Home Politica estera RIYADH CONGELA L’IMEC E L’IDF SFERRA L’ATTACO A GAZA

RIYADH CONGELA L’IMEC E L’IDF SFERRA L’ATTACO A GAZA

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di Silverio Allocca

Riyadh ha annunciato la sospensione del processo di distensione dei rapporti con Tel-Aviv e conseguentemente il congelamento dell’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), l’alternativa alla Nuova via della Seta che presuppone(va) il dialogo tra Israele e l’Arabia Saudita.

Atto dovuto, quello di Riyadh seppure a mio avviso transitorio, e non certamente determinato dall’attività che la stampa occidentale, molto probabilmente pressata dagli Stati Uniti, si ostina da giorni a voler ascrivere a tutti i costi a Teheran

Tanto affermo a maggior ragione:

1. in primo luogo a partire da quanto emerso e reso noto ieri dal NYT (The New York Timeshttps://www.nytimes.com › worldThe Secrets Hamas Knew About Israel’s – ) circa le perfette informazioni in possesso dei miliziani di Hamas che hanno condotto l’attacco scatenante il presente conflitto colpendo anche obiettivi militari israeliani prossimi al confine con la Striscia di Gaza (informazioni che credo sia oltremodo lecito supporre non siano giunte da Teheran ma da qualcuno molto bene informato e che ha libero accesso a certi luoghi ed informazioni) –ed in secondo luogo;

2. dopo la messa in stato di allerta delle forze armate statunitensi e l’arrivo del gruppo di combattimento guidato dalla USS Gerald R. Ford al largo della costa israeliana.

Qualcuno, questo va detto, sta però tirando alquanto la corda lasciando (volutamente?) in giro un po’ troppe tracce che la UE, o quel che ne resta, sarebbe meglio cominciasse a prendere in debita considerazione, anche in relazione ai problemi di approvvigionamento dei prodotti energetici –e non solo– che andando di questo passo rischiano di rendere rovente il prossimo inverno.

L’area del Mediterraneo orientale, già calda per il contenzioso greco–turco relativo ai giacimenti di gas presenti in quei fondali, merita, ora più che mai, la massima attenzione da parte di noi tutti a fronte di una lettura degli eventi decisamente meno “main stream”.

Ed infatti, a chi ha ritenuto ed ancora oggi sottolineato come tutto quanto ha provocato l’attuale stato di cose, l’attacco di Hamas, abbia tratto la propria ragion d’essere dal desiderio, nello specifico di Teheran, di provocare esattamente la sospensione di cui ho detto in apertura, propongo di riflettere sul fatto in realtà a trarre beneficio (almeno per ora) da tutto ciò non sia l’Iran, ma piuttosto ‘qualcuno’ che al momento sembra aver trovato la chiave per volgere a proprio favore le esigenze di stabilità derivanti agli establishment iraniano ed israeliano dalle crisi politiche interne per far muovere i … “giusti” passi ai contractor (perché questo sono, anche se forse al momento, non se ne rendono conto) di Hamas.

Dico ‘per ora’ perché se quello che sta accadendo si tradurrà solo nella cacciata definitiva dalla Striscia di Gaza di centinaia di migliaia di civili Palestinesi… beh, il danno che quel ‘qualcuno’ riceverà sarà peggiore del vantaggio che sta cercando di perseguire con un abile, sin qui, anacronistico divide et impera  di romana memoria.

Anche se di ‘galli a cantare’ a vario titolo oggi in Medioriente ce ne sono parecchi, due sono i soli polli della situazione, Hamas ed Israele, mentre tra i galli ben tre –la Russia, la Cina e l’India– da tutto questo hanno al momento solo da perdere

Illazioni? Astruse supposizioni? Previsioni avventate? Non resta che attendere: l’attacco di Israele agli ‘obiettivi’ di Hamas ubicati a Gaza è già iniziato, sicché non resta che attendere gli eventi.

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  • Redazione

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