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ROMA, CAPITALE DELLA “MONNEZZA”

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di Bruno Chiavazzo

Con picchi di caldo di 40°, Roma sta morendo dalla puzza che emanano cassonetti stracolmi di monnezza. Per quanta buona volontà uno possa metterci per dividere la spazzatura, arrivati di fronte a quella chiavica, ti arrendi e depositi a terra i sacchi.

Sabrina Ferilli, la coscialunga della sinistra, ha postato sui social una sua foto con un “amico immigrato”, come lo ha definito, che lei paga per tenere pulito lo spazio intorno ai cassonetti dove abita.

Quell’ameba di sindaco che ci ritroviamo, dopo anni di monnezza selvaggia, ha avuto il coraggio di dichiarare che “alla ripresa delle scuole, Roma sarà pulita come Stoccolma”. Il bello è che nessuno dei giornalisti, capaci di spaccare il capello in quattro sulla Santanchè, La Russa e i suoi comancheros, Calenda e il fantomatico terzo polo, che pure girano tra le viuzze intorno a Montecitorio, piene di rifiuti, alzi la mano e chieda al Sindaco: ma lei ci è o ci fa?

Alla povera Raggi, meschina, l’hanno crocifissa tutti i giorni sul degrado romano, a questo qualche articoletto qua e là e poi tutto passa in cavalleria. Lo vediamo in televisione sempre con la fascia tricolore ad inaugurare qualcosa, qualunque cosa, anche la sagra della porchetta, con quel sorriso stampato in faccia come se avesse risolto i problemi della fame nel mondo.

E’ vero dopo Alemanno e Raggi, chiunque sarebbe stato meglio, pensavano i cittadini romani e così votarono per disperazione, tale Roberto Gualtieri, un grigio burocrate comunista che aveva passato metà della sua vita politica a Bruxelles in qualche commissione. Adesso gli stessi comunisti, o come si chiamano adesso, pagherebbero oro per toglierselo dalle scatole e rimandarlo all’estero, solo che non possono, perché se vanno alle elezioni questa volta non li votano più neanche quelli delle ZTL.

E’ una città fuori controllo, ogni venerdì c’è uno sciopero dei trasporti proclamato da qualche sigla sindacale sconosciuta a cui aderiscono tutti per il sospirato week-end lungo. I taxi te li puoi scordare e quando ne trovi uno devi pagare cash, altrimenti ti fanno scendere. Sono stato a Parigi qualche giorno fa e il taxi per l’aeroporto con aria condizionata e pulitissimo, l’ho pagato 41 euro con carta di credito, come scritto alla fermata, senza che l’autista battesse ciglio.

Vivo a Roma da quarant’anni e, credetemi, non ho mai visto una situazione così allucinante. Lo so è uno sfogo, ma che altro possiamo fare? Siamo prigionieri di una classe politica d’accatto che andrebbe buttata, se ci fossero i cassonetti, nell’indifferenziata.

Autore

  • Redazione

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