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SANITA’, VEDIAMO INTANTO I PROBLEMI PIU’ EVIDENTI

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di Giuseppe Augieri

Parliamoci chiaro. La sanità italiana soffre di mancanza di fondi: ma soprattutto – non solo ma soprattutto – soffre perché si addensano su di esso demagogie, smemoratezze, sciatteria politica. E una colpa comune che noi tutti ci vietiamo di riconoscere e confessare.
La “privatizzazione” della sanità è operazione antica, nata con la modifica del titolo V della Costituzione, alimentata dalla “condizione” che il giudizio su ciascuna struttura sanitaria deve basarsi sull’equilibrio di bilancio anziché sulla qualità del servizio fornito. Condizione che ha portato alla chiusura di molti presidi. Il numero chiuso nelle facoltà di medicina, nonostante si sapesse che il vastissimo numero di pensionati si sarebbe verificato in date ben precise, testimonia una completa assenza di programmazione. Che ha completato la “disattenzione” riservata al progressivo invecchiamento della popolazione, dunque sulla necessità di pensare a integrare prima e più di altri alcuni settore: quelli nei quali le liste di attesa sono le più lunghe. Ed a sviluppare alcuni altri settori quali la medicina di prossimità che è forse l’unica vera soluzione..
Ma la ciliegina sulla torta è data da quello che, indirettamente, denuncia l’articolo di Gabbanelli e Ravizza inserito in un mio precedente commento: uno studio che già da tempo ha messo in rilievo ben altre anomalie.
Tralascio la polemica sulle posizioni espresse dai diversi sindacati sui contratti di lavoro non rinnovati. Sicuramente aggravano la situazione, ma non ne sono la causa principale. Se il problema che balza agli occhi è che se le retribuzioni di base dei medici – secondo gli interessati – sono basse, bisogna porsi un sola domanda: basse rispetto a cosa.
Le retribuzioni, se paragonate a quelle dell’industria, non si possono dire “da fame”. Sfiorare i 2.000 Euro netti mensili per un infermiere, molto più per chi è al pronto soccorso; attestarsi sui 90.000 Euri lordi anno a partire dai medici di famiglia (dati INPS), con una previsione di aumento contrattuale che va fino a oltre 1000 Euro lordi mensili per i medici di pronto soccorso, non sono proprio bruscolini. Con tutto il rispetto per la professione.
Ma, e qui casca l’asino, tutto questo se raffrontato a quanto guadagna un infermiere o un medico “privato” diventa obiettivamente quasi nulla. Parliamo dei medici, sui quali ho qualche esperienza. 10 visite giornaliere a 100 Euro ciascuna (non esagero, ma si potrebbe), anche detratte le spese per la sede e per la segreteria (sempre più spesso in comune con altri medici) dicono di redditi netti ben superiori a 12.000 euro mese. Perché, e qui la nostra irriconosciuta e inconfessata colpa, il nero abbonda. Non c’è paragone con gli stipendi dei medici della sanità pubblica. Ed infatti le dimissioni fioccano al ritmo di oltre 3.000 casi all’anno.
La questioni dei salari bassi dunque è solo un corollario di un problema immenso. Gabanelli ne disegna anche altri: attengono ai primissimi anni di attività, ai corsi di formazione, e a qualche responsabilità sindacale non piccola. Fare propaganda limitando la denuncia delle carenza di medici al basso livello salariale serve solo a confondere le idee.
Con le situazioni attuali, se anche si pensasse ad aumenti di 20.000 Euri lordi anno, lo squilibrio con l’attività privata non si colmerebbe. Dunque anche qui: smettiamola con la propaganda.

 

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  • Redazione

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