
«Siamo pronti a un nuovo attacco», ha annunciato Donald Trump, promettendo che gli Usa «gestiranno il paese fino alla transizione».
«È arrivata l’ora della libertà», ha commentato la premio Nobel per la pace e leader dell’opposizione Maria Corina Machado, pronta a governare.
Nel frattempo la Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere ad interim la presidenza, ma il segretario di stato Usa Marco Rubio ritiene che la presidente ad interim Delcy Rodríguez non sia “la presidente legittima del Venezuela”, poiché gli Stati Uniti non ritengono legittimo il regime attualmente al potere.
In una delle sue interviste tv, Rubio ha spiegato di capire che oggi in Venezuela ci sono persone “che sono quelle che possono effettivamente apportare dei cambiamenti”. Ma ha precisato che questo è diverso dal riconoscere la legittimità del governo venezuelano, che deriverà da un periodo di transizione e da un’elezione. Gli Stati Uniti, ha aggiunto Rubio, collaboreranno con i funzionari venezuelani “se prenderanno le decisioni giuste. Il petrolio è fondamentale per il futuro del Venezuela”, ha aggiunto Rubio osservando di non attendersi che la transizione avvenga in poche ore: “Queste sono cose che richiedono tempo”.
Marco Rubio in una serie di interviste ai network americani ha osservato che fra gli obiettivi in Venezuela c’è il fatto che non abbia più legami con l’Iran e Hezbollah.
Vladimir Padrino López, capo dell’esercito e Ministro della difesa del Venezuela, ha a sua volta detto: “Le forze armate del Venezuela hanno garantito la continuità democratica e continueranno a farlo: chiamo il popolo alla pace e all’ordine e a riprendere le sue attività economiche, lavorative ed educative. La patria deve rimettersi in cammino”.
La questione del Venezuela, a quanto pare, non è la sola nel mirino degli Usa. Il segretario di Stato Marco Rubio, rispondendo a chi gli chiedeva se dopo il Venezuela c’è Cuba nel mirino degli Stati Uniti, ha affermato. “Il governo cubano è un grosso problema. Penso che siano in grossi guai. Non parlo di quali saranno i nostri prossimi passi e quali saranno le nostre politiche su questo. Ma non penso che sia un mistero il fatto che non siamo dei grandi fan del regime cubano”.
Le parole di Rubio fanno eco agli avvertimenti lanciati da Donald Trump alla Colombia (“il presidente farebbe bene a guardarsi il didietro”), al Messico (“il paese è guidato dai cartelli, non” dalla presidente) e a Cuba (“è qualcosa di cui parleremo. È un paese che sta fallendo”).
Emergono, nel frattempo, alcuni particolari della cattura di Maduro.
Nel blitz venezuelano ci sarebbero stati, secondo il Nyt, almeno 40 morti fra militari e civili. Maduro e sua moglie sono arrivati a New York e trasferiti al Metropolitan Detention Center (Mdc), un carcere federale di Brooklyn noto per aver ospitato ‘detenuti celebri’ come Joaquin “El Chapo” Guzman, Luigi Mangione, Ghislaine Maxwell e P. Diddy. L’esercito venezuelano ha denunciato l’eliminazione delle guardie incaricate della protezione di Nicolas Maduro, durante l’operazione che ha portato i militari americani a catturare il presidente.
Ieri è arrivata anche la notizia che il governo brasiliano di Luiz Inacio Lula da Silva ha tenuto una riunione d’urgenza della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (Celac) per discutere una posizione comune sulla situazione del Venezuela dopo l’intervento Usa e la cattura di Nicolas Maduro.
La Celac è attualmente la principale istanza di coordinamento politico della regione e riunisce i 33 paesi geograficamente compresi tra il Messico e l’Argentina. In base ad un meccanismo di rotazione automatica annuale è attualmente presieduta dal presidente colombiano, Gustavo Petro.
Luiz Inácio Lula da Silva aveva condannato sabato l’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela e si era offerto come mediatore del dialogo tra Washington e Caracas.





