presidente della Commissione europea.

Il candidato proposto dal Consiglio europeo presenterà al Parlamento i propri orientamenti politici, a cui seguirà un dibattito.

Ecco il punto sul quale focalizzare l’attenzione. La signora baronessa Von der Leyen, per fare il bis, dovrà essere indicata dal Consiglio, la qual cosa significa che dovrà avere il consenso dei capi di Stato e di governo. Non è detto che a metà settembre gli attuali capi di Stato e di governo siano gli stessi e che siano così ben disposti a confermare la signora che ha gestito tutto quello che le elezioni hanno respinto.

Non è detto, inoltre, che il suo partito, il Ppe, che l’ha designata come sua candidata alla presidenza, dopo le elezioni sia dello stesso parere. E’ necessario ricordare che anche la sua designazione ha fatto registrare all’incirca una metà del partito in dissonanza.

I giochi interni al Ppe sono tutti da vedere, considerato che alcune componenti del Ppe guardano più a destra che a sinistra.

Infine, il presidente della Commissione, designato dal Consiglio, sarà eletto dal Parlamento a maggioranza (361 su 720 deputati) con la votazione che avverrà a scrutinio segreto.

La von der Leyen , la volta scorsa, è stata eletta con una maggioranza risicata di 9 voti.

Qualora il candidato non dovesse ottenere la maggioranza richiesta, il presidente dovrebbe invitare il Consiglio europeo a proporre un nuovo candidato entro un mese.

Potrebbe così funzionare un trabocchetto che tolga di mezzo la von der Leyen, bocciata dal voro segreto, per aprire le porte a un candidato diverso. I giochi sono apertissimi e dire che è confermata la formula Ursula è davvero un gioco propagandistico scadente.

All’opera, dicono i bene informati, c’è Martin Selmayr, tedesco conservatore, già segretario generale della Commissione e gran tessitore di alleanze.

Il suo compito non è facile. Dovrà tenere conto degli interessi delle élite europee, che non sono sempre coincidenti con quelli delle élite Usa. Ci sono poi i problemi di come contemperare gli interessi delle élite, che mai hanno visto di buon occhio la vera democrazia, con quelli delle masse, che non si accontentano di essere solo fatte di consumatori imbecilliti.

Inoltre, la crisi del globalismo e della cupola finanziaria, che aveva come espressione il World Economic Forum, ha riproposto i temi delle nazioni e dei popoli e presuppone risposte che non possono essere quelle di prima, altrimenti c’è il rischio di un collasso.

Tra ottobre e novembre ci saranno la preparazione e lo svolgimento delle udienze di conferma dei commissari designati dalle commissioni del Parlamento Ue.

L’entrata in carica del nuovo presidente del Consiglio europeo è prevista per il primo dicembre.

Infine, il 16-19 dicembre il Parlamento voterà sull’investitura della nuova Commissione europea.

Finora il Parlamento europeo si è retto sulla tradizionale coalizione popolari-socialisti-liberali, ma potrebbe anche formarsi una maggioranza alternativa, con una coalizione tra popolari e le destre.

Una cosa che appare assai probabile è il tramonto delle candidature proposte da Emmanuel Macron, ossia di Mario Draghi e di Enrico Letta.

Rimane il fatto che oltre al Parlamento e alla Commissione, l’Unione è governata dal Consiglio, dove siedono i rappresentanti dei governi degli Stati Membri e le elezioni in Francia e il cambio di governo in Belgio già fanno capire che i vecchi equilibri non saranno più gli stessi.

Non è detto che Sanchez resista in Spagna e dovesse cadere anche Scholz, come è probabile, anche il Consiglio avrebbe una nuova connotazione.

Una mappatura interessante, in questo senso, riguarda la composizione di governo degli Stati membri.

In Ungheria alla guida del governo di centro destra c’è Viktor Orbán, leader del partito Fidesz, che ha un’ampia maggioranza in Parlamento.

In Italia è al governo il centro destra guidato da Giorgia Meloni.

In Olanda c’è un governo di centrodestra primo ministro Wilders.

In Croazia governo di centro destra con il primo ministro Andrej Plenković.

In Grecia governo di centro destra, con Kyriakos Mitsotakis.

A Cipro governo di centro destra, dove il presidente della Repubblica Nikos Anastasiadīs presiede anche il governo.

In Lituania governo di centro destra con la prima ministra Ingrida Šimonytė.

In Slovacchia, governo di centro destra con Robert Fico.

In Lettonia governo di centro destra guidato dalla conservatrice Evika Silina.

In Svezia l’attuale esecutivo, entrato in carica il 18 ottobre 2022 e presieduto da Ulf Kristersson, é un governo di coalizione che include esponenti del Partito Moderato (M), dei Democratici Cristiani (KD) e dei Liberali (L), con l’appoggio esterno dei Democratici Svedesi.

In Austria il governo federale di centro destra è del cancelliere conservatore Karl Nehammer .

In Germania, il cancelliere socialista Olaf Scholz è a capo di una coalizione con i Verdi e i Liberaldemocratici, la cosiddetta coalizione semaforo. Non è detto che Scholz abbia molte possibilità di sopravvivere alle elezioni europee.

In Irlanda c’è un governo di rotazione in coalizione con Fine Gael e il Partito Verde come parte di uno storico accordo.

In Lussemburgo governo di centro destra con i popolari che hanno siglato l’intesa con il Partito Democratico dell’ormai ex-premier, Xavier Bettel, che ha passato la guida del governo a Luc Frieden.

In Belgio è dimissionario Alexander De Croo, dopo la vittoria della destra alle europee. 

In Bulgaria alle elezioni del 9 giugno il partito più votato è stato Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (GERB), il partito di centrodestra guidato da Boyko Borisov, che è stato primo ministro del paese quasi ininterrottamente tra il 2009 e il 2021. GERB ha ottenuto il 23,65 per cento dei voti, superando il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS), popolare fra la minoranza turca, al 15,89 per cento. Poco dietro, attorno al 15 per cento, sta il partito centrista Continuiamo il Cambiamento (PP), guidato da un altro ex primo ministro, Kiril Petkov, mentre al momento il partito di estrema destra Rinascita è dato al 14,33 per cento.

In Romania il governo è guidato dal socialdemocratico Marcel Ciolacu (55 anni). Si tratta di un esecutivo che si regge sull’alleanza delle principali forze politiche del paese (i socialdemocratici ed i liberali).

In Estonia il governo, guidato da Kaja Kallas, è sostenuto da una maggioranza costituita dal partito della Riforma, dal partito Socialdemocratico e dal movimento Estonia 200

In Repubblica Ceca il governo è di orientamento liberal conservatore guidato da Petr Fiala.

In Francia il presidente Macron ha indetto elezioni anticipate dopo il voto europeo ed è possibile un cambio di governo dal centrismo al centro destra.

Un governo di centro sinistra è alla guida della della Spagna, con Pedro Sánchez, ma non è detto che regga a lungo.

In Portogallo Luis Montenegro guida un governo di centro destra.

A Malta, con Robert Abela, c’è governo di centro sinistra.

In Finlandia guidato da Petteri Orpo c’è un governo di orientamento di centro destra.

In Slovenia con Robert Golob c’è un governo verde liberale.

In Danimarca, con la guida di Mette Frederiksen, c’è un governo socialdemocratico.

In Polonia, il governo, guidato da Donald Franciszek Tusk, è ora passato alla sinistra europeista, anche se la destra esprime il presidente della Repubblica, Andrzej Duda.

Come si vede la maggior parte dei paesi dell’Unione è a guida di coalizioni di centro destra e il Ppe, che è parte di molte di queste coalizioni, non può non tenerne conto.

Varare una coalizione nel Parlamento Europeo che ripeta la maggioranza Ursula uscita malconcia dalle elezioni, soprattutto per quanto riguarda i verdi e i socialisti, sarebbe possibile con un Consiglio nel quale la stragrande maggioranza degli Stati è di centro destra?

La caduta verticale di Macron, che è anche la crisi di una certa élite finanziaria europea che lo aveva espresso, nonché la crisi della diarchia franco tedesca, apre nuovi spazi di azione per chi non intende far si che l’Unione Europea sia ancora prigioniera di ideologie folli e di un globalismo suicida.

I tessitori, dietro le quinte, sono all’opera. Alla luce del sole, per ora, ci sono i risultati e il più eclatante è la disfatta di Macron e dell’asse franco tedesco.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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